RESTAURI. La testimonianza del V secolo durante i rilievi di cantiere. È la traccia dell'edificio paleocristiano successivo alla seconda basilica della fine del IV secolo. Raso al suolo nell'899. Riaperto e subito richiuso con assi A vederlo nelle foto scattate dall'alto è esattamente il profilo di un battistero. Una sensazione rafforzata dal confronto con le pagine della storica "Guida di Vicenza" di Barbieri- Cevese- Magagnato sulla basilica dei santi Felice e Fortunato. Il disegno della pianta conferma che si tratta proprio delle fondazioni del Battistero paleocristiano, edificato nel V secolo e completamente raso al suolo dagli Ungari nel 899. La struttura posta a ridosso del campanile è per ora l'ennesimo testimone di una storia archeologica nascosta. Riaperto, infatti, sei anni fa dalla Soprintendenza di Padova per un primo studio e subito richiuso, il cantiere non ha avuto seguito in nessuna pubblicazione: così ora il sito giace in silenzio e quasi dimenticato sotto le assi di legno. Nelle scorse settimane il tracciato è venuto nuovamente alla luce durante il restauro della torre campanaria della basilica, in corso da qualche mese, per la necessità di effettuare rilievi a ridosso del basamento della torre. Ed è stato già nuovamente "secretato". Il battistero è immediatamente successivo all'edificazione della seconda basilica, avvenuta attorno all'editto di Teodosio del 392 dopo Cristo. Più ampia rispetto al primo nucleo della chiesa risalente all'epoca dell'editto di Costantino (313 d.C.), con le tre navate e l'abside a sezione rettangolare anziché ricurva. Una curiosità: la conformazione delle murature richiama alla memoria l'edificio absidato di epoca romana - forse una schola attigua al foro - tornato alla luce al civico 76 di corso Palladio durante gli scavi per la costruzione di posti auto interrati, ma qui in realtà non sembrano esserci dubbi. Dopo il restauro degli anni Trenta del secolo scorso, il battistero è ritornato invisibile alla città e al turismo. In attesa dei rapporti di scavo, che sicuramente chiariranno anche la presenza di numerosi fori di pali nel terreno adiacente, non resta che affidarsi a questa "finestra" per godere uno scorcio diverso della basilica, uno dei più importanti complessi architettonici paleocristiani dell'Alta Italia. Al punto che il Regime pensò bene di costruirgli attorno un progetto turistico sullo stile di Pomposa. Rimasto solo sulla carta eppure testimone di una centralità archeologica che andrebbe in qualche modo recuperata e valorizzata insistendo l'area su una grande necropoli pagana per giunta lungo la via Postumia, strada della quale - per inciso - si sospetta la presenza di vasti tratti attorno all'area di San Felice. Roberto Luciani
Sotto la di S. Felice spunta il battistero
Il Battistero paleocristiano di Restauri è stato riaperto per un primo studio sei anni fa dalla Soprintendenza di Padova, ma subito richiuso. Il cantiere non ha avuto seguito in nessuna pubblicazione. Il sito è stato nuovamente segnalato durante il restauro della torre campanaria della basilica. Il battistero è immediatamente successivo all'edificazione della seconda basilica, avvenuta attorno all'editto di Teodosio del 392 dopo Cristo. La struttura posta a ridosso del campanile è per ora l'ennesimo testimone di una storia archeologica nascosta. Il battistero è stato raso al suolo dagli Ungari nel 899.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo