Il diurno di Oberdan, gemello di quello in Duomo, ospiterà mostre Comune, Provincia, Regione e sovrintendenza al lavoro per recuperare i locali sotterranei in stile liberty ora in sfacelo Una struttura dimenticata, su cui dal 20 maggio scorso pende il cartello "Pericolo di crollo". Ma per la quale si intravede una nuova vita: dopo anni di stallo, il recupero degli ex bagni pubblici Cobianchi di piazza Oberdan - il "Diurno" gemello di quello di piazza Duomo, trasformato tra le polemiche nel 2003 in un info point e negozio del "brand Milano" - potrebbe diventare effettivo. Con un pre-accordo per il restauro da quasi 10 milioni di euro, discusso in Provincia allinizio dellanno, «per mettere in sicurezza il complesso ed evitare il bivacco - dicono dallassessorato provinciale alla Cultura - ma soprattutto valorizzare il bene e riportarlo a nuova vita. Noi siamo pronti: ora ci rimettiamo alla disponibilità del Comune». Le recinzioni intorno alla pensilina e ai due obelischi di piazza Oberdan la dicono lunga sul complesso. Novecento metri quadrati, con arredi e maioliche originali, sbarrato dal 1994 e da allora al centro di trattative per il restauro. Nel 2008 Comune, ente proprietario, e Provincia avevano ipotizzato di farne uno spazio collegato alla Cineteca Oberdan. Costo: circa sei milioni di euro. Il restauro - che deve essere approvato dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici perché la struttura è sotto vincolo - si è però arenato con le elezioni del 2009. E mentre gli interni hanno continuato a impolverarsi, gli esterni sono diventati bivacco di disperati: anche per questo sono stati recintati. Allinizio del 2011, un nuovo accordo preliminare era stato discusso tra la vecchia giunta e lamministrazione provinciale, ma nel frattempo la stima dei costi era lievitata a 6,5- 10 milioni di euro. A oggi si attende ancora il progetto effettivo. «Siamo favorevoli al recupero - dice il sovrintendente Alberto Artioli - a patto però che venga preservata la struttura storica del complesso». Il Comune sta iniziando a esaminare il caso, ma nel frattempo i cittadini si attivano. A partire dal web: su Facebook la petizione "Salviamo il Diurno Venezia" è stata sottoscritta da 250 persone, tra cui Tommaso Maggiolini, uno dei fondatori del gruppo, classe 1991. «Nel resto dEuropa - dice - un posto come quello sarebbe unattrattiva, soprattutto in vista di Expo. Perché da noi non è così?».