Oggi l'inaugurazione con l'esposizione «Ambienti e mostre a cantiere aperto» Cappella borremans, particolare di affresco rappresentante il profeta osea La città domani ritrova la Cappella Borremans del Museo Diocesano con una straordinaria esposizione dal titolo"Ambienti e mostra a cantiere aperto" (ore18). Ad illustrare i lavori di restauro saranno Maria Concetta Di Natale, curatrice scientifica del Museo, Matteo Scognamiglio, responsabile unico del procedimento, Lina Bellanca, direttore dei lavori di restauro, Pierfrancesco Palazzotto, vice direttore del Museo. Interverranno il card. Paolo Romeo, l'assessore Sebastiano Missineo, il dirigente generale Salvatore Campo, il presidente di S. Eligio Dalvatore Bardonali, il sovrintendente Gaetano Gullo, monsignor Giuseppe Randazzo. Dodici ambienti visitabili, oggetto di restauro da parte della Sovrintendenza, che ha portato alla luce interessanti novità come il soffitto ligneo con travi della metà del XV secolo con lo stemma dell'arcivescovo Beccadelli, fondatore del palazzo. Il percorso culminerà nella Cappella Borremans. L'atmosfera è sublime con alle pareti la "Storia della vita di Gesù e Santi tra il 1733 e 1734". L'ala del Borremans è un ambiente prestigioso, il cui motivo d'interesse contribuirà sicuramente ad accrescere l'importanza della visita al ricco patrimonio del museo di via Matteo Bonello. La Cappella del Borremans, che può gareggiare con le più belle del Vaticano, è il capolavoro siciliano del pittore fiammingo. Con questa perla in più è sperabile che il Museo Diocesano possa catturare vacanzieri provenienti da tutto il mondo. Nel nuovo spazio espositivo è stato collocato un pavimento in maiolica proveniente da una villa settecentesca di Bagheria. Una sala del percorso ospita pitture raffiguranti Santa Rosalia. Tra queste una tavola del XIII secolo, la tela con "Santa Rosalia in gloria" di Vito D'Anna, il primo ritratto ufficiale dipinto per il Senato da Vincenzo La Barbera (1624) e il ritratto del card. Giannettino Doria. E torniamo al Borremans. Poco si conosce dei primi anni della sua vita. Nacque ad Anversa nel 1672 e visse sicuramente in un ambiente denso di vitalità creativa in cui avevano operato Rubens, Van Dick e Jacob Jordaens. Così come avevano fatto precedentemente i suoi maestri compì un lungo viaggio in Italia, ritenuta la culla di tutte le più importanti esperienze artistiche. Per un periodo si stabilì a Napoli dove frequentò la bottega di Luca Giordano. Nel 1714 si trasferì a Palermo, allora fucina delle arti, e trovò chiese e palazzi nobiliari pronti ad accogliere il suo stile personale frutto della fondamentale formazione fiamminga. Era sempre accompagnato dal suo armamentario: cartoni per lo "spolvero" e pigmenti più "slavati" rispetto alla tradizione fiamminga. Il Borremans raggiunse l'isola siciliana qualche giorno dopo lo sbarco a Palermo di Vittorio Amedeo II (settembre 1714). V. P. 12072011