Le entrate dovute al condono edilizio non ci sono state. Il governo ha quindi scoperto di avere un altro buco nei conti pubblici di 2215 milioni di euro. Sono i soldi che sarebbero dovuti entrare nelle casse dello Stato con la sanatoria degli abusi edilìzi, ma che non sono mai giunti a destinazione. Per questo il governo Berlusconi è corso ai ripari in due modi: ha posticipato al 2005 le rate del condono (non è la proroga di cui si era parlato in questi giorni) e ha coperto il buco per il 2004 con 466 milioni di euro con la cosiddetta manovrina approvata dal consiglio dei ministri di due settimane fa. E' quanto emerge dalla relazione tecnica del decreto. Le rate dei condoni nel 2005 saranno invece tutte utilizzate per coprire la riduzione fiscale decisa nella stessa riunione del consiglio dei ministri. Per ora siamo dunque di fronte a una nuova partita di giro e alla realtà concreta di un'amministrazione pubblica che non ha neppure i soldi per pagare i suoi fornitori di beni e servizi. I pagamenti del 2004 sono infatti rimandati al 2005 e scaricati sulla Cassa depositi e prestiti, che sarà a sua volta rimborsata con gli interessi in quindici anni. La manovra economica per il 2005 continua intanto la sua corsa a ostacoli al senato. Le tensioni tra il sottosegretario all'economia, Giuseppe Vegas e qualche rappresentante politico della Casa delle libertà continuano, nonostante la tregua della scorsa settimana sugli emendamenti. Ora il nuovo scontro è su una somma di 250 milioni di euro che fanno parte di un fondo di cui non si è ancora decisa la destinazione finale. Vegas avrebbe spinto per utilizzare questi soldi per risolvere alcune questioni in sospeso, tra cui i lavori socialmente utili in Sicilia e Campania, le misure per i forestali in Calabria e interventi sui tarmaci. Contro Vegas si è schierato però il capogruppo di Forza Italia, Renato Schifani e altri rappresentanti della Casa delle libertà spingono invece in altre direzioni e hanno respinto la richiesta dello stesso Vegas di ritirare gli emendamenti, che saranno esaminati quindi fino a giovedì prossimo. Oltre alla proroga del condono edilizio che ricompare e scompare quasi ogni giorno, sta facendo molto rumore anche la questione dei pedaggi sulle strade statali che verranno vendute. All'epoca della presentazione della finanziaria era stato il ministro dell'economia Siniscalco a escludere che si possa andare verso i pedaggi di statali e raccordi. Poi l'Anas si era fatta sentire e la questione era stata per il momento accantonata. Si era solo parlato di eventuali pedaggi ombra. Ora invece si torna a parlare di pedaggi nel pieno senso del termine. «Alla fine la geniale idea è rispuntata - ha dichiarato ieri Paolo Brutti, senatore Ds - dopo le tante smentite del ministro Siniscalco, con l'articolo 41 della finanziaria è chiaro che parti importanti della rete stradale italiani saranno svendute e sottoposte a pedaggio». Di pedaggi, anche se ombra, parlano anche i senatori dei Verdi, Anna Donati e Natale Ri-pamonti. Anche i Verdi ricordano che dalla previsione di 3 miliardi di euro di entrate il ministro Siniscalco aveva escluso i pedaggi agli automobilisti. Intanto mentre i parlamentari di An cercano di bilanciare la sconfitta sul fisco con Berlusconi con annunci di nuove misure a favore delle famiglie, c'è ancora molta tensione sul Tfr. Da una parte Turci dei Ds chiede la clausola di salvaguardia, dall'altra si attendono i decreti attuativi della riforma Maroni sulla previdenza integrativa.
Buco di 2 miliardi - Lo Stato non paga
Il governo Berlusconi ha scoperto di avere un altro buco nei conti pubblici di 2215 milioni di euro, dovuti alle entrate non ricevute dal condono edilizio. Per coprire il buco, il governo ha posticipato le rate del condono al 2005 e ha utilizzato 466 milioni di euro della manovrina approvata dal consiglio dei ministri. Le rate dei condoni nel 2005 saranno utilizzate per coprire la riduzione fiscale decisa nella stessa riunione del consiglio dei ministri. I pagamenti del 2004 sono stati rimandati al 2005 e scaricati sulla Cassa depositi e prestiti. La manovra economica per il 2005 continua a incontrare ostacoli al senato.
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