FossombroneCagliFermignano Uno studio del professor Tramontana sulla situazione del Nord marchigiano: "Strumento utile per tutti" Oltre 400 cave da sottoporre al recupero ambientale. Dalle parole ai fatti. O meglio: ai progetti. Dall'escavazione spesso selvaggia, poco controllata o affidata al caso, ai piani, ormai pronti, per il recupero ambientale delle cave nella nostra provincia, c'è tutta la storia, sempre travagliata, degli ultimi decenni. Ad essere obiettivi, con risultati poco edificanti in termini paesaggistici. "Recupero ambientale, bonifica e possibile fruizione di aree interessate da attività estrattive dismesse nelle Marche settentrionali" è il titolo del volume pubblicato dall'università Carlo Bo di Urbino a cura del prof. Mario Tramontana associato di geologia e coordinatore del dottorato di ricerca in scienze della terra. Qual è la situazione? "Al momento le attività estrattive sono piuttosto limitate tanto che si è resa necessaria l'importazione di materiale inerte da regioni limitrofe alle Marche e addirittura dall'estero". Cosa serve per far fronte alla situazione che si è determinata? "Ottenere risorse nell'ottica di tutela, rispetto dell'ambiente e sviluppo sostenibile con l'elaborazione di progetti mirati che prevedono analisi di dettaglio anche per i piani di recupero e bonifica dei siti di escavazione". Il censimento delle cave quali riscontri ha dato? "Nel territorio della provincia pesarese spiega il prof. Tramontana sono state censite complessivamente 474 cave di cui 426 dismesse, frutto di decenni di sfruttamento condotto in maniera frammentaria, spesso artigianale e, nella maggior parte dei casi, su aree di piccole e medie dimensioni. Proprio per tale motivo il censimento, il recupero e la bonifica di tale aree estrattive si sono rivelati estremamente difficoltosi e onerosi". Quali regole esistono oggi? "Esiste il Piano regionale delle attività estrattive con la successiva formulazione del PPAE da parte della Provincia di Pesaro e Urbino mentre l'Unione Europea ha più recentemente introdotto la valutazione ambientale strategica". Si può dire che ora esiste la mappa degli interventi che si possono e che dovrebbero essere effettuati per il recupero ambientale? "In merito al recupero delle cave siamo convinti che i risultati della ricerca possono rappresentare per il tecnico della pubblica amministrazione, per il libero professionista e per tutti coloro che abbiano interesse per queste problematiche un punto di partenza grazie al quale sviluppare una corretta progettazione, gestione dei siti estrattivi e il loro reinserimento nelle realtà territoriale locale". Tra le indicazioni di rilievo le linee guida per il recupero naturalistico della cava di Col Lungo a Serravalle di Carda, nel Comune di Apecchio, le riqualificazioni delle cave del Furlo, di San Lazzaro San Venanzio a Fossombrone, la Fornace di Orciano, in località Piantata a Pesaro, Ca' Ruggeri e San Germano a Tavullia e Piano dei Laghi a Saltara. Roberto Giungi
Fossombrone - "Ci sono 400 cave da bonificare"
Il professor Tramontana ha pubblicato un volume sullo stato delle cave nel Nord marchigiano. La situazione è critica, con oltre 400 cave da recuperare ambientalmente. Il volume fornisce progetti per il recupero e la bonifica delle aree estrattive. Il censimento delle cave ha rilevato 474 cave, di cui 426 dismesse. Esistono regole per il recupero, come il Piano regionale delle attività estrattive e la valutazione ambientale strategica dell'Unione Europea. Il volume fornisce una mappa degli interventi per il recupero ambientale. Tra le indicazioni di rilievo sono le linee guida per il recupero naturalistico della cava di Col Lungo e le riqualificazioni delle cave del Furlo e di San Lazzaro.
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