Trieste ha fame. Non tanto di luganighe o sardelle, quanto piuttosto e soprattutto di occasioni, di opportunità, di motivazioni. Diciamo pure la parola invisa a tanti: di eventi, meglio se con la maiuscola. La prova provata, se occorresse, viene dalla felicissima "due giorni" che ha abbinato l'inaugurazione della "Costa Favolosa" a quella della cosiddetta Biennale in Porto Vecchio. La risposta della presunta Bella Addormentata, di questa città in demografica estinzione e già data per spacciata, è stata entusiastica ed entusiasmante. Nella giornata della "Favolosa", in particolare (e nella serata soprattutto), il bagno di folla è stato uno spettacolo nello spettacolo. Si è capito una volta di più quanto i triestini siano (appunto) affamati: di un qualcosa che li ridesti da un endemico, ma solo apparente sopore, che li faccia uscire in massa festosa, magari solo per il piacere di uscire con il pretesto di un fatto assolutamente insolito e intrigante. Assai raramente la Bella Addormentata è sembrata ben sveglia come nella serata di sabato. Folla in pazientissima attesa dietro le transenne di piazza Unità (spartizione antipatica tra Vip e gente comune, comunque dettata da rigorose misure di sicurezza), folla sulle Rive in attesa dei foghi (ben più che al tempo dei mitici concorsi pirotecnici degli anni Sessanta), folla ovunque, da Ponterosso a piazza Venezia, un viavai continuo e gioioso, quasi una riappropriazione di un'ampia fetta della città, con in più frotte di turisti e ospiti occasionali stupefatti dal fascino mai tanto evidente di un particolarissimo tessuto urbano. (E ottimi affari, ovviamente: per ristoratori, negozianti, tassisti...). C'è davvero molto da riflettere su quanto è avvenuto. Non solo Barcolana, dunque, ma ripetiamo eventi di grande attrattività, come già il concerto di Riccardo Muti. Ed è anche di questo, assieme a tante altre cose, che Trieste ha autentica fame arretrata. La risposta a questa esigenza può venire, è chiaro, solo da istituzioni e categorie. Certo, è una questione di denari; ma è anche una questione di inventiva, di buona volontà, di una concorde sinergia che finalmente scavalchi il tipico sport locale del "bastone tra le ruote". L'ideazione di iniziative che abbinino un indubbio appeal a una non dilettantesca dimensione culturale o spettacolare spetta a chiunque possieda fantasia e talento sufficienti. Ma l'attuazione dell'una o dell'altra "invenzione" passa obbligatoriamente per una coesione operativa, senza la quale nulla sarà possibile. Va da sé che qualsiasi cosa si escogiti per ridestare una volta per tutte la Bella Addormentata deve apdare di pari p passo con la gestione costante, capillare e coesa di un'offerta cultural-turistica, che comporti una non estemporanea animazione e la proposta di "pacchetti" tematici mirati e "su misura" dei diversi interessi dei potenziali visitatori. In tal senso Trieste col suo variegato territorio ha molto da offrire, anche se non se rende ben conto e non è capace perlomeno non lo è stata finora di sintonizzare e far fruttare le sue chances. E tuttavia non può presuntuosamente pensare di non aprirsi a ciò che sta al di là di un ex confine e, quindi, di mettersi in rete con le vicine realtà: sarebbe ben miope il non "fare sistema" con quanto un tempo stava "di là" e oggi è invece a portata di mano (salvo le note, surreali difficoltà di comunicazione perfino con Lubiana. Ma questa è un'altra storia...). P.S. Fin qui le speranze o le ipotesi di risveglio. Rimane, sottotraccia, la non confortante constatazione che le buone occasioni cui si è accennato sono frutto di progetti e progettisti "d' importazione": il concerto di Muti, l'inaugurazione della "Favolosa", la Biennale... Si ha il sospetto che, senza apporti esterni, Trieste non sia in grado di ideare alcunché o quasi (Barcolana a parte, ovviamente). Se così davvero fosse, quanto scritto fin qui rimarrebbe il solito "libro dei sogni" e il sonno di questa città proseguirebbe indisturbato.