CHE siano le alchimie contabili del governo Cuffaro o la ostpolitik tedesca, il risultato non cambia. Meno fondi e biblioteche a rischio in quella che doveva essere la fucina delle attività culturali della città. Non a caso rimasta per tutti «i Cantieri», nonostante non fosse più sede degli opifici della laboriosissima Palermo che fu. A pochi anni dalla fantasmagorica celebrazione dei fasti di rinascita dei manufatti di archeologia industriale, intorno ai capannoni Ducrot il segno della crisi sta in un deserto di immondizie e macerie. L'ex fabbrica dello Spazio zero ha il guano di anni sulle vetrate. Topi grossi come conigli scorrazzano nel viale di fronte, di fianco all'officina che doveva essere laboratorio di cinema. Così i cantieri si avviano a morire di nuovo. Con quelle cattedrali culturali esposte ai venti di crisi finanziaria che già producono tagli e assottigliano i servizi. Minacciano la sopravvivenza restituendo l'immagine di una lenta agonia. Da Monaco tagliano i viveri e chiude la biblioteca del Goethe. Meglio, si affida agli insegnanti volontari dei corsi di lingua che l'apriranno quando e se potranno. Rischia di chiudere anche quella dell'Istituto Gramsci, forse una delle più frequentate. Di certo scrigno prezioso di documenti introvabili sulla storia siciliana, a cominciare dalle preziose carte di Finocchiaro Aprile. Qui il taglio ai fondi è deciso con un tratto di penna nelle stanze di Palazzo d'Orleans: zac e via un pezzo di memoria, magari tirando la coperta per coprire altre istituzioni culturali, benedette dal favore ecclesiale e per questo ben considerate ai piani alti della Regione. Dalla Facoltà teologica (passata da 170 mila euro nel 2003 a 200 nel 2004 a 500 nelle previsioni del 2005), all'Arces (da 413 a 550 mila euro confermati nel 2005), fino allo studio teologico San Paolo di Catania (da 110 a 150 confermati), tutti con un robusto segno più sulle erogazioni rispetto ai contributi previsti. Centri di cultura religiosa come il San Tommaso di Messina (150 mila euro dal 2004), affacciatisi per la prima volta al sistema della contribuzione e beneficiati di grande attenzione togliendo progressivamente ossigeno ad altri. Per il Gramsci posti a rischio e acquisti fermi. Studenti, stagisti e studiosi alla porta, in attesa di orari certi e servizi sicuri. Questo è l'immediato futuro di una biblioteca tenuta in piedi da quattro persone: due a contratto pieno e due part time. Quattro persone per una struttura che, a volerla pubblica, funzionerebbe a fatica con non meno di 15 addetti. Che apre tutti i giorni al mattino, sabati compresi e al pomeriggio nei giorni dispari. Che dispone di 20 mila volumi ed è visitata annualmente da 3000 utenti. Consultano e scavano nei fondi di archivio, nel carteggio della federazione provinciale comunista, nei fascicoli di Girolamo Li Causi, come in quelli di Pio La Torre, nelle buste che documentano le lotte contadine attraverso i documenti di avvocati e giuristi riuniti sotto le insegne del comitato di solidarietà democratica. Salvatore Nicosia, preside della facoltà di Lettere al vertice dell'Istituto che nel 2003 ha compiuto 25 anni ha bussato a molte porte da quando, con la Finanziaria, il già magro contributo si è ulteriormente assottigliato. Fermo da anni a 260 milioni di lire, è passato d'un tratto da 118 mila euro a 100 mila e adesso è sceso ancora fino a 90 mila. «Non bastano più neppure a pagare i dipendenti», ammette Nicosia. Al Gramsci è tutto gratis: dalla consultazione di libri e collezioni di giornali e periodici al prestito. Con le attività culturali cofinanziate, convegni e seminari, riconosciute dal ministero dei Beni culturali, si è riusciti finora a garantire un'intensa produzione di cataloghi, pubblicazioni, guide e del bollettino. La ristampa in volume della Voce della Sicilia si è però fermata alle prime due annate: 1945 e 1946. «Sono contributi modesti, tra 4 e 5 mila euro che vanno via per coprire le spese vive di un Istituto che produce a tempo pieno», dice il presidente. Per salvare la biblioteca Nicosia ha una ricetta in linea con quello che il Gramsci è diventato sempre di più da quando ha lasciato lo storico palazzo del Pci in corso Calafatimi arrivando ai Cantieri. «L'alternativa alla chiusura sta o in un incremento del contributo, ovvero nella trasformazione della struttura in biblioteca di quartiere. È già così nei fatti, si tratta di rendere anche formalmente stabile questo rapporto con il quartiere». Aperta al territorio, la biblioteca del Gramsci ha realizzato in collaborazione con le scuole della Zisa l'iniziativa "Lo scaffale del mese", una bibliografia essenziale a disposizione degli studenti nel quadro di un approfondimento di un tema specifico concordato con gli insegnanti. Anche così il Gramsci è diventato un'appendice degli istituti della zona. E il trasferimento ha contribuito a cambiare la fisionomia degli utenti. «Vengono sempre più casalinghe che chiedono volumi di narrativa in prestito», spiega la bibliotecaria Linda Pantano. «E per assecondare le richieste, fino a quando era possibile, abbiamo incrementato gli acquisti». «Un rapporto con il Comune dice Nicosia ci consentirebbe di assicurare il funzionamento della struttura con i dipendenti a tempo pieno, mentre l'istituto manterrebbe in carico i due part time per le altre attività». Non diversa la situazione al Goethe dove hanno già mandato il preavviso di licenziamento ai due responsabili della biblioteca, Alberto Amato e Barbara Grandi e dove da mesi sugli scaffali non arrivano nuovi volumi a incrementare un patrimonio di oltre 9000 titoli, la metà dei quali in italiano. La storia del declino del Goethe ha radici in Germania. Nel 1997 inizia la crisi. Il ministero degli Esteri ne decide la chiusura. Interviene anche Leoluca Orlando che spende i propri buoni rapporti con l'allora ministro Kinkel. La chiusura viene scongiurata ma si stabilisce una ristrutturazione. L'istituto manterrà la funzione di centro promotore di iniziative culturali, dai convegni alle retrospettive cinematografiche, e sarà affiancata da una realtà satellite, il Goethe Zentrum che con l'abito di una cooperativa manterrà biblioteca e gestione dei corsi di lingua. Qualche tempo dopo 11 Goethe lascia anche la sede di via Vaccarini e passa ai Cantieri per un canone annuo da 1200 euro e 10 corsi gratuiti per gli alunni della città, a fronte di una ristrutturazione della prima palazzina delle ex officine costata 550 milioni di lire. Con i corsi, in media 530 euro per 120 oredi lezione, il Goethe Zentrum paga le insegnanti, il resto lo mantiene con un contributo da Monaco che da 60 mila euro è già sceso a 57 mila e il prossimo anno sparirà del tutto. Così, per non morire, anche la biblioteca (aperta tutti i pomeriggi dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19 ad eccezione del giovedì con chiusura alle 18 e al mattino di martedì e giovedì dalle 10 alle 12, il sabato dalle 12.30 alle 14) dovrà cercarsi altre sovvenzioni. Aperta a tutti per la consultazione, la biblioteca ha dovuto introdurre nel 2000 due formule di abbonamento per i prestiti: 15 euro per gli studenti, 30 per gli altri. Prestiti gratis per i corsisti. In media annualmente gli accessi sono 400. Mario De Stefani, presidente del Goethe Zentrum e Pa Ebel alla guida del Goethe Institut hanno chiesto aiuto a Comune, Provincia e Regione. Ma finora è stato solo silenzio. E così anche nella sala lettura dove domina il giallo l'elenco degli acquisti di nuovi titoli è fermo da mesi. Per rompere la congiura, il Goethe dialoga con il Centro culturale francese, la terza istituzione culturale dei Cantieri, anche lei alle prese con i contributi che si assottigliano, ma che gode di un sensibile apporto dai corsi a pagamento. Il Centro culturale francese ha una mediateca aperta nei pomeriggi (15-20) dal lunedì al giovedì e al mattino di venerdì e sabato. Da 40 a 20 euro gli abbonamenti annuali. Mentre per i corsi da 60 ore si pagano 420 euro. «Abbiamo messo a punto l'idea spiega De Stefani di mettere insieme le istituzioni culturali dei Cantieri perché il Comune possa assicurarne una gestione unica che salvaguardi oltre che la qualità del servizio che siamo riusciti ad erogare, il patrimonio librario e naturalmente il personale». Anche il Goethe guarda al territorio e l'idea di cambiare pelle e aprirsi come ha già fatto il Gramsci è una strada già battuta. «Da noi spiega De Stefani vengono studenti e cultori della lingua tedesca ma anche tanta gente comune, spinta dalla curiosità e dall'interesse per una offerta libraria che copre anche la narrativa e la letteratura tedesca tradotta in italiano». Con la mannaia del contributo che si allontana e per sempre al Goethe non si aggiorna più il catalogo. «Stiamo archiviando il materiale che riusciamo a rubare alle insegnanti», racconta Barbara Grandi. In silenzio la fioca luce dei Cantieri si va spegnendo anche così. In silenzio e nell'indifferenza. Ci sono due episodi che la dicono lunga: a Britta Anwandter per 11 anni anima del Goethe promisero ufficialmente la cittadinanza onoraria di Palermo. Sta ancora aspettando. Al Gramsci aspettano qualcosa di molto meno prestigioso. Attendono da anni che il bagno venga collegato alla fogna. Sarebbe sufficiente un tubo da 10 metri.