Il rilancio del comparto e gli accordi nel Mediterraneo. La vitivinicoltura vista come elemento indispensabile contro la desertificazione e per la tutela paesaggistica È altalenante il destino dei nostri vigneti. Un giorno si scopre che ce ne sono troppi, non garantiscono reddito e viene inventata la «vendemmia verde» che dà i soldi ai coltivatori se raccolgono l'uva non matura così da fare scemare i quantitativi di produzione; un altro giorno ancora si scopre invece che il vigneto è qualcosa di davvero prezioso per il nostro territorio e se ne esaltano le qualità. Si spera che questa ultima ipotesi possa bene prevalere, intanto l'istituto regionale per la vite e il vino si sta adoperando perché sia così. Questo si trae da un progetto che è sostenuto dall'Unione Europea e che vede in partenariato la Sicilia e l'isola di Malta, segnatamente le isole minori della Sicilia, come Pantelleria, con i maltesi. Nelle isole si chiama «viticoltura eroica», ossia quei vigneti, magari centenari come quelli dello «zibibbo» di Pantelleria, che sono definiti tali perché realizzati in condizioni di difficoltà. Ed ecco così che il vino torna a diventare il migliore biglietto da visita della nostra terra, frutto del lavoro di piccoli e grandi coltivatori, piccoli e grandi aziende e cantine, di donne e uomini che lavorano i vigneti, le uve e il vino con passione ogni giorno, anche nelle realtà più impervie e difficili. Ma non solo, sono donne e uomini la cui capacità riconosciuta è quella di insegnare ad altri il «mestiere», esportare la tradizione che nel caso del progetto presentato nei giorni scorsi a Marsala, ha anche un altro obiettivo, quello di far si che i vigneti tornino ad ad essere ciò che erano nell'antichità, e cioè coltivazioni in grado di frenare le erosioni e garantire la tutela ambientale, in particolare nelle isole. L'istituto regionale della vite e per il vino è convinto della bontà della scelta operata, il direttore Dario Cartabellotta ha parlato di questo progetto con l'isola di Malta in termini di risposta alla desertificazione e per garantire nuovi redditi per chi lavora in campagna. Il progetto dell'Ue privilegia le produzioni di eccellenza della nostra viticoltura e individua la loro presenza come indispensabile all'interno dei paesaggi mediterranei. «È la prima volta - dice Cartabellotta - che c'è un progetto specifico di questa natura, è un riscoprire una antica tradizione per gaurdare meglio al futuro, siamo in un territorio dove l'eccellenza delle nostre qualità vitivinicole si deve meglio e bene accompagnare alla eccellenza dell'ambiente». Fare economia sostenibile, produrre vini di qualità e tutelare l'ambiente. Tutto questo è il progetto «ProMed - La protezione dell'ambiente nelle isole del Mediterraneo attraverso la valorizzazione di un sistema culturale arboreo». L'Istituto Vite e Vino si è fatto capofila di un gruppo di soggetti istituzionali e di ricerca tra Italia e Malta. «La Sicilia riesce a distinguersi per la capacità progettuale e di utilizzo delle opportunità offerte dall'Unione Europea - dice Cartabellotta - Insieme all'Europa vogliamo scommettere sulle straordinarie risorse naturali proprie dell'area del Mediterraneo». Sarebbe questa la giusta ricetta per incoraggiare gli agricoltori al mantenimento delle colture di tradizione. C'è un dato da cancellare. La viticoltura che è diventata a rischio a Pantelleria, negli ultimi 20 anni, la superficie di vigneto si è ridotta da 3.000 a 1.526 ettari. Rino Giacalone
SICILIA - Il vigneto e il territorio
L'Unione Europea ha sostenuto un progetto di viticoltura in Sicilia e Malta, che mira a valorizzare la vitivinicoltura come elemento di tutela paesaggistica e contro la desertificazione. Il progetto, chiamato ProMed, è stato lanciato dall'Istituto Regionale per la Vite e il Vino e coinvolge la Sicilia e le isole minori della Sicilia, come Pantelleria, in partenariato con Malta. Il progetto mira a promuovere la viticoltura come attività sostenibile e a tutelare l'ambiente, in particolare nelle isole. L'Istituto Regionale per la Vite e il Vino sostiene che il progetto sia una buona opportunità per incoraggiare gli agricoltori a mantenere le colture di tradizione.
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