07072011 - INTERVISTA PAOLO FESTUCCIA ROMA Il problema è semplice: avevamo promesso uno rivoluzione, ci ritroviamo all'ordinaria amministrazione». Giancarlo Galan, ministro per i Beni culturali non ha peli sulla lingua: spiega che il «governo terrà perché c'è e comunque ancora non ce n'è un altro», ma ammette che «qualcosa s'è rotto». Cosa secondo lei ministro? «Nei primi due anni questo è stato il miglior governo della Repubblica, fantasioso, creativo, forte. Poi è accaduto qualcosa: Fini, chissà? Certo se si pensa al discorso di Berlusconi a Onna di quel 25 Aprile, è naturale che ci si chieda cosa sia successo: sfortune su sfortune... incidenti su incidenti? Ma anche errori su errori... E dire che ciò è avvenuto senza meriti dell'opposizione. Tant'è che anche quando noi perdiamo, la sinistra riesce compie il miracolo di non vincere. Il nodo, quindi, non è se duriamo, ma se questo esecutivo riesce a fare qualcosa di positivo». E secondo lei? Molti pure nel Pdl descrivono un premier stanco, lontano dal Paese e dai problemi dei cittadini, è così? «Ho iniziato a capire che le cose non andavano quando Berlusconi ha cominciato a dire che molte scelte le aveva subite, che, insomma, non decideva lui. Berlusconi è uno fuori dal comune, gli altri sono medi, per questo non può dire che le scelte non le governa. Insomma, ricatti su ricatti. E quando tutti i governi in Europa scontano la crisi, le doti ordinarie non bastano più. Purtroppo questa manovra è ordinaria, così come lo sono tutte le politiche che facciamo». Insomma, pure lei ce l'ha con Tremonti? «Per quanto riguarda il mio ministero non posso lamentarmi. Tremonti è bravo, capace, stimato, ma è ordinario. E in queste situazioni gli uomini ordinari portano i governi sotto il 20 per cento. Insomma, ci voleva una rivoluzione, ma non è andata così. Nel nostro programma si promette di tagliare i privilegi, invece, ci siamo ritrovati una manovra che aumentava il bollo alle auto. Penso che Visco non avrebbe fatto una manovra tanto diversa da questa». Lamentele a parte, Tremonti è stato irremovibile... «Le colpe sono del mio amico Bassanini. E' stato un errore accentrare in un'unica figura: le entrate, le uscite e il controllo delle une e delle altre». Ma se Tremonti non cede, la Lega non è da meno o no? «L'alleanza con la Lega c'è ed è solida. Questo non significa che dobbiamo ringraziarla come se il Carroccio ci tenesse al governo. Senza di noi, dove governerebbe la Lega? Non capisco la nostra sudditanza psicologica: la stiamo agevolando un po' troppo. No ce l'ho con loro ma cerco di non perdere voti». Lei, però, non ha subito tagli... «Per la prima volta ai Beni culturali c'è stata un'inversione di tendenza. Non si taglia e arriva il 5 per mille a favore della cultura. Voglio vedere se chi protestava prima contro i tagli ora scende in piazza per convincere agli italiani a devolvere alla cultura il loro 5 per mille». Scusi, ma lei in Consiglio dei ministri quella leggina ribattezzata «salva-Fininvest» l'ha vista? «Noi quella norma non l'abbiamo vista. Ma non era proprio sbagliata. Dico solo: qual era la necessità di scrivere la cifra di venti milioni di euro? Sarebbe stato più semplice motivare la scelta spiegando che si rimandava il tutto a sentenze passate in giudicato». Cosa pensa di Alfano e del suo discorso di insediamento? «Lo condivido pienamente. Nel '94 io ho fatto la selezione dei dirigenti e abbiamo selezionato la classe politica. Pensi che Sacconi, un uomo per bene al 100 per cento, per il suo trascorso politico lo abbiamo dovuto candidare in Basilicata... Dovevamo cambiare tutto e non lo abbiamo fatto. Essere garantisti non vuol dire candidare oggi quelli che all'epoca non avevamo candidato. Spero che Alfano riesca a invertire la rotta ma non sarà facile. E serve soprattutto Berlusconi al fianco che governi, che sia presente. Ma alla riunione dei deputati di lunedì scorso era assente. Invece, doveva esserci». Scusi, a proposito di onesti, e sul caso Papa? «Non lo conosco, se fossi parlamentare voterei contro l'arresto. Non solo suo ma di chiunque». Oggi lei sarà a Torino, comincia una sorta di tour per l'Italia... «Vado a Torino per conoscere le cose. Solo così posso deliberare e fare scelte».