Una scelta difficile da conciliare con i 470mila sì al referendum Formigoni, che ha imposto questa soluzione, ora ha in mano tutte le leve La giunta Pisapia, che ha dimostrato coraggio scegliendo di fermare e riavvolgere il nastro del Pgt per ascoltare e discutere le osservazioni dei cittadini cestinate dalla Moratti, nel caso dellExpo ha deciso di deglutire tutto dun colpo, senza neppure rimasticarlo, il boccone immangiabile cucinato dallex sindaco e, soprattutto, da Formigoni. Che è già oggi il dominus incontrastato dellExpo. Dice Pisapia che il Comune metterà «paletti fortissimi», che «intende salvaguardare il territorio da qualsiasi tipo di speculazione edilizia», che nella governance della società proprietaria dei terreni (Arexpo) «i soggetti istituzionali dovranno avere quote uguali per avere nella governance le stesse possibilità di intervento». Ma al di là delle buone intenzioni, che non sono in discussione, dopo la firma dellaccordo di programma e la sua approvazione in giunta (oggi) e in Consiglio comunale, il sentiero per evitare che il dopo-Expo si trasformi in una colossale operazione immobiliare diventerà strettissimo e tortuoso. Per non dire impraticabile. Formigoni che questa soluzione ha fortemente voluto, a costo di grigliare la Moratti per mesi ha ormai in mano tutte le leve. Partecipa alla società Expo 2015, che gestirà levento. Presiede il tavolo infrastrutture, con una dotazione superiore alla decina di miliardi di euro. Partecipa alla società che sta acquistando i terreni dai Cabassi e, comunque vadano le cose, resterà il socio dominante. Per due ragioni. Alla quota della Regione, quale che ne sia la dimensione, si sommerà di fatto quella della Fondazione Fiera: è pur vero che Cantoni (berlusconiano) non è Roth (appendice del governatore), ma linfrastruttura dirigenziale della Fondazione risponde a Formigoni, e comunque la Fondazione ha interesse a massimizzare il reddito del suo investimento. La seconda: tra gli azionisti di Arexpo (così come di Expo 2015) Formigoni è lunico che ha fieno (soldi) in cascina. In Comune cè aria di carestia, in Provincia già muoiono le vacche. Il resto è appeso alle nuvole. Quale società immobiliare, potendo costruire con un indice di 0,52 (più o meno lo stesso che il Pgt morattiano prevedeva come media per le nuove aree di sviluppo urbano) si accontenterebbe di meno? Quale soluzione consentirà un più facile realizzo delle plusvalenze (350-400 milioni) previste dal piano dinvestimento? Una bella infilata di palazzi residenziali o commerciali, oppure un insediamento immobiliare destinato a funzioni pubbliche? Lipotesi del centro di produzione Rai, ventilata ancora ieri, è realistica? Quali sono le alternative? E che ne sarà del grande parco agroalimentare, già decurtato di orti e serre a vantaggio dei padiglioni? Comunque la si rigiri, incrociare il percorso imboccato da Regione e Comune con quello indicato dai risultati del referendum di metà giugno, nel quale 470mila milanesi hanno esplicitamente chiesto che larea Expo non sia cementificata e che il parco agroalimentare resti in eredità alla città, pare veramente una scommessa temeraria.