Se la colpa è del mio regolamento urbanistico perché l'amministrazione non l'ha cambiato dal 2007? LUCCA. «Il Comune non vuole dire di no a Valentini. È questa la verità. Oggi si scaricano tutti i problemi di cementificazione sul regolamento urbanistico del 2004, ma mi chiedo perché l'amministrazione Favilla non l'abbia mai cambiato». Dritto al punto della questione, Pietro Fazzi. L'ex sindaco - oggi anche ex consigliere comunale ed ex iscritto del Pdl - viene chiamato spesso in causa nelle ultime settimane. Da quando è scoppiato il terremoto politico e giudiziario che coinvolge anche il Comune. Il terremoto che ipotizza l'esistenza di una "cricca" impegnata a favorire (in cambio di incarichi professionali) le operazioni immobiliari del gruppo Valore, amministrato da Giovanni Valentini, ex partner anche di spa pubbliche. Il grande accusatore di Fazzi è Marco Chiari, che dell'ex sindaco forzista è stato assessore all'urbanistica negli anni in cui venivano definiti piano strutturale e regolamento urbanistico, dai quali discendono le due operazioni di Valore - riqualificazione dello stadio e costruzione di un quartiere a S. Anna - al centro dell'inchiesta della Procura. Per Chiari, se Fazzi avesse voluto, avrebbe potuto modificare il piano strutturale, visto che nel secondo mandato il sindaco si era tenuto la delega all'urbanistica «e l'ha utilizzata per ridurre di un terzo le volumetrie a destinazione pubblica all'interno della zona Parco est. Non ha toccato la volumetria privata. Tanto meno quella del progetto Valore a S. Anna». Fazzi, partiamo con S. Anna. I terreni che Valore acquista intorno al Duemila acquisiscono una destinazione residenziale e commerciale proprio con il suo piano strutturale e il suo regolamento urbanistico. Perché ha progettato questo sviluppo per i terreni lungo viale Einaudi? «Non sono in grado di entrare nei dettagli tecnici, ma questa ipotesi mi è stata proposta e non vi ho trovato nulla di strano. In quegli anni, l'urbanistica era una materia che avevo delegato a Marco Chiari e io conoscevo le risultanze del lavoro per linee generali». Però, è lei che - come si dice - ha "portato Valentini a Lucca". «In realtà è venuto Valentini da me. Ha chiesto un appuntamento e io glielo ho dato, come ho fatto con altri imprenditori perché l'interesse del Comune era di avere più investitori possibili sul territorio. Mi sono fatto l'idea che avesse già alcuni contatti locali, ma non saprei dire con chi». Ma è lei che, però, lo ha voluto come partner in società partecipate dal Comune. Perché? «Il rapporto con Valentini (e Valore spa) si consolida quando il Comune crea la società Polo fiere e tecnologie e decide di selezionare partner privati tramite gara. Che, però, va deserta, anche perché in quel periodo il Comune non godeva di grande credibilità. Inoltre, io non ho mai avuto né la voglia né la capacità di prendere contatti preventivi con possibili imprenditori interessati al polo fieristico. E così non si è presentato nessuno». Valore, però, entra in Polo fiere. «Su mia richiesta. Valentini, però, aveva molte perplessità e mi sollecitò anche a rinunciare all'attività congressuale alla ex Bertolli, mettendo a disposizione per un centro congressi l'area di S. Anna, riprendendo, fra l'altro, quella che credo fosse una proposta lanciata nel 1984 dall'allora sindaco Favilla (lo stesso di oggi). Ma su questa ipotesi non abbiamo trovato un accordo: per me la scelta congressuale era e rimaneva la ex Bertolli». Questo giustifica i suoi rapporti con Valentini, non le previsioni di piano strutturale e regolamento urbanistico. «Ripeto che nella prima fase è stato gestito tutto da Chiari». Ma perché non è intervenuto quando ha deciso di tenere per sé la delega all'urbanistica? «Sono intervenuto. Ho cancellato un terzo della volumetria del Parco Est e poco importa che fosse pubblica o privata. Era, comunque, un intervento di segno meno sulle quantità di cemento. Dirò di più: credo che molti dei miei problemi politici siano proprio legati a come ho gestito il regolamento urbanistico». Perché? «Per la montagna di no che ho detto, perché quando in una faccenda non ci vedo chiaro sto alla larga. E se è un fatto che riguardava l'amministrazione lo bloccavo. Come è successo con le osservazioni al piano strutturale». Che cosa è accaduto con queste osservazioni? «Ne sono arrivate 1.714 o 1.715 e almeno il 90 era di persone che volevano rendere edificabili terreni che non lo erano. Gli uffici le hanno esaminate: a gestire il lavoro era l'architetto Maurizio Tani (indagato nell'inchiesta sulla corruzione, ndr) di cui mi fidavo e mi fiderei anche oggi. Poi sono passate all'esame della commissione urbanistica guidata, con esperienza ed equilibrio, da Franco Fabbri e io non me ne sono più occupato. Però, mi ricordo che molte osservazioni arrivarono "sponsorizzate", eppure furono respinte. Quindi la mia fama di cementificatore non è così meritata. Penso, però, che alla base dello scontro politico, iniziato nell'estate del 2005, e finito con la chiusura anticipata del mandato, ci fosse del malcontento urbanistico». Tutto questo per dire che i problemi attuali non discendono dal suo regolamento urbanistico? «Esatto. Oggi esiste un'ipocrisia politica da parte di chi dice che non vuole costruire e poi, come sta facendo l'attuale maggioranza, racimola tutti i metri cubi possibili ancora in circolazioni per consentire di effettuare alcune operazioni, compresa quella di S. Anna. In questa operazione c'è una certa connivenza anche della sinistra. Almeno di una parte. Inoltre, i soggetti che propongono la variante di minima al piano strutturale. Chiari è forse un ambientalista? Poi c'è anche un'altra ragione». E sarebbe? «L'attuale politica urbanistica del Comune è un'autodenuncia dell'incapacità politica e amministrativa a gestire lo sviluppo del territorio. Mi spiego: quando Giorgio Del Ghingaro è stato eletto a Capannori, ha bloccato il piano di Martinelli e, insieme a un giovane assessore, Gabriele Bove, ha rimesso mano all'urbanistica. Nel 2009 era pronto. Io sono andato via nel 2006, Favilla nel 2007: peché non ha cambiato tutto? O Del Ghingaro è un genio - e allora bastava copiare quello che ha fato - o forse qui non si voleva toccare nulla. Fra l'altro c'è un altro elemento importante: quando ho lasciato nel 2006, non c'erano ancora stati sforamenti nelle varie zone. Da nessuna parte si era costruito più di quanto previsto dal piano strutturale. Basta controllare le date delle concessioni edilizie rilasciate». E quale sarebbe la sua conclusione a questo ragionamento? «Semplice. Se ora arriva in consiglio comunale la variante di minima al piano strutturale (che rende possibile l'operazione di S. Anna e dello stadio Porta Elisa) e non viene revocata la redistribuzione della superficie residenziale edificabile, diventerà impossibile dire di no a Valentini. Ma il Comune non gli vuole dare questa risposta. Altrimenti sarebbe già intervenuto sul regolamento urbanistico».
Il Tirreno
8 Luglio 2011
LUCCA- URBANISTICA. Fazzi attacca il Comune che non ritira le varianti urbanistiche
IL
Ilaria Bonuccelli
Il Tirreno
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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