Oggi si riunisce il cda della «Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari». Dopo la visita del sottosegretario per i Beni culturali, Bono, giunto a Bari martedì scorso, all'ordine del giorno è ancora una volta la ricostruzione del Petruzzelli. Al riguardo, il deputato e consigliere comunale Pino Pisicchio invia al sindaco - attraverso la Gazzetta - la lettera aperta che segue. Caro sindaco, Milano rende memorabile quest'anno, per altri aspetti non così generoso per gli italiani, con un regalo straordinario: la riapertura della Scala, Solo dopo due anni di fermo per restauri, la città torna in possesso del «suo» teatro, tempio che custodisce i «Lari e i Penati» ambrosiani, l'anima della migliore Milano, la metropoli italiana più mitteleuropea. Non a caso l'opera con cui viene celebrata la restituzione alla città della Scala è stata quell'«Europa riconosciuta» di Antonio Salieri, con cui il teatro venne inaugurato nel 1778. Due anni di impegno durissimo speso da maestranze, ingegni creativi e produttori, largamente illustrato dai media nazionali, hanno compiuto un capolavoro di efficienza che celebra la leggendaria laboriosità meneghina. Come non esprimere un pensiero ammirato per questo miracolo metropolitano? Esattamente un anno fa, negli stessi giorni del dicembre 2003, Venezia restituiva a se stessa il suo splendido teatro, la«Fenice», distrutto da un incendio il 29 gennaio del 1996. Riccardo Muti, direttore a Venezia come a Milano del concerto inaugurale, accompagnava con la sublime estetica della sua arte musicale, l'estetica della vista dei restituiti splendori settecenteschi, riportati alla luce da maestranze e ingegni rigorosamente veneziani. Come non ricordare quel «vernissage» come un evento fondamentale per la cultura del nostro Paese? Il 27 ottobre del 1991 l'incendio rubò a Bari il Petruzzelli e con esso la migliore declinazione possibile della cultura cittadina, esercitatasi con risultati straordinari nell'arco degli anni '80. Da allora, bisogna riconoscerlo, Bari non fu più la stessa: si rinchiuse nel cono d'ombra di un provincialismo letargico, disconnessa dai circuiti della cultura europea, ripiegata, senza reagire, su se stessa. Sono passati tredici anni dalla distruzione del teatro, le cancellerie dei tribunali hanno affastellato tante carte che neanche Franz Kafka seppe immaginare nel suo «Processo», si sono succedute - vado a memoria - sei o sette amministrazioni comunali, sì è prodotta una cospicua messe di interventi legislativi e il Petruzzelli è ancora chiuso, rudere «parziale» che si adatta a fare cattivo arredo urbano in questo tempo sgangherato e indifferente, che alla fine si abitua a tutto. Il Petruzzelli ancora chiuso, caro sindaco, è la nostra peggiore coscienza, l'uccisione della retorica della «Milano del Sud», la fotografia a colar i di quel che siamo diventati, il bianconero di quel che abbiamo lasciato alle spalle. Sia chiaro: nessuno sì nasconde la difficoltà della rinascita di un teatro privato della grandezza del politeama barese, l'insidia delle trappole leguleie, la scivolosa liturgia delle trattative tra pubblico e privato. Ma, vivaddio, tredici anni son passati e sono tanti! So che sei animato dal mio stesso spirito, dalla mia stessa voglia di ridare il teatro alla città. Facciamo, allora, insieme uno sforzo, prendiamo un impegno: due anni? Tre anni ancora? Diciamo ai baresi che il 6 dicembre del 2007, giorno di S. Nicola, il Petruzzelli restaurato sarà restituito al mondo. Con un concerto del maestro Riccardo Muti, naturalmente, una volta tanto protagonista in una terra che è anche la sua. Pino Pisicchio