BOLCA - Sesta, settima e ottava generazione dei Cerato, i «Pescatori del tempo». Si intitola così il libro che racconta una famiglia speciale, ritratta per l'occasione in una sala che conserva le tracce, impresse su pietra, di un tempo così remoto che gli anni si contano a milioni. Sandra e Giulia sfogliano il libro scritto da papa Massimo Cerato (44 anni) con in braccio Andrea Massimiliano (3 anni), ultimo nato della dinastia dei «pescatori del tempo». Al centro nonno Massimiliano (86 anni), nonna Rosetta Franchetto, i figli Achille, Erminio e Patrizia (non presente in foto) e Maria Clara Dal Dosso, moglie di Massimo. Una dinastia di esperti cavatori che in 250 anni di duro lavoro ha aiutato la scienza a scrivere pagine importanti della storia del nostro pianeta e degli esseri che l'hanno abitato. Ora un libro racconta questi due secoli e mezzo di vita di sette generazioni dei Cerato in un'avvincente narrazione, non scientifica, che potrebbe iniziare con un «Cera una volta...» come una bella fiaba in cui non mancano prodigiose scoperte nelle grotte sotterranee, portate a compimento da bacchette magiche a forma di martelli. Con tanto di lupo cattivo impersonato dalla burocrazia di un ministero che negli anni Novanta ha bloccato gli scavi interrompendo un'attività ripresa solo dopo un decennio, ma part-time, con campagne di scavi limitate al periodo autunnale, e dunque estrazioni ridotte. L'epilogo non può essere che lieto, perché comunque «è la passione l'incredibile motore» che ha sempre spinto questa famiglia a non arrendersi da quando, nel 1777, Domenico Cerato, proveniente dalla Val d'Astico, vendette persino la camicia per acquistare le località fossilifere di Bolca, profeta di un'attività che nei secoli ha messo insieme fatica, dedizione ed esperienza generazionale per trasformarle in alta professionalità: un'arte unica al mondo nell'estrazione e «preparazione» dei reperti fossili. «Ringrazio la mia famiglia, un fantastico mondo di umili ricercatori», ha detto Massimo Cerato, emozionato nel raccontarsi in quest'ultima, e per lui inedita, impresa di scrittore. Ed è partito improvviso il primo applauso nell'auditoriun del Museo dei fossili di Bolca, gremito di gente giunta da tante parti per assistere alla presentazione del suo libro, che ha dedicato ai figli, alla famiglia e «a tutte quelle persone che si emozionano nell'ammirare un fossile di Bolca». Un «grazie» sentito è rimbalzato, uno dopo l'altro, negli interventi della parte politica presente al convegno. A partire da Marco Ambrosini, assessore alla Cultura, Identità veneta e Beni ambientali della Provincia di Verona che ha ringraziato i Cerato perché «da un lavoro, da un mestiere, da un'arte è uscito un sistema di valorizzazione completo di bellezze e potenzialità di questo piccolo paradiso della provincia veronese, noto in tutto il mondo». «Vorrei esprimere questo grazie», ha aggiunto Yuri Pandolfo, assessore comunale, «a nome dei 2.700 abitanti di Vestenanova perché l'operato di questa famiglia porta lustro anche a tutta la nostra comunità». Un grazie a tutto tondo quello dell'onorevole Giovanna Negro (Lega nord), per la famiglia Cerato testimone di un'arte e di una volontà inalterata nel tempo, che lei segue personalmente con passione: «Mi sono anche arrabbiata, proprio in questi giorni, nel frequentare il ministero dei Beni culturali, quello guidato da Giancarlo Galan per capirci, e scoprire quanto sia drammatico doversi confrontare con funzionari a cui non frega niente della valorizzazione del nostro territorio. Ma siamo nati, come politici, per cambiare questo tipo di realtà. E continueremo a lottare».