«Il Comune ha il dovere di dire a Valore cosa vuol fare di viale Einaudi» Sulle politiche urbanistiche l'amministrazione si confronterà con Firenze e con la Provincia «Non andremo al muro contro muro» LUCCA. Illegittimi, al massimo. Roba da Tar, da tribunale amministrativo, non certo da procura. Di questo è (quasi) certo Giuseppe Toscano, avvocato esperto di diritto amministrativo. Come già sostenuto davanti al tribunale del Riesame, per Toscano non sarebbero stati compiuti atti illeciti per favorire le operazioni immobiliari di Valore spa, società di cui è difensore, insieme alla collega Giulia Padovani, nell'inchiesta sui presunti legami fra tangenti e cemento. Se, come sostiene il Riesame, non si potesse imputare il reato di falso all'architetto Maurizio Tani, ex dirigente comunale all'urbanistica, decadrebbe, l'accusa di corruzione. E al massimo, potrebbe restare in piedi quella di abuso d'ufficio. Ma senza addentrarsi nei meandri delle questioni penali, Toscano ribadisce che l'amministrazione comunale ha agito secondo la legge. Nel pieno diritto di spostare da una parte all'altra del territorio volumi non utilizzati o appartenuti a piani non realizzati, per recuperare i metri cubi necessari a consentire la costruzione di un nuovo quartiere a S. Anna. È ovvio - ammette Toscano - che il Comune può anche decidere di non voler più il Parco di S. Anna go nel lotto (da quasi 7 ettari) affacciato su viale Einaudi, di proprietà di Valore spa: in quel caso, però, dovrà fornire «motivazioni molto forti» per giustificare la scelta. E non consentire alla spa di costruire i palazzi previsti da un piano adottato nel 2007 e poi fatto scadere prima dell'approvazione definitiva. Che ancora non c'è stata. IL FALSO Toscano ripete che «la figura centrale della ricostruzione amministrativa di questa vicenda è l'architetto Tani. Se viene meno l'ipotesi secondo la quale Tani avrebbe commesso un falso (per giustificare la variante urbanistica che ripesca il progetto di S. Anna e rende possibile la trasformazione dello stadio, ndr) allora è evidente che gli atti amministrativi al massimo sono illegittimi, ma non illeciti. E, quindi, la questione si può dirimere davanti al Tar». Entrando nel merito, Toscano ribadisce quanto illustrato al Riesame: «Il falso non esiste perché i numeri (superfici e volumi) che vengono contestati a Tani erano già contenuti nella relazione del 2008, con la quale si ammettevano gli sforamenti». Si ammetteva, cioè, che in alcune zone della città si fosse costruito più di quanto consentito dal piano strutturale. Una di queste zone, era quella all'interno della quale è contemplato il piano di S. Anna: qui, stando ai calcoli del Comune, infatti, già il limite di superficie fondiaria assegnata sarebbe stato superato di oltre 18mila metri quadri. E senza la variante urbanistica che trasferisce volumi e superfici da una zona all'altra, il Parco di S. Anna non avrebbe potuto essere realizzato. «Tutte queste cifre, però - insiste Toscano - non vengono citate per la prima volta nella realzione di monitoraggio approvata dal consiglio comunale nel 2009 né nella variante al piano strutturale adottata a gennaio: erano già nella delibera con cui nel 2008 il Comune per un anno ha sospeso il rilascio delle concessioni edilizie». I VOLUMI SPOSTATI Toscano affronta anche la questione della legittimità spostamento dei volumi da una zona (Utoe) all'altra. «Per chiarire la situazione - riprende il legale - bisogna domandarci se il Comune potesse o dovesse fare qualche cosa per risolvere il problema dello sforamento delle previsioni del piano strutturale. La soluzione individuata, avallata dal parere legale del professor Giuseppe Stancanelli, era di utilizzare il "tesoretto" di volumetria accumulato considerando quello che non si era costruito in alcune zone e i piani attuativi scaduti nel 2009 insieme al regolamento urbanistico. Secondo la mia impostazione era ed è possibile, secondo la Procura no». S. ANNA Il Comune, ammette Toscano, può anche decidere «che il piano di S. Anna non di debba più realizzare. Ma deve prendere una decisione. Deve decidere se approvarlo o respingerlo, assumendosene la responsabilità». Se sono cambiate le condizioni del territorio - prosegue Toscano - il Comune può anche decidere «di riadottare il piano, soprattutto alla luce delle osservazioni alla variante al piano strutturale presentate dalla Regione. Per le quali, ha assicurato Tani in un interrogatorio, avrebbe presentato controdeduzioni (come è obbligatorio per legge). E lo avrebbe fatto subito se non fosse stato arrestato. Fra l'altro Tani ha anche confermato che sarebbe stato pronto per portare il piano in consiglio comunale per l'approvazione definitiva nell'autunno del 2007». Invece, l'operazione si è bloccata. E ora - conclude Toscano - resta «l'obbligo morale del Comune di dire a Valore che cosa voglia fare dell'area di S. Anna». i.b. Favilla: «Credo che sia la soluzione migliore, viste le osservazioni della Regione» Pronti a congelare S. Anna Il piano potrebbe essere tolto dalla variante urbanistica I.B. LUCCA. Congelare il piano di S. Anna. La costruzione del nuovo quartiere - case, negozi, albergo - lungo viale Einaudi. Secondo il sindaco, Mauro Favilla, sarebbe questa la soluzione più semplice alla luce dei fatti accaduti negli ultimi due mesi: l'inchiesta sui presunti legami fra corruzione e operazioni immobiliari e la presa di posizione della Regione contro questo intervento. Con le osservazioni alla variante al piano strutturale, adottata a gennaio, infatti, Firenze sostiene che il progetto del "Parco di S. Anna" non sia compatibile con le previsionidi sviluppo urbanistico definite dalla stessa Regione con il piano di insediamento territoriale (il Pit) né con quelle definite dalla Provincia tramite piano territoriale di coordinamento (Ptc). Se c'è un dato di cui in questo momento Favilla è certo è che non ha alcuna intenzione di andare a uno scontro frontale con Regione o Provincia sulle questioni urbanistiche. Tanto più che la variante è stata messa sotto speciale osservazione dalla procura: «Non è intenzione dell'amministrazione comunale - conferma il sindaco - andare a uno scontro con gli enti. Avvieremo un confronto e cercheremo soluzioni. Anche se, ci tengo a precisarlo da subito, la nostra variante al piano strutturale non aumenta le volumetrie residenziali di un centimento quadrato, con l'eccezione delle previsioni per le case popolari». In particolare - insiste Favilla - «su S. Anna non è stato previsto un metro cubo in più di quello che non fosse già contemplato dal regolamento urbanistico. Alla luce di questi dati, ribadisco che la nostra è una variante di minima, anche se la procura non la ritiene tale». Non c'è solo questo. Il sindaco evidenzia che la variante in questione «sia un provvedimento nuovo, a sé stante rispetto agli atti che la procura contesta. Comunque arriveremo a un chiarimento. Non consideriamo, infatti, questa variante come un atto immodificabile. Dovrà essere valutato alla luce di tutti i nuovi eventi, comprese le osservazioni di Provincia e Regione». Prima di dire che il piano di S. Anna - recuperato proprio con questa variante di minima - verrà cancellato in modo definitivo, Favilla ribadisce che la soluzione «migliore sarebbe quello di congelarlo». Questo consentirebbe all'amministrazione di prendere tempo per vedere anche come finisce l'inchiesta della Procura e di portare, però, avanti contestualmente la variante. Arrivando all'approvazione definitiva. Ritirarla, infatti, significherebbe resuscitare il regolamento urbanistico del 2004 che ha fatto superare i limiti di edificabilità imposti dal piano strutturale. E, quindi, di dare di nuovo la stura al rilascio delle concessioni edilizie. Resta da vedere, però, se Valore spa - che è ancora proprietaria dei terreni a S. Anna - sarà d'accordo con questa linea. O se, invece, non accetterà il nuovo rinvio, dando seguito alla diffida del 2009 e presentando una causa per danni contro il Comune. Questa volta di 30 milioni e non di 20 come due anni fa. Il Riesame sconfesserebbe la Procura: non sarebbero stati falsificati dati sui volumi per favorire Valore Chiari e C. non hanno commesso reati Tramonta l'ipotesi della corruzione LUCCA. Il trattamento di favore ci potrebbe anche essere stato, ma non sarebbe un reato. Di sicuro non si può classificare come corruzione. Al massimo si può parlare di abuso di ufficio. Il falso, invece, sarebbe escluso. Il tribunale del Riesame impiegherebbe una quarantina di pagine per smantellare - così pare - l'inchiesta della Procura sugli intrecci presunti fra operazioni immobiliari e tangenti (sotto forma di incarichi) che ha travolto politici, funzionari pubblici, imprenditori e professionisti. Il condizionale, in queste ore, è ancora d'obbligo: infatti, i difensori non hanno in mano le motivazioni della sentenza del Riesame. E in pochissimi le hanno lette. Una copia è arrivata per fax al tribunale che ieri si è riunito per decidere sul dissequestro dei beni bloccati a Valore spa. Ma da quanto emerso nel corso dell'udienza, parrebbe che il Riesame non riscontri alcun nesso «causale» fra gli incarichi, effettivamente assegnati, e le operazioni immobiliari. Con la sentenza che ha rimesso in libertà gli indagati principali, dunque, il Riesame entrerebbe anche nel merito dell'impianto accusatorio. E riterrebbe che non ci siano gli estremi per accusare di corruzione l'ex assessore ai grandi progetti, Marco Chiari, l'ex dirigente comunale all'urbanistica, Maurizio Tani, l'ex presidente della commissione ambientale comunale, Andrea Ferro, l'ex amministratore della società immobiliare Valore di Prato (nonché ex azionista di maggioranza della Lucchese calcio) e l'architetto Luca Antonio Ruggi, socio dello studio professionale di Chiari. In sostanza, a detta del Riesame non esisterebbe la "cricca" che, secondo la Procura, in cambio di tangenti (incarichi professionali) avrebbe lavorato per far andare in porto le operazioni immobiliari del gruppo Valore: la trasformazione dello stadio in un centro polifunzionale e la costruzione di un nuovo quartiere a S. Anna. O, comunque - sempre a detta del Riesame - se anche la "cricca" esistesse, non avrebbe tenuto comportamenti illeciti per favorire l'adozione delle varianti urbanistiche che, con spostamento di superfici residenziali e volumi, renderanno possibili l'intervento sullo stadio e a S. Anna. Per capire meglio il senso della sentenza, le motivazioni dovranno essere lette con attenzione sia dalla difesa (che ieri appariva assai ottimistra) sia dalla Procura che si preparerebbe a ricorrere in Cassazione. Il tribunale della libertà, infatti, non si sarebbe limitato a negare l'esistenza dei presupposti per la carcerazione di Chiari e Tani e per gli arresti domiciliari di Ferro, Valentini e Ruggi. Avrebbe anche certificato che Tani non avrebbe falsificato i dati (del monitoraggio urbanistico) su superfici e volumi ancora disponibili o recuperabili, alla base delle varianti sotto osservazione. Inoltre - direbbe il Riesame - gli atti all'origine della vicenda (piano strutturale e regolamento urbanistico) verrebbero da molto lontano: dal 2001 e dal 2004. Troppo lontano per metterli in relazione con gli incarichi dell'anno scorso per i membri della presunta "cricca". Per quanto, la variante dello stadio sia stata adottata dal consiglio comunale a metà ottobre 2010. E quella al piano strutturale - funzionale sia all'operazione Porta Elisa e all'operazione S. Anna - il 17 gennaio di quest'anno. Il Riesame, però, avrebbe seguito la ricostruzione degli eventi effettuata, tramite atti amministrativi, dall'avvocato Giuseppe Toscano, legale di Valore spa. Il quale ha fatto presente che il Comune ha iniziato a parlare di spostamento di volumi edificabili da una zona all'altra del territorio, solo dopo il parere favorevole dall'avvocato amministrativista Giuseppe Stancanelli. Non solo. Il Riesame riterrebbe che il Comune sia stato costretto a trovare una soluzione per recuperare il piano di S. Anna (scaduto nel 2009 con il regolamento urbanistico) per evitare una causa da 20 milioni prospettata da Valore spa a giugno 2009. Di fronte al rischio di dover pagare quei soldi e di doverne rispondere alla Corte dei conti, il Comune avrebbe ideato la variante urbanistica con spostamento di volumi. Inoltre, per il Riesame, sarebbero incomprensibili tangenti basse (incarichi da poche migliaia di euro) per operazioni immobiliari del valore di 150 milioni di euro. In questo quadro, il Riesame ritiene Ferro estraneo a ogni fatto. Secondo gli atti esaminati, infatti, il professionista sarebbe stato utilizzato da Chiari solo per vantare un rapporto importante con il figlio del presidente del tribunale.