Ricerca Civita. I risultati delle erogazioni liberali e delle sponsorizzazioni alla cultura Donazioni dirette e benefici fiscali fidelizzano il mecenate all'istituzione Il MoMa di New York nel 2010 ha contato su 135mila donatori, il 70 dei quali ha contribuito con quote sotto i 70 dollari. Al Met di New York il 70 delle donazioni è stato inferiore ai 100 dollari. Il British Museum di Londra ha ricevuto nel 2010 grazie alla generosità di un gran numero di donatori privati, sponsor, trust e fondazioni 14,7 milioni di sterline. Merito anche dei benefici fiscali previsti dallo Stato per chi dona ai musei e del forte rapporto identitario che si crea tra cittadinoimpresa e istituzione culturale. Raccogliere risorse private per la cultura nel mondo anglosassone è un'operazione di successo che contrasta la crisi e i tagli pubblici In Italia la crisi e i tagli al Mibac si sono abbattuti sul sistema museale e i risultati della raccolta di fondi privati - fatta eccezione del Colosseo - sono magri: le erogazioni liberali delle imprese negli ultimi quattro anni ammontano a 31 milioni annui (vanno per la maggior parte allo spettacolo) - come descritto da una ricerca di Civita - la deducibilità totale non riesce a contrastare un iter burocratico a dir poco farraginoso e la definizione del beneficiario da parte del Mibac. Solitamente nei musei americani l'elenco dei grandi mecenati fa bella mostra all'ingresso di ogni grande mostra o sala. Ai 29,4 milioni di liberalità erogate dalle aziende italiane nel 2009, meno di 900 negli ultimi cinque anni, fanno da contrappeso - secondo le stime di Civita - 2,5-3 miliardi di sponsorizzazioni investiti ogni anno, di cui il 15 destinati alla cultura, con univa al 20. La campagna Mibac «Meno tasse per chi investe in cultura" non ha portato a grandi risultati: le persone fisiche hanno donato nel 2009 il magro contributo di 90.719 euro. «Qui non aiuta la normativa fiscale poco premiante - detrazione al 19 per le donazioni - e la poca trasparenza e tracciabilità del destino della donazione" spiega Pietro Antonio Valentino, vicepresidente del Comitato tecnico scientifico dell'Associazione Civita, e docente della facoltà di economia all'Università di Roma. «In Italia nel 2010 si stima che le erogazioni liberali delle imprese sfioreranno i 29 milioni, meno del'l della stima delle sponsorizzazioni". Perché? «Prima di tutto le imprese conoscono meglio la legge sulle sponsorizzazione - prosegue Valentino - la procedure è più facile da applicare, meno barocca e costosa di quella sull'erogazioni liberali, la cui liberalità non è destinata all'istituzione, ma finisce nelle casse del Ministero delle Finanze che la rigira al Mibac che la destina a tutti quegli istituti di cultura che non hanno autonomia amministrativa". Ecco il punto: la paternità dell'erogazione e il rapporto identitario con il beneficiario. «Insomma in Italia chi dona non sceglie a chi, ma può farlo solo in alcuni casi quando l'istituto culturale ha personalità giuridica, come per esempio la Fondazione Museo Egizio, Pompei o il Polo Museale Fiorentino. Così arrivano risorse lì dove esiste già un'autonomia amministrativa". Dallo studio dei paesi anglosassoni dove la maggior parte delle donazioni ha origine privata, il professor Valentino conferma che la prima causa del mecenatismo diffuso è il rapporto identitario e poi la premialità fiscale che fidelizza il rapporto con l'istituzione. Addirittura nel Regno Unito lo stato è ancora più liberale: per ogni dono privato versa al beneficiato parte della fiscalità ricevuta grazie al Gift Aid, espressione diretta dell'HM Revenue Customs. Dallo studio comparativo dell'European Foundation Centre di Bruxelles emerge che in quasi tutti i paesi comunitari il sistema fiscale incoraggia gli individui e le aziende a compiere donazioni a favore di istituzioni di pubblica utilità, con limiti che variano da paese a paese. In Italia lo stimolo fiscale non ha effetto perché manca la connessione tra museo e impresa. Che fare? «Noi detraiamo il 19 della donazione - prosegue Valentino -, nei paesi anglosassoni la deduzione individuale è al 100 ed è legata al reddito netto dichiarato, mentre per le imprese è legata al fatturato. Nel Regno Unito, dove i musei sono gratuiti, una donazione prolungata nel tempo dà un ulteriore beneficio fiscale". Grazie a tutto questo nei musei inglesi (British e Tate) il rapporto tra risorse pubbliche e private si attesta al 50. «Se anche i musei italiani avessero identità giuridica e conto economico proprio il potenziale di raccolta da noi previsto ammonterebbe a 250 milioni di euro avviando un circolo virtuoso". La chiave quindi è l'autonomia amministrativa come raggiungerla? «Basterebbe un decreto per trasformare i musei statali e degli enti locali, come i dipartimenti delle università, in centri amministrativi con un bilancio autonomo". Ipotizzando un'agenzia territoriale di raccolta delle donazioni, un po' come l'Art Fund inglese. «Serve efficienza amministrativa, incentivi fiscali semplici per attrarre investimenti italiani e stranieri, una strategia chiara da parte del governo e un quadro chiaro anche per le aziende che vogliono investire in cultura" chiede Bemabò Bocca, vicepresidente dell'Associazione Civita. «Anche le imprese turistiche sono pronte a mettersi al servigio della cultura". Quanto le aziende possono contribuire alla causa dell'arte I BENEFICI FISCALI DELLE IMPRESE CHE DONANO Donazioni da parte di aziende Austria - Deducibili fino a un max del 104 dei ricavi aziendali Belgio - Deducibili se:1) in contanti; 2) superiori a 40 Euro; 3) opere d'arte riconosciute; 4) non superano il 5 del reddito imponibile fino al tetto max di 346.100 E. Francia - Detrazione fino al 60 dell'imposta sulla somma donata fino al limite dello 0,5 del fatturato aziendale. Se la donazione eccede il limite, si ricalcola sui successivi cinque anni. Germania - Deducibili fino al 2003 dei ricavi annuali ante imposta dell'azienda, oppure lo 0,4 del totale tra fatturato e stipendi. Gran Bretagna - Non sono deducibili donazioni in titoli e dividendi. Deducibili del 25 le donazioni fino a 100; da 101 a 1.000 deduzione di 25 ; oltre 1.000 prima del 6 aprile 2007 del 2,54; oltre 10200 prima del 6 aprile 2007 di 250 ; oltre 1200 dopo il 6 aprile 2007 deducibilità del 50; oltre 10200 dopo il 6 aprile 2007 pari a 500 (Gift Ad). Italia - Deducibili le erogazioni liberali effettuate a favore di associazioni di promozione sociale sino al limite del 10 del reddito complessive dichiarato, entro un max di 70.000 euro; deducibili, ma solo le erogazioni in denaro, dal reddito d'impresa dichiarato nella misura massima di 1.540,37 ; o al 2 del reddito d'impresa dichiarato. (Ex art. 14.1 D.L 3505 e successive modificazioni e integrazioni e art. 1002 lett. I). Olanda - Deducibili le donazioni superiori a 227 euro fino a un max del 10 dei ricavi annuali. Spagna - Deducibile sino al 35 della donazione e fino a un max del 10 del reddito ante imposte o lo 0,1 del fatturato dell'azienda in forma di credito d'imposta Svizzera - A livello federale sono deducibili fino a un max del 20 dei ricavi netti a condizione che 1) superano i 100 franchi; 2) siano dirette a persone giuridiche esenti dalle tasse; 3) l'istituzione beneficiata sia residente in Svizzera la percentuale vada a livello cantonale Stati Uniti - Deduzione della donazione in denaro fino al 50 del reddito lordo rettificato (AGI) nell'anno del contributo (estendibile per cinque anni per la quota non utilizzata); deduzione del valore dei titoli quotati donati sul reddito lordo rettificato, non si paga il capital gaio, e detrazione d'imposta fino a un max del 30 sul reddito lordo rettificato se l'investimento supera i 12 mesi. Le donazioni private sono in grado di dare ossigeno ai musei TASSAZIONE PIÙ LEGGERA PER LE PERSONE GENEROSE Donazioni da parte di individui Austria - Deducibili fino a un max del 10 del reddito imponibile. Belgio - Deducibili se: 1) sono in contanti; fanno eccezione le opere d'arte riconosciute datate a un museo (non fondazione); 2) superiori a 40 E; 3) non superano il 10 del reddito imponibile e comunque il tetto max d 331203 Francia - Deducibili fino al 66 della donazione, fino ad un limite del 20 del reddito imponibile. In alternativa il donatore può optare per una riduzione dell'imposta patrimoniale equivalente al 75 del valore della donazione fino a un limite di 50mila . Se si supera tale limite la somma eccedente viene dedotta a scalare nei cinque anni successivi. Germania - Deducibili fino a un max del 20 del reddito annuo fino a 1 milione di nell'arco di 10 anni (2 milioni in caso di coppie sposate). Gran Bretagna - Sono interamente deducibili le donazioni effettuate da individui con regime fiscale base e aliquota al 20. La deducibilità decresce con l'aumentare dell'aliquota fino al 37,5 o per le aliquote al 50 (pari al 75 del valore della donazione lorda). Le donazioni in denaro sono deducibili attraverso il Gift Aid e lo schema di donazione payroll, che consente alla charity beneficiaria di ricevere dallo Stato inglese una somma pari all'equivalente dell'aliquota base calcolata sul valore lardo della donazione come premio alla sua capacità di attrarre finanziamenti privati Italia - Le donazioni danno diritto ai privati (soggetti che non svolgono attività di impresa né attività professionale) di usufruire di una detrazione di imposta del 19, su una cifra massima di 2.065,83 alle Onlus o altre istituzioni benefiche. Olanda - Deducibili fino a un max del 10 del reddito imponibile. Sono escluse le donazioni al di sotto dello 10 del reddito imponibile o di 60 euro. Spagna - Possibile la detrazione del 25 del valore della donazione fino a un max del 10 del reddito imponibile. Svizzera - A livello federale: deducibili fino a un max del 20 del profitto annuo a condizione che 1) superino i 100 fianchi; 2) siano dirette a persone giuridiche esenti dalle tasse; 3) l'istituzione beneficiata sia residente in Svizzera. A livello cantonale: la percentuale varia. Stati Uniti - Deduzione fiscale fino al 10 del contributo in denaro; sulla donazione in titoli non si paga il capital gain se l'investimento è superiore a un anno. Fonte: Musei e "Comparative Highlights of Foundation Laws - The operating environment for foundations in Europe, European Foundation Centre (EFC) 2011, dati raccolti e rielaborati da Silvia Anna Barrilà, Sara Agostini Dolfi e Maria Adelaide Marcheseni