Oltre al semplice smistamento dei sempre più scarni fondi europei, alloramai mitica sponsorizzazione di corsi di formazione, al finanziamento o allorganizzazione di festival e concerti estivi e al sostegno sempre meno convinto di qualche istituzione culturale, la Costituzione italiana e, a partire dagli anni 70, le successive leggi e decreti di attuazione, hanno posto al centro dellazione amministrativa delle Regioni, compresa la Campania, le questioni relative al controllo e al governo del territorio. Non esercitare tale azione o, peggio, esercitarla male o in modi inadeguati, rende sostanzialmente inutile lesistenza di questo ente e mette a rischio la tenuta dellorganizzazione del territorio. Incapace di farsi carico di queste temi, la Regione, nei fatti, ha abdicato ad un pericoloso ed inefficace attendismo, nel quale dietro il ridondante spauracchio della mancanza di fondi, si nasconde una pericolosa carenza di qualità della classe dirigente e una contestuale assenza di visioni e di pianificazione sensata del futuro. Sono almeno tre i filoni lungo i quali si sta muovendo questa sorta di abbandono annunciato del territorio. Sulla questione del lasciare lintera Campania nel parapiglia dei rifiuti per colpa di un ente regionale smaccatamente inadempiente, ha già ben scritto su questo giornale Gabriella Corona. A quella rappresentazione dei caratteri della crisi, delineati con esattezza e senza polemica, nessuno si è preso la briga di rispondere. Meno accostate a problemi emergenziali, però, ci sono due altre questioni sulle quali la Regione palesa la sua rischiosa mediocrità: lurbanistica e la mobilità. Il recente "Regolamento di attuazione per il governo del territorio", in corso di approvazione, contiene, ad esempio, alcuni commi che farebbero sorridere persino uno studente del secondo anno dei corsi di laurea in pianificazione del territorio. Prevedere (credendoci, in qualche modo) che tutti i circa 550 Comuni della Campania possano, come impone il comma 3 dellarticolo 1, redigere il proprio piano urbanistico in diciotto mesi, pena la decadenza di ogni strumento di regolazione delle trasformazioni urbane, è una idea abnorme che dovrebbe spaventare gli stessi funzionari regionali, e provinciali, cui toccherebbe esaminarli, ancor prima degli sfortunati dirigenti dei Comuni, sui quali panzane di questo tipo ricadono oramai con una certa regolarità. Pur volendo essere ottimisti e pensare, realisticamente, che almeno un centinaio di Comuni riescano ad ultimare nei tempi previsti un nuovo strumento urbanistico, tra un anno e mezzo ci ritroveremo con gran parte del territorio della Campania edificabile, applicando dovunque, come prevede il Regolamento, gli indici di fabbricabilità previsti dal Dpr 3802001. Gli effetti di questa colpevole ed ingiustificata operazione, si sommeranno a quelli del Piano casa, indirizzando lintera regione verso una nuova epifania della speculazione fondiaria di piccolo cabotaggio. Tra laltro i diciotto mesi di tempo sono concessi, in maniera incongrua, sia a Comuni capoluogo, come Napoli, sia a remoti Comuni con poche migliaia di abitanti. A fronte di questo tipo di politiche pubbliche, discutere del destino o delle cose da fare sul centro storico di Napoli, o sui tanti centri storici minori della Campania, il cui destino dipende anche da finanziamenti regionali tendenti a sparire, diventa un puro esercizio di velleitarie buone intenzioni. Mentre la partita dellurbanistica e della tutela del paesaggio appare, comunque, già in parte perduta, è in piena attività la demolizione del sistema della mobilità regionale, come se il trasporto pubblico fosse un servizio di lusso offerto ai cittadini, e non una struttura fondamentale sulla quale poggia ogni ipotesi di sviluppo, dallindustria al turismo. Dietro il paravento della mancanza di fondi, che in genere nasconde linsostenibile incompetenza nel saperli gestire e nel dare priorità, la Regione ha semplicisticamente tagliato intere tratte, sia su ferro che su gomma, riducendo, nei casi fortunati, solo gli orari di operatività e la frequenza delle corse. Pur sapendo che i sistemi di mobilità pubblica non possono essere dimensionati a piacimento: ridotti oltre una certa soglia diventano inutili, preferendo lutente il più performante mezzo privato e raddoppiando, a conti fatti, lo spreco e il costo globale per la collettività. Lesempio più recente che dimostra linsipienza di soluzioni banali di questo tipo, è il Metrò del mare. Partito con mesi di ritardo, il servizio, il cui nome è comicamente mutato in Terre daMare, si è ridotto a poche linee, che viaggiano ad orari dilatati e solo qualche giorno a settimana: lesatto contrario di quello che si aspetta un turista o chiunque si voglia prendere la briga di usarlo. Che dire. Trovarsi a discutere di questi temi è già di per sé allarmante. Ma se su questi stessi temi ci si ritrova anche con unistituzione debole e priva di qualità, vuol dire che lemergenza e il disordine sono, purtroppo, dietro langolo.
NAPOLI - Mobilità, edilizia, sviluppo tutti i limiti della Regione
La Regione Campania è in crisi, con una gestione inefficace e una carenza di qualità nella classe dirigente. La regione abdica al controllo e al governo del territorio, lasciando che i Comuni si occupino di questioni come l'urbanistica e la mobilità. Il recente "Regolamento di attuazione per il governo del territorio" prevede che i Comuni redigano il proprio piano urbanistico in diciotto mesi, pena la decadenza di ogni strumento di regolazione delle trasformazioni urbane. Questo potrebbe portare a una speculazione fondiaria e a una perdita di qualità della vita nella regione.
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