Dopo quattro mesi di silenzio dall'insurrezione bipartisan, politica e non, del marzo scorso riguardo addirittura a una possibile chiusura degli Studi di via Tuscolana (Benigni lanciò un appello accorato per mantenerli in vita), ieri in Parlamento e non, è rispuntato il nome di Cinecittà. Per la verità il nuovo ruolo e la mission degli Studi previsti nella finanziaria di Tremonti erano già conosciuti da qualche giorno ma a scoppio ritardato, è arrivata la polemica. E ora è bufera. La trasformazione prevede che Cinecittà Holding, la Spa del ministero dei Beni Culturali, cambi nome e non solo. Si trasformerà in Srl con meno dipendenti e un indirizzo di conservazione, restauro e valorizzazione del patrimonio filmico, fotografico e documentaristico dell'ex Archivio Luce. La società pubblica, proprietaria dei terreni dati in concessione a Cinecittà Studios, si chiamerà d'ora in poi Istituto Luce-Cinecittà sotto il controllo di un amministratore unico. Circa la metà degli attuali dipendenti verrà assorbita dal ministero e non ci sarà produzione ma distribuzione di opere prime e seconde e cortometraggi sostenuti dal ministero oltre alla promozione del cinema italiano all'estero. La vecchia Cinecittà Holding viene dunque liquidata e trasferita alla Fintecna, la Spa controllata dal Tesoro. Il sindacato adesso è sul piede di guerra e annuncia per martedì una mobilitazione; il Pd si prepara a presentare emendamenti e a chiedere spiegazioni al ministro della Cultura Galan. «Per la società è un De Profundis» commenta da Palazzo Madama il vicepresidente della commissione cultura Vincenzo Vita (Pd). Duro anche Matteo Orfini responsabile cultura e informazione della segreteria Pd, che parla di «sostanziale avvio di vendita di Cinecittà, un'apertura verso una gigantesca speculazione immobiliare». Dal Ministero si cerca di gettare acqua sul fuoco e il sottosegretario Francesco Giro afferma: «Impensabile che i terreni vengano alienati. Vigileremo perché questo non accada» mentre al Luce si dicono tranquilli: «Nessuna dismissione patrimoniale è contenuta nel Ddl della manovra - spiegano il presidente di Cinecittà Luce, Roberto Cicutto e l'ad Luciano Sovena - Anche in una recente riunione con le segreterie sindacali nazionali è stato riaffermato dalla dirigenza che ogni sforzo sarà fatto presso il Ministero perché si possano perseguire gli obiettivi di mantenimento del patrimonio anche immobiliare, delle attività di interesse generale come archivio, distribuzione di film oltre ovviamente alla salvaguardia dei posti di lavoro».