Parco regionale dell'Ofanto, torna il rischio cemento. A lanciare l'allarme il Wwf-Fondo mondiale per la Natura venuto a conoscenza di uno studio dell'Autorità di Bacino sulle aree a diversa pericolosità idraulica: tra queste il tratto del fiume Ofanto che va dal ponte romano di Canosa alla foce. «Il documento, che è alla base di una richiesta di finanziamento di 20 milioni di euro al Ministero dell'Ambiente, prospetta la realizzazione di nuove opere infrastrutturali (argini e difese idrauliche) che si aggiungerebbero ai gravi squilibri ecologici di cui già soffre il fiume. Solo un anno fa, infatti, i volontari del Wwf Puglia, per la campagna nazionale Liberafiumi, effettuavano il primo censimento di un lungo tratto di fiume, proprio nella parte interessata dallo studio dell'Autorità di Bacino. Il censimento aveva evidenziato come l'Ofanto continui a soffrire di un solo male: l'eccessiva e soffocante presenza dell'uomo che tenta in tutti i modi di imbrigliarlo, innalzando argini, creando strade, mettendo a coltura i terreni fino a ridosso dell'alveo». «Sono gli stessi mali già evidenziati dalla stessa Regione nell'ambito del nuovo piano paesaggistico regionale che individua tra le criticità "le diverse forme di occupazione e trasformazione antropica degli alvei dei corsi d'acqua" aggiungendo che "il parco regionale di recente istituzione è minacciato da poderose insidie: le aree golenali sono spesso intensamente ed abusivamente coltivate, soprattutto nel tratto terminale, in prossimità della foce il fiume è assediato dal dilagare del cemento, per la costruzione, a nord e a sud, in aree molto sensibili, di villaggi turistici e strutture insediative pesanti". Appare quindi davvero sorprendente il fatto che la Regione, mentre con una mano finanzia un progetto di quasi due milioni di euro per valorizzare le porte del parco dell'Ofanto, con l'altra ne chiede venti per realizzare pesanti interventi di regimazione idraulica». «Dalla lettura del documento dell'Autorità di bacino appaiono evidenti numerose incongruenze e omissioni. Non vi è infatti alcun riferimento alla funzione di corridoio ecologico dell'asta fluviale (individuato come Sito d'Importanza Comunitaria) tra il Parco dell'Alta Murgia, la zona umida Ramsar delle Saline di Margherita di Savoia e il Parco del Gargano. Appare poi del tutto discutibile l'affermazione che in sinistra idraulica, in territorio di San Ferdinando, le esondazioni potrebbero inondare "vaste aree urbane e importanti insediamenti produttivi e commerciali" quando dai sopralluoghi effettuati e dalle immagini satellitari non sembra esserci nulla più che dei campi coltivati». «Di contro viene citata solo marginalmente la recente edificazione (a Margherita di Savoia), di un intero complesso residenziale e di un centro commerciale, in zona sottoposta a vincolo PAI ed inizialmente inclusa nella perimetrazione del Parco. Per realizzare questi insediamenti così vicini al fiume è stata modificata la perimetrazione del parco ed è stato eretto un muraglione di circa un chilometro a difesa delle piene fluviali. Dalle mappe inserite nella relazione dell'AdB, sembrerebbe che i previsti nuovi argini fungano proprio da collegamento tra il muraglione e la vecchia arginatura in terra battuta, lasciando sospettare che nuove speculazioni edilizie siano all'orizzonte».