Abbandonati i capannoni della Zisa con ante e finestre divelte. All'interno anche delle discariche Ci sono anche i resti di vecchi carri utilizzati per il Festino di Santa Rosalia. Si trovano nel più vergognoso degrado i Cantieri Culturali alla Zisa di via Paolo Gili: capannoni abbandonati, ante con vetri rotti, porte divelte, discariche con resti di vecchi carri di Santa Rosalia, topi che scorrazzano in lungo e in largo. Addentrarsi in questo luogo porta tanta tristezza. I capannoni, sorti nel 1896, appartenevano al mobiliere Carlo Golia. Due anni dopo, l'attività passò a Vittorio Ducrot, figliastro del Golia, uomo aperto alla modernità dei tempi che si legò al maestro del liberty, Ernesto Basile. La ditta venne trasformata da piccolo mobilificio in una grande industria a livello internazionale. In poco tempo, in via Gili nacque un vero e proprio ufficio tecnico. Si installarono sale di modellazione e nel 1905 l'azienda disponeva di 25 macchine e 12 disegnatori fra i quali troviamo Sebastiano Sberna e Ludovico Li Vigni. Vi lavorarono oltre 200 operai sotto la direzione di maestri francesi e si sfornarono stanze da pranzo in "legno limone di Ceylon" con pitture di Giuseppe Enea. Palermo, in quel primo periodo del '900, esportò un numero considerevole di mobili nel nord Italia e finanche all'estero. La Sicilia così non era più un emporio coloniale ma entrò in un circuito commerciale continentale. Alla Esposizione di Milano del 1906 la Ducrot venne premiata per la ricerca funzionale del mobile e per la gradevole raffinatezza dei disegni. Erano collaboratori della ditta di via Gili artisti come Ettore De Maria Bergler, Antonio Ugo, Giuseppe Enea. Nacque, dunque, un nuovo linguaggio architettonico ed espressivo. Nel 1907 Vittorio Ducrot trasferì a Milano l'amministrazione della sua azienda, che fu trasformata in società anonima con capitale sociale di 2 milioni. Ma la parte produttiva rimase sempre a Palermo in via Gili, a due passi dallo splendido monumento arabo-normanno della Zisa. In quegli anni, oltre al liberty, andavano a ruba il mobile in stile come la scrivania Maria Antonietta e il divanetto Luigi XV. La purezza degli intagli era affidata alle macchine guidate dall'uomo. Nei capannoni della Zisa nacque una scuola di allievi operai intagliatori. La Ducrot si allargava sempre di più e nel 1910 toccò il tetto di 1043 di operai impegnati a costruire mobili. Intanto famiglie potenti di Palermo come i Florio, Lemos, Francavilla, Giachery, Ragusa facevano realizzare dalla Ducrot stanze da letto e da pranzo. Scoppiava la mania di possedere mobili di "art nouveau". Nel 1913, dentro i capannoni venne creata una casermetta con otto pompieri. Vittorio Ducrot era un tipo molto previdente. Dopo la Grande Guerra la ditta, come tante aziende del settore, attraversò un periodo di difficile reperibilità del materiale. L'industriale palermitano prese contatti con l'Aeronautica e dal 1916 cominciò a fabbricare idrovolanti Franco- British-Avion. In poco tempo ricevette committenze anche da governi francesi ed inglesi. In via Gili si produssero tutti i pezzi per la costruzione di caccia bombardieri, che poi vennero portati negli hangar di Mondello dove avveniva il montaggio. La ditta Ducrot accusò la crisi del 1929. Dopo il famoso "giovedì nero", l'azienda andò avanti per altri 10 anni tra mille difficoltà. Il 7 marzo 1939 un gruppo finanziario capeggiato dall'ing. Tiziano De Bonis rilevò l'impresa e la trasformò in "Anonima Ducrot Mobili, sede Genova - officine Palermo". Il 4 marzo 1942 Vittorio Ducrot cessò di vivere nella sua casa romana in un letto firmato da Ernesto Basile. Intanto De Bonis andò avanti fino al 1971. Poi la fabbrica chiuse definitivamente e i capannoni vennero abbandonati per lungo tempo alla polvere e al saccheggio. Il recupero dei capannoni risale al periodo del sindaco Leoluca Orlando. Le prime opere di restauro furono affidate nel 1995 a Michele Canzoneri. 07072011
SICILIA - Il degrado divora i Cantieri
I capannoni della Zisa a Palermo, costruiti nel 1896, erano un mobilificio di successo che produceva mobili in stile liberty. La ditta Ducrot, fondata da Vittorio Ducrot, era una delle più grandi e famose di Palermo. La ditta aveva collaboratori come artisti e maestri francesi e produceva mobili di alta qualità. Nel 1906, la Ducrot fu premiata all'Esposizione di Milano. La ditta continuò a crescere e nel 1910 aveva 1043 operai impegnati. Durante la Grande Guerra, la ditta iniziò a produrre idrovolanti e caccia bombardieri. Dopo la guerra, la ditta attraversò una crisi e fu rilevata da un gruppo finanziario nel 1939.
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