Apre stamattina lo spazio verde in piazza Castello ispirato al "iardinum domini" di Ludovico dAcaja Più di 150 specie di piante tra officinali, commestibili, tessili, digestive e persino «velenose», utilizzate un tempo per le pozioni malefiche. Una quarantina di alberi e arbusti, 22 tipi di rose botaniche, 130 tipi di virgulti ornamentali e spontanei. E ancora aree in cui si sono ricostruite, con sagome in legno, una porcilaia, una falconara, una colombaia e alcune fontane in pietra. E tutto questo nel centro di piazza Castello, in quello che un tempo era semplicemente il fossato che circondava Palazzo Madama, mentre oggi è un giardino di impianto medievale, anzi «il Giardino del Castello», inaugurato ieri sera e aperto da oggi al pubblico. Sarebbe contento il grande critico John Ruskin, che durante una visita torinese in pieno Ottocento ebbe a dire, come ha ricordato ieri la direttrice del museo Enrica Pagella, «Torino è bellissima, ma che orrore quel fosso di Palazzo Madama, pieno di rifiuti». «Un giardino che rinasce è un segno di speranza, un tassello in più per un museo che rappresenta il cuore della città», ha detto ieri mattina durante la presentazione la presidente di Torino Musei Giovanna Cattaneo. Al suo fianco il numero uno della Fondazione Crt, Andrea Comba - che ha finanziato con un milione e 100mila euro liniziativa, inclusa nel più ampio progetto di recupero di «Giardini e parchi storici» del Piemonte - e lassessore alla cultura Maurizio Braccialarghe, alla prima vernice di uno spazio museale in città. Il giardino è stato ricostruito dalle storiche dellarte Simonetta Castronovo e Clelia Arnaldi di Balme sulla base di documenti storici ed è ispirato in particolare a quello voluto nei primi anni del Quattrocento da Ludovico dAcaja. Le fonti utilizzate sono in particolare i «Conti della Vicaria e Clavaria di Torino», ovvero i registri, conservati allArchivio di Stato, in cui gli amministratori annotavano le spese sostenute via via per la manutenzione del castello e delle fortificazioni cittadine. Sono stati consultati anche i codici miniati che riportano le immagini dei vari spazi che formavano il giardino dellepoca. Alla realizzazione delle aree vegetali ha invece provveduto, con un minuzioso lavoro durato un anno e mezzo, Edoardo Santoro, esperto in materia e già responsabile del giardino del Borgo Medievale. Ecco allora ricostruiti l«hortus» (orto), organizzato secondo uno schema a scacchiera e diviso in 18 aiuole tematiche di forma rettangolare, il «viridarium», ovvero il bosco e il frutteto, con piante ad alto fusto, e il «iardinum domini», ovvero il giardino del principe. Era questo lo spazio privato, in cui i principi si dedicavano alla lettura, alla conversazione e al gioco, circondato da un prato millefleurs e caratterizzato da arredi fissi, come la fontana, i sedili in laterizio, i vasi in maiolica decorati con le piante profumate. Per ora si accede al nuovo giardino dal percorso di visita interno, con lo stesso biglietto, ma lipotesi futura è di permettere un ingresso autonomo, dalla scala laterale che si affaccia su via Accademia delle Scienze, o addirittura gratuito, facendone uno spazio di pubblica fruizione. Si prevedono già dallestate attività e laboratori per le scuole e le famiglie.