Per scovare il contribuente pubblico più "generoso" della manovra bisogna recarsi in via Veneto a Roma. Lì ha sede il ministero dello Sviluppo economico che lascerà sul terreno 1,9 miliardi sui 5 chiesti complessivamente ai dicasteri. Prima che la spending review e il passaggio dalla spesa storica ai costi standard facciano sentire i loro effetti. A quantificare la sforbiciata sulle amministrazioni statali è la tabella contenuta nell'allegato C al decreto che il Governo ha inviato ieri mattina al Quirinale per la firma del capo dello Stato. L'elenco indica il contributo che, ai sensi dell'articolo io comma 2 del Dl, ogni dicastero dovrà fornire in termini di saldo netto e di indebitamento. Focalizzandoci su quest'ultimo, si passa da i miliardo nel 2012 a 3,5 nel 2013 fino a 5 miliardi nel 2014. Risorse che il Tesoro scoverà tra le spese rimodulabili dei vari bilanci e provvederà a "congelare" in attesa che siano i singoli ministri a decidere dove e come intervenire con la legge di stabilità 2012-2014. Come detto l'assegno più co- spicuo dovrebbe staccarlo Paolo Romani: 1.963 milioni da qui al prossimo triennio. La seconda piazza spetterebbe invece all'Economia con quasi 1,4 miliardi di impatto sull'indebitamento netto. Degni di nota anche la sfoltita imposta alle uscite di Difesa (769 milioni), Interno (263,8 milioni) e Giustizia (1244 milioni). A seguire tutti gli altri: Infrastrutture (103,7 milioni), Esteri (91,3), Politiche agricole (74,6), Istruzione La stretta. Sforbiciata in attesa dei costi standard Per lo Sviluppo un sacrificio da 1,9 miliardi (62,9), Ambiente (57,5), Lavoro (42,7 milioni), Salute (29,3) e Beni culturali (27,8). A questa ripartizione si arriva anche per effetto delle eccezioni disposte dallo stesso provvedimento. Vengono infatti esonerati esplicitamente dai tagli i fondi per il finanziamento ordinario (Ffo) delle università, per lo spettacolo (Fus) e - limitatamente al 2012 per le aree sottoutilizzate (Fas), nonché le risorse destinate alla ricerca, alla scuola, alla manutenzione e alla conservazione dei beni culturali. Parallelamente alla cura di breve periodo la manovrane impone una a più ampia gittata. Che partirà l'anno prossimo con l'avvio da parte del Mef dell'attività di «spending review» volta a individuare i fabbisogni standard relativi ai diversi programmi di spesa delle Pa centrali. Il primo passo lo farà la Ragioneria generale dello Stato (Rgs) che chiederà a tutti i ministeri di comunicare le informazioni contenuti nelle lorobanche dati, prevedendo una penale (il 2 dello stipendio) per i dirigenti delle amministrazioni inadempienti. Con quei numeri a Via XX Settembre calcoleranno i fabbisogni standard che i dicasteri do- vranno poi rispettare attraverso dei programmi triennali per il superamento della spesa storica concordati con l'Economia. Tra le altre coperture del provvedimento va ricordato il contributo chiesto al comparto delle autonomie. Vengono confermati i numeri diffusi nei giorni scorsi su questo giornale: tra il 2013 e il 2014 da Regioni ordinarie e speciali arriveranno 5,4 miliardi; dagli enti locali altri 4,2. Al tempo stesso sarà ridotta, sempre di 42 miliardi, la dote dei fondi perequativi del federalismo destinati ai sindaci e ai presidenti di Provincia di Sicilia e Sardegna. Fermo restando che dalla "stretta" saranno esonerati gli enti appartenenti alla prima classe di virtuosità in base ai nuovi parametri tra cui spesa in conto capitale, personale, sedi, auto blu, servizi erogati, rispetto del patto di stabilità. Passando dalle minori spese alle maggiori entrate, che per il 2011 e il 2012 sfiorano i 10 miliardi complessivi, spicca infine il gettito atteso dalle novità tributarie (a cominciare dal bollo di 120 euro su tutti i dossier titoli). Insieme agli interventi sui giochi il pacchetto fiscale previsto dal Dl dovrebbe garantire all'Erario 1,8 miliardi quest'anno e 4,3 miliardi nel 2012 per poi scendere a 435 milioni nel 2013 e 654 nel 2014. Cifre a cui si sommano i 165 milioni da prelevare quest'anno sul fondo del Mef per la compensazione dei crediti d'imposta e i4,9 miliardi da recuperare sulle infrastrutture (su cui si veda altro articolo a pagina 8) tra il 2012 e il 2016.
ROMA Per lo Sviluppo, un sacrificio da 1.9 miliardi
Il governo ha inviato al Quirinale il decreto per la spending review, che prevede tagli di 1,9 miliardi sui 5 chiesti ai dicasteri. Il ministero dello Sviluppo economico sarà il più colpito, con un sacrificio di 1,9 miliardi. La spending review sarà effettuata dal Mef e partirà l'anno prossimo con l'avvio di un'attività di spending review volta a individuare i fabbisogni standard relativi ai diversi programmi di spesa delle Pa centrali. Il provvedimento prevede anche la riduzione della dote dei fondi perequativi del federalismo destinati ai sindaci e ai presidenti di Provincia di Sicilia e Sardegna.
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