Respinta la richiesta di archiviazione: «Il bene è stato snaturato» L'indagine penale sul Novi Park deve continuare: la realizzazione di un parcheggio ha rovinato la natura del bene culturale. Con questa motivazione il Tribunale di Modena ha accolto l'opposizione, presentata da Italia Nostra, all'archiviazione dell'inchiesta sull'opera in costruzione al Novi Sad. Il giudice per le indagini preliminari Donatella Donati ha sciolto le riserve, disponendo che l'indagine prosegua e che venga accertata la sussistenza dei reati di danneggiamento e di violazione del codice dei beni culturali. In particolare, il capo d'imputazione ascritto all'indagato (ovvero l'amministrazione comunale) riporta l'articolo 20, che recita così: «I beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione». E difatti lo stesso giudice, nell'ordinanza con cui rigetta la chiusura del caso, evidenzia come «l'utilizzo dell'area a parcheggio, avuto riguardo anche alle dimensioni dell'opera, è, all'evidenza, non conforme all'interesse storico culturale del bene oggetto di tutela e integra una destinazione d'uso del tutto diversa da quella che il bene possedeva al tempo della vendita del parco al Comune di Modena». Insomma, un bene tutelato come il Novi Sad non poteva essere trasformato in un 'prosaico' parcheggio. E questa è la tesi che Italia Nostra, insieme a Legambiente e Wwf, hanno sempre sostenuto, da circa un anno e mezzo a questa parte. Quando cioè i lavori al Novi Sad erano appena cominciati. Ad oggi tanta acqua è passata sotto i ponti, e si è anche scoperto che il livello del parcheggio è sopraelevato di quasi due metri rispetto al progetto originale. Insomma, l'indagine continua. (da.fra.)