Si è tenuto a Palazzo Serra di Cassano l'ennesimo incontro per parlare del centro storico di Napoli, dei suoi problemi, delle sue potenzialità, delle sue occasioni mancate, delle sue prospettive. Dico «ennesimo» perché convegni, studi, dibattiti, assise, incentrati su questo enorme «patrimonio dell'umanità», oltre a ribadire l'importanza di analisi e conoscenze sedimentatesi nel tempo, rappresentano anche il drammatico scollamento tra quanto si dice e quanto si fa, tra enfatiche declaratorie sulle modalità di esercitare la tutela e le realtà che vedono, giorno dopo giorno, i nostri monumenti soggetti ad ogni forma di degrado e di perdita materiale di importanti «pezzi» di storia dovuti a distacchi, crolli, vandalismi. Ma soprattutto una non sempre appropriata applicazione del concetto di sostenibilità che dovrebbe, certamente, basarsi sull'esigenza di tramandare alle future generazioni tutto quanto di materiale e immateriale ci circonda, ma secondo metodi e logiche che in nessun modo devono penalizzare le esigenze di chi vive il presente. Mi ha colpito, arrivando a Palazzo Serra di Cassano, un nutrito gruppo di diversamente abili che sotto lo scalone che immette nelle sale al primo piano mi hanno fermato per chiedermi se ritenessi giusto che venisse loro negata l'opportunità di partecipare ai numerosi convegni ed eventi che vengono ospitati in quella prestigiosa sede per assenza di un mezzo meccanico che, secondo i più intransigenti «puristi» di un malinteso concetto di tutela integrale, costituirebbe uno scempio in quanto alterazione degli spazi dello storico palazzo. Questa dicotomia è risultata evidente anche dalle diverse posizioni espresse. Da una parte sono emerse apprezzabili propositività tendenti a riannodare esperienze e proposte del passato con scenari e speranze per il futuro, così come il segnale dato dalla Curia che intende mettere a disposizione della città e della martoriata società napoletana dei «contenitori che, abbandonate le loro originarie destinazioni di esercizio del culto, possono essere restituiti ad usi aggregativi. Così da far germogliare e sviluppare attività che, rispettose dell'identità e della cultura dei luoghi, incentivino processi di tipo formativo e aggregativo, comunque vicino alle esigenze di chi vive il quartiere. Dall'altro ancora una volta sono stati sollevati strali contro chiunque osi proporre modifiche e innovazioni per innestare nei tessuti storici e di antica edificazione volumi, elementi o componenti necessari a soddisfare le esigenze della contemporaneità. Insomma tutti quegli interventi di riqualificazione, rigenerazione e adeguamento dei tessuti urbani di antica costruzione che nelle principali realtà europee hanno costituito il perno della crescita civile, sociale, economica e urbanisticamente esemplare di una città, di una civiltà. Spero che il neo assessore all'Urbanistica De Falco sappia valorizzare le tante progettualità che esistono in città e soprattutto che faccia dell'innovazione tecnologica il motore in grado di coniugare rispetto del costruito e valore delle persone, salvaguardia dell'ambiente e soddisfacimento delle esigenze insediative. Affermazioni e concetti da troppo tempo conclamati e enfatizzati ma da sempre ignorati e disattesi.
NAPOLI - Centro storico niente integralismi
A Palazzo Serra di Cassano, è stato tenuto un convegno per discutere del centro storico di Napoli, dei suoi problemi e delle sue potenzialità. I partecipanti hanno espresso diverse opinioni, alcune a favore di interventi di riqualificazione e innovazione, altre contro. Un gruppo di persone con disabilità ha chiesto di poter partecipare ai convegni, ma è stato rifiutato a causa di una mancanza di un mezzo meccanico. La Curia ha invece proposto di utilizzare i contenitori abbandonati per attività aggregative.
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