L'attacco che questo governo vuole portare ai beni culturali ed ambientali è un fatto noto. Da un lato, per quanto riguarda la tutela delle aree protette, il tentativo di introdurre la caccia e ridisegnare il perimetro dei parchi. Dall'altra la possibilità di vendere pezzi di natura o del patrimonio artistico per rimpolpare la casse dello Stato, magari per finanziare quelle grandi opere che altro non sono, nella quasi totalità dei casi, che cemento e speculazione. E proprio contro questo pericolo, tutt'altro che sventato malgrado le modifiche che il governo è stato costretto ad apportare alle normative in questione, che Rifondazione comunista ha presentato mercoledì pomeriggio, in una conferenza tenuta a Palazzo Valentini, dove ha sede la Provincia di Roma, una proposta per realizzare un sistema museale pubblico, appunto in tutto il territorio provinciale. Un'idea dunque in assoluta controtendenza rispetto all'andamento generale. «Vogliamo tornare a pensare che il diritto alla cultura- dice Massimiliano Santi, consigliere provinciale del Prc e organizzatore della conferenza - il diritto a praticarla, ad agirla concretamente siano espressione del diritto di cittadinanza europeo e di una nuova socialità. Per tali motivi proponiamo oggi che il Sistema museale della Provincia di Roma nasca sotto la forma giuridica della "Istituzione", ossia come organismo strumentale all'Ente che sappia interagire con i supremi organi di tutela coniugando detto legame con la sua necessaria autonomia scientifica e gestionale.» La proposta di Rifondazione è l'occasione per creare e gestire un nuovo polo museale del Palazzo dei Musei di Roma «permettendo finalmente alla città dopo trent'anni di oblio - precisa Santi -il godimento della Collezione Torlonia acquisita al demanio dello Stato.» A questo proposito durante la conferenza è stata presentata una proposta di legge firmata anche da alcuni deputati comunisti (Titti De Simone, Tiziana Valpiana, Nichi Vendola, Giuliano Pisapia, Elettra Deiana) per l'acquisizione al demanio dello Stato della collezione citata. Un'altra invece riguarda l'istituzionalizzazione del "Parco archeologico e monumentale del territorio Ostiense", reso impossibile dall'attuale divisione del territorio in aree pubbliche e private.