«No al Ponte, nei nostri mari vogliamo cozze e calamari ». Erano più di diecimila mercoledì a Messina a cantare (e a marciare) contro l'ormai famigerato Ponte sullo Stretto. Una manifestazione voluta da tutte le associazioni ambientaliste, dal Wwf a Legambiente a Italia Nostra, Lipu, Sinistra ecologista - impossibile elencarli tutti - e che ha richiamato gente a frotte da ogni parte d'Italia, ma c'è chi è giunto fin quaggiù anche dalla Germania. D'altro canto il Ponte sullo Stretto è ormai una questione europea - come ricorda Anna Giordano del Wwf: «La Comunità europea non finanzia progetti che danneggiano le aree protette e il Ponte comprometterebbe seriamente importanti aree considerate sic (sito d'importanza comunitaria) e zps (zona protezione speciale)». Fra le bandiere e gli slogan in un corteo lungo un chilomentro sfilano politici di primo piano, come il leader dei Verdi Pecoraro Scanio: «Noi siamo contrari al Ponte tout court. Da sempre. E chiederemo a Prodi di farne un motivo d'orgoglio, una ragione di tutto lo schieramento del centrosinistra per non rischiare di seguire la demagogia della destra su queste follie irresponsabili; ché durante la campagna elettorale del 2001 Rutelli venne da queste parti e fece pericolose aperture al Ponte, parlando di posa della prima pietra nella primavera del 2006, ma poi le urne non premiarono queste promesse e in Sicilia ci fu il famoso cappotto elettorale, quel 61 a zero che brucia ancora. Oggi comunque mi pare che più o meno tutto il centrosinistra abbia capito che il Ponte è un'opera inutile e che se ne può parlare magari nel 2100». E sul Ponte inteso come strumento per riscuotere consensi si sofferma anche Ugo Boghetta, responsabile dei trasporti di Rifondazione, che dichiara: «Chi pensava che il Ponte portasse consensi si sbagliava di grosso e la manifestazione di oggi è il segnale che il Paese sta cambiando e la risposta viene proprio dal sud. Noi stiamo promuovendo una raccolta di firme a sostegno di una proposta di legge per cambiare la ragione sociale della società Ponte sullo Stretto in luogo di una società per il patrimonio e i trasporti di Messina e di Reggio Calabria, per poter così utilizzare gli stessi fondi previsti per il Ponte migliorando sul serio la viabilità e i servizi che da queste parti purtroppo mancano». Ma a dirla tutta, da questa parte dello Stretto mancano soprattutto le Istituzioni e quella che è la 13esima città d'Italia ha più commissari che sindaci e dirigenti. La poltrona di primo cittadino è vacante da quando Peppino Buzzanca - uomo del senatore di An Nania, che da queste parti conta parecchio - è stato sospeso dall'incarico per esser stato condannato per peculato quando era ancora presidente della Provincia di Messina, subito prima di venir eletto sindaco. E a Messina sono commissariati Comune, Ente Fiera, Azienda di Soggiorno, Istituto Autonomo Case Popolari, Ente Teatro, Ente Porto. Forse è un record. Sicuramente è un segnale inequivocabile che qualcosa qui non va per il verso giusto. Eppure il Governo preme sull'acceleratore per realizzare il Ponte, che è già costato più di 200 miliardi di vecchie lire dal 1971 (anno di costituzione della Società Stretto di Messina) ad oggi. In questo bailamme c'è una voce fuori dal coro e che non ha aderito alla marcia di ieri: l'ambientalista storico Folco Quilici, che ha dichiarato che con queste proteste si rischia di essere oscurantisti. Ma i diecimila di ieri mattina non ci hanno pensato su tanto e allegramente alla fine della marcia continuavano a canticchiare: «Tutelate i vostri interessi, che Berlusconi vi ha fatto tutti fessi... ».