Tempo di crisi, anche le collezioni d'arte ne risentono. Più di un proprietario rinuncia ai gioielli di casa. Vanno all'asta gli autori che hanno fatto la storia artistica di Napoli nel secolo scorso, tra i quali un corteggiatissimo Migliaro ex collezione D'Angelo, "Seduzione" dei primi del Novecento che "fotografa" l'ambizione femminile frustrata davanti a una vetrina di preziosi. Verranno battute all'incanto anche due opere notificate: "Il figliuol prodigo" di Giovan Battista Spinelli e un "ritratto del Principe di Tarsia" di Solimena, prezzo base tra i 35 e i 50 mila euro. NEL salone principale, con mura e colonne rosso mattone, scavato nei supersorvegliati sotterranei di Blindarte, in via Caio Duilio a Fuorigrotta, i pezzi più stimati sono sistemati al centro, intorno a un tavolo da parete Luigi XV attribuito a Gennaro Di Fiore (una consolle analoga è nella Reggia di Caserta). Due olii su vetro di Luca Giordano con scene di Sacra Famiglia, una icona del Quattrocento di scuola veneto-cretese; De Mura, Bonito, le rovine di Coccorante, una delicata veduta di Gaeta di Vervloet. Di tempi più recenti, soprattutto un paio di ritratti "di famiglia" piuttosto famosi di Guttuso e De Chirico, raffiguranti i proprietari, e due Utrillo, due sapidi bozzetti di Maccari, un Trompe l'oeil del riscoperto Sciltian, un acquerello con fiori in vaso di DePisis e un ironico Antiquario che Sironi legge come una figura orrorifica. Tra gli oggetti, un pezzo del Servizio Ercolanese donato da Ferdinando IV al padre Carlo di Borbone nel 1782. Ormai una celebrità: altri due pezzi dello stesso servizio, in particolare una coppia di vasi per raffreddare i bicchieri da vino, erano nella casa di New York di Agnelli e sono andati all'asta a luglio da Sotheby's per 250 mi-la dollari. Ad acquistarli è stato un museo spagnolo che si è fatto avanti per incamerare nella sua collezione anche il vassoietto napoletano, stimato intorno agli 8000euro. Prezzi contenutissimi, che gli antiquari sicuramente non vedono di buon occhio. Ma ai quali alcuni galleristi già si appassionano. Blindarte, che da alcuni anni è la principale casa d'aste napoletana e ha movimentato il mercato arrischiando spesso quotazioni prive di malizia, arricchisce il patrimonio che sarà battuto in tre diverse sessioni domenica prossima, 12 dicembre. I pezzi saranno esposti in questi giorni fino al 10, negli orari 9.30-13 e 15.30-19, anche nei giorni festivi. Il caveau nato per la custodia di preziosi e quadri da quattro anni gestisce una casa d'aste che l'anno scorso in questo stesso periodo ha venduto a un imprenditore napoletano un olio su rame di Solimena raffigurante L'educazione della Vergine per poco più di 78 mila euro. L'impegno è valso una serie di corrispondenze dall'estero a Blindarte, tra cui una che ha riportato a Napoli dall'Inghilterra un Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia di Micco Spadaro, che quel soggetto biblico raffigurò in un'altra tela e in un affresco. Finirà poi in beneficenza il ricavato della vendita di un pezzetto di storia di Capri con implicazioni napoletane. Si tratta di un olio su tavola di Pitloo del 1831, Viale con casolare, attraversato da una calda luce pomeridiana, appartenuto alla collezione caprese di Edwin Cerio, del quale vanno all'asta anche il ritratto di una ragazzina isolana di Rubens Santoro, con dedica all'ingegnere naturalista e narratore. Sarà dispersa anche una prima edizione del libro illustrato da Allers, il solo pittore che il paesaggio dell'isola non tollerò ed espulse per molestie ai suoi giovani abitanti.
All'asta i quadri di famiglia. In vendita dipinti preziosi, i napoletani si disfano delle collezioni del Novecento
Il salone Blindarte di Napoli ha lanciato un'asta per diverse opere d'arte, tra cui pezzi di autori noti come Migliaro, Spinelli e Solimena. I pezzi più stimati sono stati sistemati al centro del salone, intorno a un tavolo da parete attribuito a Gennaro Di Fiore. Sono stati venduti anche due oli su vetro di Luca Giordano e due ritratti di Guttuso e De Chirico. Tra gli oggetti esposti, un pezzo del Servizio Ercolanese donato da Ferdinando IV al padre Carlo di Borbone nel 1782. Un museo spagnolo ha acquistato due pezzi dello stesso servizio per 250 milioni di dollari.
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