«C'è troppa dispersione e ancora troppi contributi a pioggia» dal governo non ci aspettiamo nulla, anzi abbiamo solo una certezza: arriveranno altri tagli. E con queste premesse, e visti i minori trasferimenti statali degli anni scorsi, è chiaro che le risorse regionali saranno spese con una priorità: garantire i servizi diretti ai cittadini». Giovanna Quaglia, assessore regionale al Bilancio, non si scompone per l'affondo del ministro della Cultura Giancarlo Galan. «Dopo due giorni di confronto serrato in conferenza Stato-Regioni sulla manovra di Tremonti è chiaro che il Piemonte non ha più lacrime per piangere». Assessore Quaglia, il mondo della cultura si mette in mutande contro i tagli nazionali. Il suo collega di giunta, Michele Coppola, mette le mani avanti e chiede al governatore Cota di mettere nel cassetto le forbici e ripartire dai 72 milioni dell'anno scorso. Nel bilancio di assestamento arriveranno altri tagli? «Si. Ci sarà una riduzione delle risorse sulla cultura ma anche in altri settori. Quanto? Impossibile quantificare la cifra. Ma il taglio ci sarà anche perché sulla Cultura la Regione mette di tasca propria 60 milioni sulla spesa corrente. E a fronte della manovra Tremonti la giunta è orientata a rispettare una priorità nella spesa: i servizi diretti, come assistenza e trasporti». Ma il mondo della cultura lamenta una scarsa attenzione da parte della Regione e sostiene che anche la cultura è lavoro. Che cosa risponde? «Scarsa attenzione? Siamo tra le Regioni che stanziano più risorse proprie sulla cultura. Il Veneto del ministro Galan è sceso da un budget di 36 milioni a uno di 15,750. La Toscana mette 20 milioni sulla spesa corrente e altri 20 su quella in conto capitale. Se vuole vado avanti: la Lombardia prevede un taglio del 60: in tutto 22 milioni. Il piano lavoro e la formazione professionale sono cofinanziati dall'Unione Europea e dal governo. La cultura no». Quanti soldi in meno ci saranno? «Lo capiremo con certezza a giorni. E poi bisognerà capire dove risparmiare o dove trovare altre risorse. Il sistema della Venaria Reale è stato finora l'unico esempio di utilizzo nel campo culturale di fondi europei. E allora perché non fare un progetto da presentare a Bruxelles per completare il percorso delle residenze sabaude? E poi credo sia necessario rivedere i criteri di distribuzione dei fondi regionali». Perché? «Perché c'è troppa dispersione e ancora troppi contributi a pioggia. Non possiamo permetterci di spendere quasi 4 milioni su Rivoli e avere solo 93 mila biglietti venduti al netto delle scolaresche, gli stessi numeri che in poco più di due mesi ha fatto registrare il museo del Risorgimento. E poi bisogna capire che cosa vuole fare il comune di Torino». In che senso? «Nel senso che non credo sia possibile avere tre poli come le Ogr, la Gam e Rivoli dedicati all'arte contemporanea».