Gli scontri in Val di Susa portano alla luce una tensione che ha radici in questioni irrisolte della storia italiana Problemi che gli altri Paesi hanno affrontato da tempo Negli anni Trenta vi fu in Trentino una protesta di contadini contro una fabbrica di alluminio che vide gli operai schierati sul fronte opposto Pasolini negli anni Settanta introdusse la distinzione tra progresso e sviluppo Una visione nostalgica della civiltà agricola distrutta e perduta Gli scontri in Val di Susa sembrano riaprire una ferita antica nel nostro Paese, quella del conflitto tra modernizzazione e tutela della natura, sviluppo e salute pubblica. La rappresentazione di questo antagonismo ha un forte valore simbolico che costituisce da sempre il cavallo di battaglia della cultura e della propaganda ambientalista in Italia e non solo. Nei principali paesi europei, però, un simile campo di tensioni è ormai governato con un efficace protocollo di compensazioni, campagne di comunicazione e regolamentazioni del débat public che accompagnano la realizzazione di ogni grande opera. Senza dubbio in Italia abbiamo ancora molto da imparare al riguardo se il ministro degli Interni è giunto a invocare il passepartout del fantasma terroristico e i "cattivi maestri" di ieri sono stati sostituiti dai "cattivi comici" di oggi. Per recuperare lo scarto tra simbologia e realtà e provare a spiegare come mai questa raffigurazione tradizionale delle relazioni tra sviluppo e territorio ancora resista nellimmaginario collettivo nonostante i notevoli passi in avanti fatti in campo legislativo, politico e civile, forse è utile ricordare i due momenti e le modalità con cui in Italia si è posto per la prima volta il tema del rapporto fra industrializzazione e tutela ambientale. Il primo caso conduce nel cuore di una fabbrica tipica agli albori del capitalismo italiano. Edgar Meyer ne I pionieri dellambiente ha individuato lorigine dello scontro tra le ragioni dello sviluppo industriale e quelle della difesa della natura nella valle trentina di Vallagarina, ove nel 1927 la Montecatini costruì una fabbrica di alluminio rimasta attiva sino al 1983. A metà degli anni Trenta scoppiarono vaste proteste organizzate dagli abitanti del luogo colpiti dalle emissioni di fluoro dellimpianto che cominciarono a danneggiare prima il bestiame e le coltivazioni e poi gli uomini. La rivolta, con scontri di piazza e un notevole protagonismo femminile anche perché la malattia colpiva in particolare i bambini che si riempivano di macchie blu, fu sedata dal regime fascista perché la fabbrica stava assumendo un ruolo strategico nella produzione bellica. La Montecatini risarcì in segreto i locali senza però assumersi ufficialmente la responsabilità del danno, ma il vero conflitto scoppiò tra i contadini e gli operai, i quali temevano di perdere il lavoro a causa delle proteste. Dentro questo evento simbolo dello sviluppo industriale si trova la matrice di un doppio atteggiamento: da un lato uno Stato repressivo e, dallaltro, una cultura operaia insensibile alle tematiche ambientali percepite dai lavoratori come lesive del loro protagonismo sociale. I tratti peculiari di questa via italiana alla modernizzazione trovarono in Pier Paolo Pasolini e nella sua distinzione tra sviluppo e progresso il critico più ascoltato. Egli avrebbe reinventato il mito agreste del bel tempo perduto a uso e consumo del ceto medio neo-urbanizzato che non aveva sperimentato le immani fatiche e miserie della vita contadina dei propri genitori. Non a caso la massima influenza di questo pensiero si esplicò quando entrò in crisi il modello di sviluppo fordista e si fece strada unidea regressiva del progresso in coincidenza con lo shock energetico del 1973. Il secondo momento infatti si ebbe nel 1977 con la nascita del movimento anti-nucleare a Montalto di Castro, ove, nel mese di marzo, si riunirono ventimila persone per celebrare la "Festa della vita" e il 28 agosto si svolse la prima manifestazione nazionale. In questo movimento la violenza e il parossismo ideologico di autonomia operaia e degli indiani metropolitani si mescolarono con le denunce di intellettuali come Dario Fo e Guido Ceronetti e con limpegno pacifico delle prime associazioni ambientaliste, dei radicali e della società civile organizzata in comitati di artigiani, contadini, villeggianti e proprietari terrieri. Non mancarono blocchi ferroviari, sabotaggi di cantieri e veri e propri attentati: un ordigno incendiario venne lanciato contro la sede del Tar di Roma e contro il consolato francese per vendicare la morte di un militante antinuclearista ucciso dai gendarmi transalpini. Dal punto di vista paesaggistico la battaglia di questo movimento ebbe esiti paradossali: grazie al referendum del 1987 il programma nucleare fu bloccato, ma a Montalto di Castro si costruì comunque una centrale, un "ecomostro" poi riconvertito in impianto termoelettrico ancora attivo. Tuttavia il vero successo del movimento fu un altro: riuscire a isolare i violenti facendo prevalere le ragioni e le modalità di una protesta pacifica e civile. Queste due storie paradigmatiche aiutano a spiegare perché la ferita del rapporto tra ambiente e sviluppo non si è mai rimarginata del tutto nel nostro Paese: a causa di uno Stato ostile o inefficiente, per il ritardo con cui il mondo operaio e sindacale hanno preso coscienza dellimportanza di una cultura ecologica e della necessità di uno sviluppo sostenibile e perché la battaglia ambientale a volte è stata occasione di strumentalizzazione politica violenta da parte di una minoranza estremista. Questultimo punto appare oggi quello decisivo: se non si riuscirà a isolare chi soffia sul fuoco dello scontro armato, anche le motivazioni e i timori dei No Tav e del mondo ambientalista saranno oscurati fino a scomparire del tutto.
Quel simbolo delleterno conflitto tra modernizzazione e natura
Gli scontri in Val di Susa hanno riaperto una ferita antica nel nostro Paese, quella del conflitto tra modernizzazione e tutela della natura, sviluppo e salute pubblica. Questo antagonismo è stato un campo di tensione importante nella storia italiana, con momenti significativi come la protesta di contadini contro una fabbrica di alluminio in Trentino negli anni Trenta e la battaglia anti-nucleare a Montalto di Castro nel 1977. La distinzione tra sviluppo e progresso, introdotta da Pier Paolo Pasolini, ha influenzato la cultura e la propaganda ambientalista italiana.
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