Santa Croce, Ciaponi: «Un modo per raccogliere idee dagli imprenditori del settore» Apertura in deroga per la presentazione del rapporto Unic Lentamente, un po' alla volta, il futuro Museo del cuoio e della concia inizia ad aprire le sue porte. Prima visita in anteprima, giovedì scorso, per i consiglieri comunali di Santa Croce, accompagnati nella struttura ideata dall'architetto Massimo Carmassi e collegata alla vecchia conceria Lapi. Un complesso ancora vuoto, costato oltre 2 milioni di euro tra 2002 e 2009, e che da più di un anno alimenta lo scontro politico sulle modalità e le reali possibilità di un definitivo allestimento. Da qui la decisione di una visita per i consiglieri. A breve sarà il turno degli imprenditori: il 22 luglio si terrà proprio all'interno del museo la tradizionale presentazione dal rapporto annuale dell'Unic. Un evento in via del tutto straordinaria, dato che la struttura non ha ancora l'agibilità per una prima vera apertura ai cittadini. Serviranno almeno 30mila euro per una serie d'interventi in chiave sicurezza, bloccati al momento delle difficoltà di bilancio e dai limiti imposti dal Patto di stabilità. «Quella del 22 sarà un'apertura straordinaria - dice il sindaco Osvaldo Ciaponi - limitata comunque a un pubblico ristretto. È una struttura che merita di essere vista, e crediamo sia giusto aprire le porte ai nostri imprenditori, anche per raccogliere idee, suggerimenti e aiuti per un allestimento museale che l'amministrazione non può permettersi». «Un fatto gravissimo - commenta Stefano Giannotti del Centrodestra per Santa Croce -. Mi sorprende che un'associazione come l'Unic accetti di presentare qualcosa di istituzionale in una struttura che non è completata e che non ha i requisiti di sicurezza e agibilità». A pochi giorni dalla visita nel museo, Giannotti torna quindi a ribadire con forza i dubbi espressi, da mesi, contro un progetto definito come «un esempio chiaro e lampante di sperpero di denaro pubblico». «Nonostante l'opera sia stata ideata da un architetto famoso - afferma il consigliere - si tratta comunque di una persona estranea al territorio, che non conosce la storia delle concerie. Quello che abbiamo visto è una struttura vuota, che non conserva alcuna traccia del lavoro e degli strumenti da conceria non dico di fine Ottocento, ma neppure del dopoguerra; rimangono solo alcuni macchinari degli anni Settanta. E ci preoccupa che l'amministrazione non fornisca un inventario degli attrezzi e degli strumenti che dice di avere a disposizione per l'allestimento». Giannotti se la prende poi con la parte moderna del complesso, le struttura lenticolare ideata dal Carmassi: «In pratica, è un ingresso al museo che è più grande del museo stesso, senza sapere come sarà possibile utilizzarlo, dato che sulle sue pareti non sarà possibile appendere neanche un'immagine». Errori che partono da lontano, secondo Giannotti: «Si dovevano coinvolgere i vecchi conciatori - dice -, ma soprattutto è mancata una vera programmazione».