Denunciati in 47, i carabinieri recuperano oltre 2mila beni archeologici Cimiteri e scavi presi dassalto di notte con i metal detector: "Era un business doro" Tombaroli di professione. A caccia di gioielli antichi, monete scomparse, anfore decorate e medaglie ornamentali. Tutto il corredo funerario dei morti. Rivenduto poi a caro prezzo a ricchi collezionisti darte. Un vero e proprio business doro quello che i carabinieri del nucleo di Bari per la tutela del patrimonio culturale hanno scoperto in Puglia. Sono in tutto 47 i tombaroli e i ricettatori denunciati nelloperazione "Tersite" che prende il nome dal personaggio codardo, brutto e irrispettoso dellIliade di Omero. I tombaroli sono ritenuti responsabili a vario titolo di ricettazione, violazione in materia di ricerche archeologiche ed impossessamento illecito di beni appartenenti al patrimonio dello Stato. Il gruppo di esperti negli scavi clandestini operava di notte ed era suddiviso in squadre. Depredava le aree archeologiche in provincia di Taranto e di Matera. Le indagini infatti sono partite, nel dicembre 2010, proprio da alcune segnalazioni di scavi clandestini nelle città di Laterza e Castellaneta ma si sono allargate fino ad arrivare a Montescaglioso e Metaponto. I carabinieri hanno monitorato per mesi le aree archeologiche e hanno potuto così documentare tutta lattività criminale dei tombaroli. Un lavoro di esperienza e precisione. Svolto nei cimiteri e nei siti archeologici. I tombaroli non si facevano alcuno scrupolo: utilizzavano escavatori per tracciare trincee lunghe metri, rivoltando la terra per individuare le tombe da saccheggiare e si servivano di sofisticati metal detector per individuare oggetti metallici come anelli, bracciali, fibbie, medaglie e monete. I pesanti lastroni in pietra a protezione delle sepolture venivano frantumati, causando spesso anche il danneggiamento dei delicati recipienti in ceramica decorati utilizzati nei riti funebri come offerta simbolica di cibi e bevande e contenuti nelle tombe. Una volta recuperati gioielli e reperti, i tombaroli consegnavano il bottino ad intermediari tarantini che a loro volta lo passavano ai ricettatori per la vendita. Negli scorsi giorni i carabinieri hanno effettuato 50 perquisizioni in 21 comuni italiani nelle province di Taranto, Brindisi, Lecce, Potenza, Matera, Chieti, Cosenza, Arezzo, Napoli e Roma. Così sono stati recuperati 2.298 beni archeologici. Oltre la metà sono monete antiche, in tutto 1241, di cui 66 in argento e una in oro, richiestissime dai collezionisti. Ma ci sono anche 29 reperti archeologici in ceramica risalenti al VI e al IV secolo avanti Cristo: olle, askos gresci, sphagheion, epichysis e oinochoe. Sono 117 invece i pendenti, gli anelli e le medaglie in oro sequestrate, 6 le fibule in metallo, 25 i frammenti di vasi. E ancora una spada antica in ferro e una statuetta in bronzo, 311 frammenti in terracotta, 334 selci, 26 fossili e 6 frammenti ossei. Recuperati anche i 13 metal detector utilizzati per le spedizioni notturne. SEGUE A PAGINA II
PUGLIA - Sgominata la banda dei ladri di tombe
I carabinieri hanno effettuato 50 perquisizioni in 21 comuni italiani e hanno recuperato 2.298 beni archeologici, tra cui monete antiche, reperti in ceramica, pendenti, anelli e medaglie. I tombaroli erano stati denunciati in 47 casi e sono stati accusati di ricettazione, violazione di ricerche archeologiche e impossessamento illecito di beni appartenenti al patrimonio dello Stato. I tombaroli utilizzavano escavatori e metal detector per depredare le aree archeologiche e vendere i reperti a ricchi collezionisti. I carabinieri hanno documentato tutta l'attività criminale dei tombaroli e hanno recuperato anche i metal detector utilizzati per le spedizioni notturne.
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