Il complesso del Settecento, in pieno centro, è ostaggio di erbacce e degrado Casa Custodi cade a pezzi. Busto rischia di perdere un vero gioiello architettonico risalente al Settecento: erbacce e degrado avanzano a ritmo serrato e le strutture sono fortemente compromesse. Infiltrazioni e usura degli intonaci minano la resistenza di tetti e pareti e i rifiuti sono in bella mostra, accanto a calcinacci già crollati. A lanciare l'allarme sono gli architetti Augusto Spada e Giovanni Ferrario, che hanno considerato con grande attenzione il quadrilatero storico tra il centro e San Michele. Tra le vie Montebello e Medici, gli antichi edifici chiedono silenziosamente aiuto a chi potrebbe salvarli da una progressiva autodistruzione. Gli architetti si rivolgono a chi di dovere e il loro appello viene intercettato e rilanciato dagli Amici della Terra, il cui presidente Arturo Bortoluzzi si rivolge al sindaco con un'accorata richiesta per la salvaguardia dei palazzi. «La scelta - spiega Spada - è tra restauro e demolizione a scopo speculazione. Il restauro può essere realizzato qualsiasi sia la condizione degli edifici: sarebbe positivo mantenere la struttura a cortili caratteristica del nucleo antico della città». Vicolo Custodi fa da passante per raggiungere il retro del complesso: «Questo tessuto poroso, in base al quale le persone comuni potevano passare attraverso immobili di grande valore, può essere recuperato. Il restauro è possibile. Li c'è anche la cappella privata dei Custodi: può darsi che sia persa, ma a Sacconago abbiamo fatto miracoli là dove c'erano locali intonacati che non somigliavano nemmeno a una chiesa. Magari anche li si trovano decorazioni o affreschi. Sarebbe un vero peccato perderli». Anche Bortoluzzi ha compiuto un sopralluogo nell'area di pregio fortemente degradata e «molto vicina a essere definitivamente persa». E incalza: «Vi sono condizioni igienico sanitarie precarie e domina una sequela impressionante di erbacce, rifiuti, calcinacci. Si vedono però gli infissi, il portale di ingresso della cappella della Casa, un oratorio privato dedicato alla Beata Vergine Maria, un affresco del pittore Carlo Grossi. Tutto è bisognoso di restauro». Gli Amici della Terra chiedono al Comune di accertare la condizione statica degli immobili e la loro proprietà. «La cultura muove l'economia. Ne sono convinte Spagna e Francia e l'esempio di Torino è eclatante - spiega il presidente - Contiamo che anche il territorio varesino chieda al Sottosegretario Francesco Giro di mantenere alti gli investimenti. Sarebbe positiva a Busto una conferenza sull' economia della cultura, da condividere con Provincia di Varese e i Comuni di Varese, Castiglione Olona, Saltrio, Biandronno e Gallarate, l'Agenzia del Turismo e la Camera di Commercio di Varese e muovendo e motivando il territorio. Il territorio faccia fruttare i beni culturali in sistemi complessi. Non assista immobile alla morte della storia». Bortolozzi allarga lo sguardo: «Quello del nord della provincia è un caso unico e raro a livello mondiale. Disponiamo di attrattività storico, artistiche e paesaggistiche di grande singolarità e pregio che vanno organizzate a sistema e rese disponibili». Il riferimento alle zone individuate dall'Unesco è immediato e la sollecitazione a pianificare meglio il turismo non può prescinderne. Guardando a Casa Custodi, Spada rilancia: «Vediamo come valorizzare gli aspetti culturali del nucleo antico di Busto».