La commissione di verifica inviata dalla Regione: «Nessuna opera completata è fruibile al pubblico» I francesi vogliono salvare Pompei, gli americani vogliono metterci le mani sopra, e il ministro Galan fa da mediatore per offrire lo scavo archeologico al miglior «offerente». E' cronaca di questi giorni. Due incontri sarebbero già stati fatti a Parigi: gli imprenditori francesi assicurerebbero 20 milioni di investimenti l'anno per i prossimi venti, ma chiedono garanzie. A collaborare con loro una cordata di industriali campani, nomi segreti ma a quanto pare «altisonanti». Lo stesso governatore Stefano Caldoro avrebbe già partecipato a un vertice privato con emissari della «Défense», che vede tra i suoi funzionari Jean Sarkozy figlio del capo dell'Eliseo. Insomma, se il ministero retto da Galan e la Soprintendenza di Napoli e Pompei daranno linee guida precise e stileranno progetti chiari, la cosa si può fare. Bisogna stare attenti, però, perché la legge salva Pompei prevede deroghe ai piani urbanistici. E fin qui, la pioggia di denaro piombata sugli Scavi, ha prodotto o mostri o assurdità. Stiamo parlando degli oltre 12 milioni di euro dei progetti integrati del Por 2000-2006. Dieci interventi in tutto. Di restauro delle Domus ma anche di creazione di strutture ex novo che hanno del paradossale. Poi ci sono altri bandi come quello con i fondi europei da 3.796.100 euro effettuato nel 2007 per un mostro di cemento armato in corso di realizzazione, il cui costo è salito fino a 4.950.000 euro. Non è finita, il bunker che non sarà mai un museo, ma come spiega il bando un deposito, assorbirà altri 4,5 milioni dall'ultimo piano per salvare Pompei, voluto dal Governo, che ammonta a 45.509.873 euro. In tutto costerà, quindi, dieci milioni. Sprechi venuti alla luce soprattutto nella relazione inviata poche settimane fa dai componenti del nucleo di valutazione degli investimenti europei della Regione che ha prodotto una relazione «ex post dei progetti integrati del Por 2000-2006», in particolare quello denominato «Pompei e Ercolano e il sistema archeologico vesuviano». E si scopre che il bunker non è la cosa peggiore. Accanto a piazza Anfiteatro c'è la nuova porta d'ingresso degli Scavi, una struttura avveniristica, che assomiglia un po' al «nido d'uccello», lo stadio delle Olimpiadi di Pechino. E costato cinque milioni di euro. Biglietteria, deposito bagagli, ristorazione. Tutto terminato fin nei minimi particolari e anche collaudato. Ma mai aperto al pubblico. La ragione? Manca una condotta di trenta metri per l'aria condizionata. La relazione della commissione inviata dalla Regione sull'utilizzo dei fondi Por, non lascia dubbi. Nel maggio scorso scrivevano: «Tutti gli interventi sono stati fisicamente e finanziariamente conclusi. Tuttavia quanto alla possibilità di fruizione da parte dei turisti, l'attività di indagine diretta svolta dal Nucleo presso il sito di Pompei ha permesso di rilevare che nessun bene restaurato nell'ambito del Pi (Piano integrato) è accessibile al pubblico. Questo discende dall'impossibilità, comunicata dalla Soprintendenza, di assicurare nelle insule interessate dagli interventi il servizio di guardiania». Dunque case restaurate da qualche anno, mai aperte al pubblico e nuovamente interessate dal degrado. Come i mosaici della casa di Cecilio Giocondo, quasi spariti sotto muffa e erbacce. Colpisce la relazione sul nuovo ingresso di porta Anfiteatro e lo sdegno della commissione: «L'area coperta è destinata ai servizi di bigliettazione, ristorazione e deposito bagagli. L'indagine diretta ha rilevato che il manufatto, seppur collaudato, non è attualmente in funzione (né mai è stato aperto al pubblico) per un problema legato alla impossibilità di realizzare una condotta di circa 30 metri per il collegamento con la centrale termofrigorifera realizzata in un'area adiacente». La commissione parla di «impossibilità». Il che lascia pensare al peggio. «Certo spiega Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio Patrimonio culturale secondo alcuni tecnici gli interventi sarebbero stati completamente sbagliati e difficilmente recuperabili. Questo significa che mentre le Domus crollavano per mancanza di soldi e di manutenzione, venivano gettati 5 milioni in una struttura che potrebbe non essere mai aperta e in un bunker di cemento armato». La relazione della Commissione si chiude con: «Ne discende dunque che, a marzo 2011, nell'area archeologica di Pompei, gli interventi di restauro e valorizzazione realizzati nell'ambito del Pi, finalizzati ad ampliare le aree di visita, non sono fruibili». Ora forse arrivano i francesi, (quanti annunci simili sono stati fatti dagli anni Ottanta ad oggi?) e rischiamo di far colonizzare uno dei nostri beni archeologici più importanti. Tutto, magari, per trenta metri di tubo che non ci sono. «L'est la vie madame e monsieur», cantavano i Qeeen in «Seaside Rendezvous».
POMPEI - Pompei: manca un tubo, mai aperto il maxi-ingresso costato cinque milioni
La Regione ha inviato una commissione di verifica per controllare gli interventi di restauro e valorizzazione dei siti archeologici di Pompei e Ercolano. La commissione ha scoperto che nessun bene restaurato è accessibile al pubblico a causa della mancanza di un servizio di guardiania. I progetti integrati del Piano integrato (Pi) 2000-2006 hanno prodotto sprechi di oltre 10 milioni di euro, tra cui la creazione di un bunker di cemento armato che costerà 45,5 milioni di euro. La commissione ha anche scoperto che la nuova porta d'ingresso degli Scavi è stata costruita con cinque milioni di euro, ma non è stata aperta al pubblico a causa di un problema tecnico.
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