Gliel'aveva chiesto, con una lettera aperta uscita sui giornali l'anno scorso, il presidente dell'associazione «Estuario Nostro», l'architetto Arrigo Battistini. Ma soprattutto da tempo glielo chiedeva, anch'essa senza risultati, la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Venezia, che per legge avrebbe dovuto autorizzare (e non l'aveva fatto) quello spostamento. Ora è entrata in campo anche la Procura della Repubblica lagunare, che ha messo sotto sequestro i 15 quadri della «Via Crucis» del pittore novecentesco Giuseppe Cherubini, spostati illegittimamente questa la tesi dell'accusa nel 2003 dalla chiesetta di Santa Maria Nascente nell'area dell'ex Ospedale al Mare ad un anonimo magazzino di terraferma. E siccome quella di spostarli e non rimetterli in loco, nonostante le sollecitazioni di cui sopra, è stata una scelta dell'Usl 12, il suo direttore generale Antonio Padoan è finito sul registro degli indagati con l'accusa di «rimozione illecita» di opere d'arte. Un reato contenuto sia nella legge voluta dall'ex ministro Giovanna Melandri nel 1999, valido all'epoca dell'asportazione, sia nel codice dei beni culturali riscritto nel 2004 da Giuliano Urbani, per il quale è previsto l'arresto da sei mesi a un anno e un ammenda fino a oltre 38 mila euro. La legge punisce infatti «il detentore che omette di dare notizia alla competente soprintendenza dello spostamento di beni culturali». Nel 2003 l'Usl aveva spostato il ciclo di quadri, affermando di doverli restaurare, ma poi non sono più stati rimessi al loro posto. I comitati e le associazioni avevano anche denunciato lo spostamento di un leone marciano in pietra d'Istria, che stava sopra una colonna posta nei giardini dell'ex Ospedale al Mare, avvenuto nell'ottobre del 2008. Ma mentre in quest'ultimo caso l'azienda sanitaria aveva avuto il via libera da Palazzo Ducale, questo non era avvenuto nel caso della Via Crucis di Cherubini. Per questo era stata la Soprintendenza stessa a fare una segnalazione alla procura e a portare all'apertura di un fascicolo da parte del pm Maria Cristina Motta, che ha chiesto e ottenuto il sequestro delle opere, poi rimaste all'interno di quel magazzino. La notizia è stata svelata dal fatto che lo stesso Padoan si è rivolto all'avvocato Antonio Franchini che spesso patrocina l'Usi in cause penali come per esempio le svariate querele per diffamazione volute da Padoan contro giornalisti, sindacalisti e politici per chiedere il dissequestro delle opere al tribunale del riesame. L'udienza è stata fissata per il 15 luglio prossimo. Dal dg, però, nessun commento. «Non è una cosa di cui mi va di parlare, lo farò forse dopo l'udienza», è il laconico commento.