I Ritardi per la Domus Aurea. Per almeno altri tre anni non sarà disponibile al pubblico l'immensa casa di Nerone, che occupava la vallata tra Colle Oppio e Palatino. «Bisogna prima evitare altri crolli e salvarla», spiega il direttore generale per l'Archeologia del ministero, Luigi Malnati. L'apertura era prevista per il 2011. Troppe infiltrazioni. Allo studio due progetti per salvarla Per almeno altri tre anni non riavremo la Domus Aurea: l'immensa casa di Nerone, che occupava la vallata tra Colle Oppio e Palatino (dove è il Tempio di Venere e Roma che era il suo vestibolo), non si potrà visitare almeno fmo al 2014. «Bisogna prima evitare altri crolli e salvarla», spiega il direttore generale per l'Archeologia del ministero, Luigi Malnati, «e saranno adottate tecnologie avanzate, inedite, assai sofisticate. Siamo appena ai progetti preliminari e sperimentali: quando saranno stati realizzati e dopo che saranno stati verificati, si potrà decidere, ma soltanto allora, che strada adottare e che interventi realizzare». Dottor Malnati, per favore, si spieghi meglio. «I comitati di settore congiunti, cioè la massima istanza tecnico-scientifica del dicastero, hanno deciso di testare un progetto della soprintendenza, e uno del commissario Luciano Marchetti e dell'ingegner Giorgio Croci». Ma si parlava anche dell'archeologo Andrea Carandini. «Realizzato il consolidamento, avrà un ruolo di consulente per la sistemazione definitiva dell'area». E prima: che si è fatto e che c'è da fare? il problema, lo sanno tutti, è che piove dentro. Finora sono state impermeabilizzate due vaste sale. Ma delle volte sono ridotte a veli di calce e i muri sono tutti impregnati di umidità. Non si può lavorare da sotto. Occorre rendere più lieve il peso di quanto è sopra alla Domus, e le Terme di Traiano non si possono toccare. Né si può pensare a una impermeabilizzazione totale: il sito è troppo vasto». E allora? «Testeremo il progetto Croci-Marchetti su un quarto della Domus: prevede una copertura a intelaiatura che poggi sulle strutture della Domus. Quello della soprintendenza non è ancora definitivo, ma agisce meno sulle strutture; rende impermeabile il piano delle Terme, vi sovrappone uno strato di terra. Vanno salvati anche i profili altimetrici. Dopo che saranno stati realizzati i due interventi, i comitati congiunti decideranno quale tra loro andrà adottato». Ma è trascorso un sacco di tempo dacché la Domus è stata chiusa: monumento effimero, aperto per pochissimo. Che cosa è stato fatto intanto? «Sono state puntellate le volte di magazzini comunali, che erano in crollo: con una soluzione provvisoria, che non si può accettare. Ci si è accorti che la terra, di cui altri ambulacri sono riempiti, spinge lateralmente le murature. Sono state esaminate le pareti, umide, con gli affreschi. E si è capito che, consolidato il tutto, va garantito il microclima, costante e analogo a quello di oggi; se no, le malte, bagnatissime, si seccano e si creano fratture. Il luogo è un vero colabrodo, e questi restauri sono assai delicati, richiedono molta calma e tantissimo tempo». C'è chi parla di una spesa lievitata da 20 a 50 milioni di euro, e di tre super-ascensori previsti. «Di quattrini ne servono molti, e certamente non cene sono a sufficienza; per la sistemazione definitiva c'è ancora tanto tempo, e si potrà pensarci sopra. Lo ripeto: siamo a un livello estremamente embrionale. A ottobre, i comitati congiunti esamineranno i due progetti, e forse solo allora avremo le idee più chiare, perfino sul da farsi. Si creerà un'intercapedine, una sorta di cupola che garantisca il clima. Forse, è un intervento perfino inedito».
ROMA Domus Aurea ritardo di tre anni
Il sito della Domus Aurea, la casa di Nerone, non sarà disponibile al pubblico per almeno altri tre anni. Il problema è che piove dentro e le strutture sono state danneggiate. Il direttore generale per l'Archeologia, Luigi Malnati, spiega che bisogna prima salvare la struttura con tecnologie avanzate e sofisticate. Sono stati realizzati due progetti preliminari, uno della soprintendenza e uno del commissario Luciano Marchetti e dell'ingegner Giorgio Croci. Il problema è che il sito è troppo vasto per una impermeabilizzazione totale e non si può lavorare da sotto. Sono state esaminate le pareti umide con gli affreschi e si è capito che il luogo è un vero colabrodo.
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