Zorzato difende la legge: migliorerà i centri storici VENEZIA Da quando mise sul tavolo della giunta la sua proposta di proroga del Piano casa, sono passati tre mesi. Tre mesi come una maratona, per Marino Zorzato, vice governatore con delega all'Urbanistica che ha dovuto superare senza inciampare le pressioni delle lobby, le paure dei sindaci, la guerriglia dell'opposizione e pure qualche perplessità nella sua maggioranza. Ora che la missione è compiuta, ed il Piano casa è pronto per altri due anni di malta e cazzuola, però, in giro si sentono più mugugni che cin cin: a chi non voleva la proroga, infatti, si aggiunge ora pure chi la proroga la voleva sì, ma non così. Vice governatore, anche lei è deluso dal testo uscito dall'aula? «Di sicuro la versione licenziata dalla commissione Urbanistica mi piaceva di più: era liberale, rendeva protagonista il cittadino, e dava chance eccezionali alle nostre imprese». Adesso invece «Attenzione, meglio avere un Piano casa più leggero che non averlo affatto. L'impianto complessivo resta valido, anche se in effetti c'è stato un cambio radicale di filosofia: per noi il dominus della legge doveva essere il privato, mentre per l'opposizione le redini andavano affidate ai sindaci. Hanno vinto loro, almeno quanto ai centri storici». E i primi cittadini già rallentano, precisano, dicono di volerci vedere chiaro. «A loro rivolgo un appello: applicate il Piano in modo generoso, cogliete lo spirito migliore della legge, fate in modo che tutti i veneti siano uguali e possano avere le stesse opportunità». Non si rischia la speculazione nei centri città? «In due anni abbiamo avuto 22 mila pratiche e non una sola volta ci sono stati segnalati abusi o attentati al paesaggio. Su questo punto si è voluta fare della disinformazione: in realtà il Piano casa può rendere più belli i nostri centri storici». Come? «Quando si dice "centro storico" si pensa alle mura di Montagnana ma qui dev'essere chiaro che non si toccano i palazzi vincolati ma quei condomini degli anni '60 che abbruttiscono le nostre città. Quante alle presunte "colate di cemento", qui si ragiona sull'esistente, non è una legge urbanistica di pianificazione». L'Ance dice che con la finestra concessa ai sindaci per adottare o meno il Piano, l'urgenza del provvedimento è andata a farsi benedire. «I costruttori non fanno i politici, non devono mediare. Una volta che è passata l'idea, che non condivido, di dare voce in capitolo anche ai Comuni, si doveva pur dar loro il tempo di recepire la legge. Con l'estate di mezzo, il 30 novembre era la data più vicina su cui ragionare». Che giro d'affari avrà questa proroga fino al 2013? «Nei primi due anni abbiamo registrato un fatturato complessivo di 1 miliardo e 400 milioni di euro, quasi tutto concentrato nell'ultimo anno, quando i veneti hanno iniziato a capire le potenzialità del Piano. Di qui al 2013 contiamo di raddoppiare questa cifra, avvicinandoci ai 3 miliardi. Parliamo di singoli interventi dai 20 ai 70 mila euro, che coinvolgono i nostri artigiani, le piccole imprese edili, gli elettricisti, gli idraulici, i falegnami». Il Piano casa doveva essere una legge emergenziale, contro la crisi, ma qui l'emergenza è ormai un'abitudine. «Sono convinto che al termine della proroga questa legge potrebbe anche entrare a regime in via definitiva. In modo serio l'abbiamo applicata soltanto noi e la Sardegna e sta dando risultati eccellenti. Perché dovremmo rinunciare ad un Piano che rende più belle le nostre città?». Marco Bonet