Il fotografo-archeologo. Il sub ibleo Russo in 23 anni ha ripescato un vero tesoro: «Il mio sogno? Un tunnel sottomarino per i visitatori» Ragusa. In 23 anni ha tirato fuori dal mare mille tesori. Pezzi d'esposizione che hanno arricchito i musei della Sicilia e alcuni divenuti oggetto di studio degli archeologi. Mario Russo, fotografo ragusano con la passione delle immersioni subacquee e alle spalle un ventennio di collaborazioni con la Soprintendenza di Ragusa, non ha dubbi sul fatto che Camarina è un «cimitero di navi»: reperti di imbarcazioni che sono state in buona parte fotografate e classificate grazie alle sue immersioni fatte assieme allo scomparso Umberto Bufardeci, con il quale condivideva la passione del mare. A volte, anche per caso, ha trovato reperti di inestimabile valore, ne ha preso subito la posizione e i riferimenti, li ha fotografati opportunamente e li ha tirati in superficie per affidarli alle mani degli archeologi. Dagli elmi corinzi ai portaprofumi, passando poi dal relitto di Mercurio alla nave delle colonne ovviamente rimasti sott'acqua. «Tutto è iniziato quasi per caso - racconta Russo -. Abbiamo trovato il collo di un'anfora. Quando sei lì, sott'acqua, è tutto più lento, ti viene da ragionare. Pensi che se c'è quel collo d'anfora, può essere che sia lì perché c'è stato un naufragio. Ed allora ti aggiri giù in fondo al mare con spirito di ricerca, trovando pian piano altri reperti. Quasi un percorso a indizi, da seguire per poi trovare la vera sorpresa, la nave affondata. A Camarina ne abbiamo trovate davvero tante e siamo riusciti a portare alla luce numerosissimi reperti, comprese le 5600 monete del tesoro degli imperatori». Reperti che nella maggior parte dei casi sono stati allocati al museo di Camarina e in quello di Ragusa, arricchendo notevolmente padiglioni e vetrine che prima erano davvero scarni. Un lavoro certosino, che è stato fatto anche per evitare depredazioni, e che ha permesso di documentare i luoghi 09072011