Lucca. Chiari «riscuoteva percentuali sulle notule, però...». I ruoli di Valentini, Tani e Ferro «Parcelle, non tangenti» LUCCA. Gli incarichi sono stati dati agli amici dell'assessore, ma non sono tangenti. È la conclusione del Riesame che smantella l'inchiesta sulla corruzione. Partendo da un dato: non sono stati scoperti movimenti di denaro associabili a mazzette. La Procura, però, non si arrende: prepara il ricorso in Cassazione. Negato il dissequestro dei beni di valore. BONUCCELLI, ANTONI, CASINI, TONELLI 5 PAGINE IN CRONACA LUCCA. Né falso né corruzione. Tutto regolare dalle parti di palazzo Orsetti e dintorni. I piani per riqualificare lo stadio e per costruire il nuovo quartiere a S. Anna sono stati portati avanti per «volontà politica della maggioranza comunale», con atti (di giunta e consiglio) basati su previsioni di piano strutturale e non su dati manipolati ad arte dall'ex dirigente comunale all'urbanistica, Maurizio Tani. La sentenza del tribunale del Riesame è lapidaria: non c'erano i motivi (i "gravi indizi di colpevolezza") per arrestare Tani e l'assessore, Marco Chiari né per mettere agli arresti domiciliari l'ex amministratore di Valore spa, Giovanni Valentini, l'architetto Luca Antonio Ruggi, socio dello studio tecnico di Chiari, l'ingegner Andrea Ferro, ex presidente del comitato ambientale comunale. In parole povere, per il tribunale del Riesame non esisterebbe la "cricca" che, invece, per la Procura, avrebbe agito per favorire «anche con atti contrari al dovere d'ufficio» le operazioni immobiliari di Valore spa. E mancherebbe, secondo il Riesame, anche «la prova a livello indiziario» dei reati contestati. Del resto, non si è neppure trovata traccia delle mazzette, anche se continua l'esame dei conti correnti degli indagati. I soldi pagati da Valentini a Ferro e Ruggi - precisa il Riesame - non si possono considerare tangenti, ma solo il pagamento di «parcelle per incarichi effettivamente dati» (e svolti) a professionisti suggeriti da Marco Chiari, l'assessore "sbrigafaccende". Il fatto, poi, che Valentini affidasse incarichi a tecnici suggeriti dall'assessore si spiega - insiste il Riesame - con la necessità di «tenersi buono» il politico. La conclusione del Riesame, dunque, è questa: la vicenda suggerisce la perdita di pudore e di moralità, ma non fa emergere reati. Per questo la sentenza sconfessa l'inchiesta della Procura sui presunti legami fra tangenti (pagate, appunto, con incarichi professionali) e operazioni immobiliari. Il sostituto procuratore Fabio Origlio, titolare dell'indagine, non ribatte. Ieri mattina, però, alle 9 era già in ufficio a preparare il ricorso in Cassazione. Potendo contare su un elemento a favore: la decisione del Riesame locale di non dissequestrare i beni di Valore, 18 milioni e l'area a S. Anna dove è previsto il nuovo quartiere. NON C'È FALSO. Tutto l'impianto accusatorio si basa su un presupposto: che sia stata aumentata ad arte (da 400mila a 534mila metri quadri) la superficie residenziale ancora edificabile. A detta della Procura, il falso, contenuto nella relazione di monitoraggio sull'edificato, firmata dal dirigente Tani, - doveva servire a garantire la trasformazione dello stadio in un centro polifunzionale, e la costruzione del "Parco di S. Anna" (case, case, negozi, albergo). Il tribunale del Riesame arriva a conclusioni opposte. Sostiene che la possibilità di dilatare la superficie residenziale è già prevista nel piano strutturale del 2001: l'articolo 56 delle norme tecniche di attuazione consente di utilizzare per costruire case fino al 25 della superficie destinata ad «altre funzioni». Per la Procura questo 25 dovrebbe, però, essere sottratto, dal quantitativo totale del residenziale, mentre per il Riesame il consiglio comunale ha deciso «di interpretare la norma (e la possibilità) in senso aggiuntivo e non ricomprensivo». Inoltre, il tribunale ricorda che il dato sull'aumento della superficie residenziale «era già stata riportata nel documento di conformità del regolamento urbanistico al piano strutturale approvato dal consiglio comunale nel 2004, quando ancora non era nemmeno stato presentato il piano per S. Anna (che è del 2005)». Quindi i 134mila metri quadri aggiuntivi sarebbero solo stati riportati nella relazione di monitoraggio per la quale Tani è indagato per falso. A confermare la circostanza, sarebbero «gli architetti Gilberto Bedini e Fabrizio Cinquini (consulenti del Comune)», estensori della relazione, «che non sono neanche stati sentiti dal pm». Ugualmente, anche i 10.820 metri quadri aggiunti per il piano di S. Anna - prosegue il Riesame - sarebbero stati inseriti nel regolamento urbanistico, nel 2004 e quindi non sarebbero un'invenzione di Tani che sarebbe attenuto «al parere di legittimità del professor Giuseppe Stancanelli» per superare il problema di mancanza di superficie fondiaria nelle zone interessate dagli interventi di Valore. Perciò, il Riesame ritiene che «non siano stati individuati (dalla Procura) i necessari indizi per poter ritenere che le conclusioni alle quali è pervenuta l'amministrazione comunale siano frutto di una arbitraria e fittizia prospettazione da parte di Tani». CORRUZIONE INESISTENTE Il Riesame considera che il 17 gennaio il consiglio comunale abbia «consapevolmente e scientemente» approvato la variante al piano strutturale, basata sulla relazione di monitoraggio di Tani. E che le varianti urbanistiche o il master plan dello stadio siano atti di competenza della giunta e del consiglio comunale «quindi non imputabili a Chiari». Il cui interessamento alla pratica dello stadio «deve essere ritenuto non espressione di favoritismi per Valentini, bensì conseguenza del ruolo a lui delegato dal sindaco». Perciò Valentini non avrebbe avuto alcun interesse a pagare mazzette a un assessore che direttamente non avrebbe potuto condizionare gli atti da cui dipendevano le operazioni immobiliari del suo gruppo. In questa ottica, il Riesame sostiene che gli incarichi professionali dati agli amici dell'assessore non sarebbero collegabili alle delibere per il nuovo stadio o per S. Anna: «Le insistenze di Chiari per ottenere due incarichi da Valentini, per Ferro e Ruggi - scrive il collegio - non possono di per sé essere considerati comportamenti concretizzanti gravi indizi di corruzione». Per chiarire il Riesame aggiunge: «La motivazione dei conferimenti di incarichi a Ruggi e Ferro, da parte di Valentini, è da rinvenire non nell'attribuzione di compensi corruttivi, bensì nell'opportunità, ravvisata da Valentini, di "gratificare" Chiari per tenerselo buono». E le percentuali che l'assessore avrebbe preteso dai professionisti amici per gli incarichi procurati, per il Riesame sarebbero «illegittime pretese creditorie», non tangenti. Quindi - conclude il Riesame - «non vi sono elementi di prova per ritenere che gli incarichi conferiti a Ferro da Valentini o altri committenti, tramite l'intermediazione di Chiari, fossero il prezzo di corruzione». Il Parco di S. Anna non andava approvato Angelini (GL) contesta le affermazioni dell'avvocato Toscano LUCCA. Sono «francamente discutibili» le argomentazioni dell'avvocato Toscano che ha difeso la legittimità di tutte le procedure seguite dall'amministrazione comunale, sia per il Parco di S. Anna che per le varianti al regolamento urbanistico. Lo sostiene Piero Angelini, il leader del movimento Governare Lucca. Angelini dice che le argomentazioni da contestare sono tante. A iniziare dal falso in atto pubblico. «È noto che il Piano strutturale del Comune aveva fissato, in maniera inderogabile in 400mila metri quadri le quantità residenziali. La Relazione di monitoraggio del 15 dicembre 2009 ha portato il residenziale a 534.675 metri quadri, con un aumento di oltre 134.000, senza dare alcuna spiegazione. È evidente che, per chiarire che non c'è falso, è necessario indicare il meccanismo giuridico in base al quale sia stato possibile effettuare legittimamente una tale operazione. Toscano ricorda semplicemente che una tale operazione Tani l'aveva già fatta nel 2008 (fatto non vero), come se questo costituisse una spiegazione accettabile. Per quanto riguarda le due Varianti, a suo avviso legittime, l'avv. Toscano ricorda soltanto che si sarebbe trattato di "volumi spostati" da una Utoe all'altra, secondo quanto consigliato dall'avv. Stancanelli dopo gli sforamenti accertati. Ma l'avv. Toscano non dice che l'amministrazione ha scelto in violazione di tutte le norme urbanistiche, la strada della riduzione a una delle 17 Utoe, che le permetteva di gestire, a sua discrezione, il "tesoretto" delle aree edificabili, sia per il residenziale che per il commercialedirezionale. Quanto all'approvazione del Parco di S. Anna, per Toscano doverosa, ripetiamo quanto detto da tempo: che non poteva essere approvato (e neppure adottato) per moltissime ragioni, ma soprattutto per il fatto che, fin dalla sua presentazione, mancavano nel Regolamento urbanistico le quantità residenzialicommerciali per il suo rilascio (8618 mq, di fronte ai circa 35.000 mq necessari). L'amministrazione, invece di proporre di bocciare il Piano, come era suo dovere, ha sempre spinto per la sua approvazione, facendo leva sul timore (per noi infondato) della richiesta di danni; e, purtroppo, si è attrezzata di recente per soccombere: cambiando illegittimamente lo Statuto (soltanto nostra la resistenza) ha trasferito dal sindaco ad un funzionario il compito di decidere se resistere in giudizio». Avanti con la variante di minima Il sindaco Favilla scrive ai consiglieri comunali e spiega cosa si deve fare «Il primo passo da compiere è quello di procedere a verifiche con Regione e Provincia sui rilievi che sono stati avanzati» LUCCA. Stadio Porta Elisa e varianti di minima a piano strutturale e regolamento urbanistico, il sindaco Mauro Favilla spiega cosa farà la sua amministrazione. Lo spiega con una lettera aperta inviata ai consiglieri comunali. Stadio L'amministrazione - dice Favilla - ritiene che il consiglio comunale possa procedere all'esame delle osservazioni alle varianti, ricevute nello spazio di tempo ad esse dedicato, e assumere una decisione ultimativa e cioè: o approvare in via definitiva la variante stessa o revocarla. «Naturalmente, l'approvazione definitiva si giustifica se la Lucchese rimane iscritta al campionato. In caso contrario diventa un atto inutile, perché cessa di esistere l'esigenza di uno stadio funzionale. L'eventuale passo successivo sarà una gara ad evidenza pubblica per l'aggiudicazione della concessione dei lavori». Varianti «I rilievi avanzati dall'autorità giudiziaria - spiega Favilla - si riferiscono alla determinazione delle previsioni quantitative degli atti che sono precedenti alle attuali varianti. La variante al piano strutturale assume il carattere di atto formativo di un nuovo strumento urbanistico: le rispettive previsioni quantitative hanno solo un riferimento teorico ai precedenti ed hanno una valenza autonoma. Pertanto, come nuovo provvedimento urbanistico può essere oggetto di eventuali rilievi di carattere amministrativo. Ed infatti le due varianti sono state oggetto di osservazioni e rilievi da parte della Regione e della amministrazione provinciale, oltreché di enti, comitati, associazioni, aziende e singoli cittadini, così come prevedono le leggi. Pertanto l'amministrazione comunale intende che il primo passo da compiere sia quello di procedere a verifiche con la Regione e la Provincia sui rilievi formulati allo scopo di raggiungere una intesa preventiva - se possibile - sul contenuto di tali provvedimenti urbanistici. Si intende ricordare che tali provvedimenti hanno un carattere propedeutico, rispetto alla formulazione di un nuovo piano strutturale di lungo periodo. Infatti in essi non sono contenute previsioni di nuove aree da edificare rispetto al vigente regolamento urbanistico, (salvo l'intervento di edilizia pubblica). «Nella variante di minima è stato adottato il criterio di tenere conto delle decisioni positive già assunte dal consiglio comunale e in conseguenza della adozione di tale criterio è rimasto salvaguardato il piano norma 5 (S. Anna), che è l'unico a prevedere utilizzazioni di aree oggi scoperte. In attesa di un chiarimento con la Regione esso potrebbe essere estrapolato, procedendo sulle restanti disposizioni. «L'approvazione definitiva delle varianti di minima - dice il sindaco - è atto necessario al fine di raggiungere diversi scopi: riattivare i vincoli sulle aree destinate a opere pubbliche per consentire - ove necessario - l'esproprio delle aree; bloccare la nuova edificazione al di sopra dei tetti massimi stabiliti, in quanto in assenza di tali strumenti i diversi proprietari di aree, che sono edificabili secondo il vecchio regolamento urbanistico, avrebbero diritto a utilizzare le relative potenzialità edificatorie, superando così oltreché il limite di ogni singola Utoe anche il limite massimo consentito dal vigente piano strutturale, in quanto è stato accertato che le previsioni e le indicazioni cartografiche del regolamento urbanistico superano nella loro potenzialità, applicando i parametri urbanistici previsti, i limiti quantitativi previsti dal piano strutturale; ciò si verifica, per lo meno, nel caso alcune particolari destinazioni; per consentire ai proprietari di intervenire anche sugli edifici esistenti, nei casi in cui sia previsto che ciò debba avvenire attraverso lo strumento del piano attuativo in quanto in tali casi la decadenza quinquennale della previsione di piani attuativi contenuti nel regolamento urbanistico non consente neppure l'intervento sull'edilizia preesistente. «L'amministrazione comunale ritiene necessario non abbandonare la via intrapresa, sia pur correggendo - ove occorra e sia condiviso - quanto già contenuto nelle varianti stesse».