Tambellini: «Impossibile congelare le previsioni». Nuova destinazione per le aree di S. Anna dove Valore spa vuole costruire case, negozi e albergo. Per Alessandro Tambellini, capogruppo del Pd, la soluzione al problema del piano decaduto non è il congelamento, ma l'individuazione di un nuoto utilizzo del comparto, ancora sotto sequestro giudiziario, vista l'inchiesta sui presunti legami fra corruzione e operazioni immobiliari. E vista la decisione del tribunale del Riesame di non concedere il dissequestro dell'area della società pratese di Giovanni Valentini, ex partner (di maggioranza) della Lucchese e (di minoranza) di alcune spa del Comune. «Il sindaco - scrive Tambellini - dice che il progetto di S. Anna potrebbe "essere estrapolato" dalla variante di minima entità al piano strutturale. Se con "estrapolare" intende "lasciare momentaneamente" in sospeso, dovrebbe spiegare come si concilia questa idea con l'obbligo di legge di definire la nuova destinazione urbanistica delle aree sottoposte a prescrizioni decadute dopo il quinquennio di validità stabilito dal regolamento urbanistico». L'area di Sant'Anna, infatti - ricorda Tambellini - è una «"zona bianca", non definita dopo che il progetto norma n5 (quello del Parco di S. Anna, appunto) è decaduto. In questa circostanza, dunque, il consiglio comunale ha il dovere d'ufficio di dare una nuova destinazione urbanistica alle aree non pianificate, come attualmente risulta l'area del parco di Sant'Anna, in accordo con le previsioni regionali». Anche per il Comitato del Parco di S. Anna il piano attuativo non può essere riconfermato, una volta decaduta la previsione del regolamento urbanistico. «Il procedimento per l'approvazione del piano - si legge nell'osservazione presentata alla variante urbanistica - non sarebbe in alcun modo "confermabile" in "stato" di avvenuta "adozione" qualora, dopo un anno dalla scadenza del termine ordinario posto dalla legge per la sua conclusione, il proponente non avesse presentato ricorso. Nel caso l'amministrazione non conosca l'esistenza di tale ricorso, resta comunque la facoltà di riproporre l'istanza di avvio del procedimento, accordata al proponente dalla legge sulla trasparenza amministrativa, ma essa non avrebbe comunque l'effetto di confermare in vita il "vecchio" procedimento, decaduto per mancata approvazione nei termini». Premesso questo - segnala il comitato - se «il procedimento amministrativo, entro cui andava a collocarsi la delibera di adozione del piano (del 20 aprile 2007), non si fosse concluso nei termini di legge, né il proponente avesse presentato ricorso contro il il silenzio del Comune, non avrebbe alcun senso logico riservare a suo favore, con il solo presupposto di un'adozione già avvenuta, la disponibilità delle "quantità residue" aumentate». «Variante adottata solo per evitare la causa milionaria» Tani si è attenuto alle indicazioni avute dai vertici politici. Non ha introdotto dati falsi nella sua relazione LUCCA. Tutta colpa dell'inerzia del Comune. Se c'è stato bisogno di una variante per ripescare il progetto di S. Anna - case, negozi, albergo in un'area di circa 7 ettari - è solo per evitare una causa milionaria all'amministrazione che ha fatto decadere un piano adottato, senza approvarlo definitivamente nei tempi stabiliti dalla legge. Giovanni Valentini, ex amministratore di Valore spa, spiega così - con la volontà di evitare una causa da 20 o 30 milioni di euro - l'adozione (il 17 gennaio) della variante urbanistica, necessaria a spostare nella zona di S. Anna i metri quadri di superficie residenziale e commerciale necessari a resuscitare il piano (da 200 appartamenti) decaduto nella primavera 2009. Dietro a questi atti, dunque - sottolinea Valentini, indagato per concorso in corruzione - non ci sarebbero le tangenti, sotto forma di incarichi professionali per gli amici dell'assessore, Marco Chiari, ipotizzate dalla Procura. L'INIZIO Il piano del "Parco di S. Anna" - ricostruisce Valentini - viene presentato il 26 luglio 2005. Secondo la legge 136 del 1999 - scrive l'imprenditore - il piano «avrebbe dovuto essere approvato entro 90 giorni dalla presentazione». Invece, «dopo varie vicissitudini», è stato adottato dal commissario prefettizio il 20 aprile 2007 ed è stato pubblicato sul Burt il 27 giugno. A conferma che «a quel tempo il piano era ritenuto conforme al regolamento urbanistico. Tutto era pronto, insomma, perché il piano attuativo fosse definitivamente approvato, con le prescrizioni dettate dagli uffici tecnici comunali, come stabilito dalla legge regionale del 2005 sull'urbanistica, che assegna 45 giorni per la presentazione di osservazioni». Invece, questo non è accaduto. E a oggi il piano non è ancora approvato. Anche se è stato ripescato dal Comune con la variante di gennaio perché «la ritenuta inefficacia del piano, dovuta alla decadenza (dopo 5 anni) della relativa previsione nel regolamento urbanistico, dovrebbe ricollegarsi all'illecita inerzia dell'amministrazione». Di conseguenza - sottolinea Valentini - gli «indirizzi assunti dall' amministrazione sulle varianti al regolamento urbanistico e al piano strutturale non possono leggersi in "combinato disposto" con le asserite utilità indebite conseguite da Chiari nel suo rapporto con me, ma vanno ricondotti alla composizione del contenzioso amministrativo che vedeva il Comune inerte rispetto ai legittimi interessi e alle aspettative giuridiche della Valore spa». Ancora senza piano approbato, a 4 anni dall'adozione e nonostante le «numerose diffide ad adempiere inviate all'amministrazione». ILLEGITTIMITÀ PRESUNTA L'altra contestazione che Valentini muove al Comune (e alla Procura che lo accusa) è questa: a S. Anna (nell'Utoe 3b dove è inserito il piano della spa) era finita la superficie residenziale a disposizione dell'intervento, a causa delle concessioni edilizie rilasciate dopo l'adozione del piano attuativo. «Tale consumo - rileva Valentini - non si era ancora verificato alla data di adozione del piano da parte del commissario prefettizio, ma solo successivamente, per effetto del rilascio di ulteriori autorizzazioni edilizie. Anche in questa prospettiva, pertanto, la lesione della posizione giuridica soggettiva di Valore spa, - maturata con l'adozione del piano e indebolita dall'inerzia dell'amministrazione - appare e appariva evidente». Per questo Valore manda al Comune lettere di diffida e di risarcimento dei danni. E per lo stesso motivo «i tecnici e i vertici politici del Comune si sono mossi per trovare una soluzione "transattiva"». Che la soluzione individuata - variante e redistribuzione delle superfici residenziali residue - fosse «legittima - prosegue Valentini - si deduce dal parere di legittimità del professor Giuseppe Stancanelli del 10 marzo 2010, che ha costituito la base giuridica delle adottate varianti (c'è anche quella dello stadio) al regolamento urbanistico e al piano strutturale». TANI Viste queste premesse - dice Valentini - l'architetto Maurizio Tani (ex dirigente comunale all'urbanistica, indagato per corruzione) si è mosso «per predisporre atti da sottoporre al consiglio comunale, sulla scorta del parere autorevole di Stancanelli. Ed è infondato sostenere che l'individuazione di quantitativi residenziali superiori alle previsioni del piano strutturale sia stata operata ad arte per favorire gli interessi di Valore». Infatti - ricorda Valentini - la possibilità di realizzare 534.000 metri quadri di superficie residenziale invece di 400.000, è «già riportata nel documento del 2004 di conformità del regolamento urbanistico al piano strutturale». Perciò queste cifre - conclude Valentini - non possono essere state inserite ad arte - nella relazione di monitoraggio dell'edificato del 2009, alla base dell'ipotesi corrutiva, per la quale Tani è indagato per falso. «Mantenuti gli impegni politici» Valore spiega le intercettazioni sullo stadio Con l'assessore Chiari tenuti rapporti solo perché aveva la delega al progetto data dal sindaco Favilla LUCCA. Gli impegni «mantenuti», quelli delle intercettazioni, sarebbero «gli impegni politici del sindaco». I rapporti con Marco Chiari, passati al setaccio dalla Procura, sarebbero quelli con l'assessore delegato dal sindaco ai grandi progetti. Compresa la riqualificazione del Porta Elisa. Sono queste le spiegazioni che fornisce Giovanni Valentini, ex amministratore di Valore spa, la società immobiliare che, per la Procura (ma non per il tribunale del Riesame), avrebbe comprato con incarichi professionali i «favori» necessari a mandare avanti l' intervento sullo stadio e la costruzione di un nuovo quartiere a S. Anna. Il progetto dello stadio - scrive Valentini - è frutto «di un accordo politico maturato tra la giunta Favilla e gli imprenditori che avevano acquistato la Lucchese calcio. Chiari, per espressa determinazione del sindaco, era il soggetto politico delegato alla cura del progetto. Dunque rappresentava il necessario e obbligato referente per l'adempimento dell'accordo politico maturato in seno all'amministrazione comunale. È questo contesto politico che spiega la particolare cura dimostrata da Chiari, evidentemente interessato anche sul piano personale a legare il suo nome a una così rilevante opera di Valore spa». E sempre nella prospettiva dell'impegno assunto da Favilla con Valentini, quando ha rilevato l'80 delle quote della Lucchese, che «devono - sottolinea l'imprenditore - essere letti i messaggi da me inviati al sindaco e all'architetto Maurizio Tani», ex dirigente comunale all'urbanistica. Valentini si riferisce al ringraziamento, intercettato, «per aver rispettato gli impegni presi» sullo stadio. Di questi impegni - prosegue Valentini - c'è riscontro «negli atti del consiglio comunale, tra i quali spicca, per rilevanza, la delibera n 69 del 16 luglio 2009, con cui l'ampia maggioranza di 20 consiglieri comunali (su 29, con 9 astenuti), dà mandato alla giunta di "procedere concretamente sulla via della riqualificazione dello stadio Porta Elisa" e di "operare per l'inserimento nella prima variazione al regolamento urbanistico, conseguente al monitoraggio sull'edificato, prevista per settembre, delle variazioni urbanistiche che si rendano eventualmente occorrenti"». Alla medesima finalità «tutta politica e già maturata in seno all'amministrazione comunale, assai prima dei presunti miei rapporti sospetti con Chiari (è la delibera di giunta 550 del 2009) risponde la scelta - sottolinea Valentini - di adottare quale strumento di pianificazione urbanistica il binomio master plan-variante urbanistica, che avrebbe consentito di evitare un ulteriore passaggio in consiglio comunale del "progetto Stadio"». Ovviamente - conclude Valentini - sempre «ferma restando l'ammissibilità di tale procedura e la sua derivazione dall'esperienza urbanistica vissuta a Torino nell'ambito della costruzione del nuovo stadio della Juventus».