Il cantautore in scena con la sua chitarra accompagnato da archi un'arpa e percussioni ROMA. Biagio Antonacci, forte della promessa fatta al pubblico ma anche a se stesso («Sarà un concerto acustico, nel rispetto del monumento, ma anche attento a non addormentare il pubblico»), ieri ha provato lungamente il suo concerto al Colosseo. Non è facile trovare il giusto equilibrio fra la necessità di colpire al cuore (con simile cornice è un obbligo) e di non superare le barriere sonore. E lo è sia per chi fa musica che per chi la ascolta, perché da lunghi anni i concerti hanno drogato i suoni, imponendo amplificazioni smisurate, viziando gli artisti e i propri fan. Cantare con un filo di voce, accompagnato dagli archi, da un'arpa, da una percussione felpata e dalle chitarre tenute a freno, significa davvero esplorare nuove dimensioni. E così, il cantautore milanese ha lavorato sodo ieri pomeriggio per mettere a punto la scaletta con cui onorare l'impegno preso con l'Unesco (per la verità la proposta è stata sua) che ha il duplice scopo di promuovere la tutela dei beni culturali (il Colosseo, ma anche le vestigia romane in Libia sotto rischio bombardamenti) ma anche di trovare un modus vivendi fra quei luoghi carichi di storia e la vitalità della musica, espressione culturale dei nostri tempi. Così Biagio ha provato la sua «Eternità» solo con la sua chitarra e la sua voce e poi è andato a pescare nel carnet personale con pezzi come «Pazzo di lei» e «Sognami», tenendo la barra dritta, come ha raccontato «sul tema dell'amore, che mi sembra giusto per un luogo come questo, legato storicamente a un intrattenimento fatto di violenza». Occasione anche per andare a scoprire, proprio lui un cantautore assai poco propenso a interpretare i pezzi non suoi, un vecchio brano, «Amore caro, amore bello» scritto dalla coppia Mogol-Battisti e lanciato nel 71 da Bruno Lauzi, un pezzo ingiustamente dimenticato ma bellissimo e che fra le rovine del Colosseo riacquisterà la sua giusta dignità accolto da quei fortunati 600 spettatori che potranno assistere al concerto (300 nel primo anello, 300 nel secondo), a cui vanno aggiunti gli spettatori di Sky che riprende la serata in diretta (per poi replicarla il 4,5,6 luglio). Un concerto in punta di piedi che sancisce la pace fra la musica e l'Anfiteatro Flavio prima del restauro annunciato. Dunque chissà quando e se ci sarà di nuovo un concerto in questo luogo, anche se per bocca del sottosegretario alla cultura Francesco Giro paiono ormai lontani i tempi dell'ostracismo totale: «Mi sono sempre schierato contro i concertoni di capodanno al Colosseo con centinaia di migliaia di persone che abusavano del monumento. Stavolta il concerto di Biagio Antonacci rende un buon servizio alla cultura» ha detto. E la frase suona quasi come una promessa che ha bisogno del riscontro dei decibel. E qui la parola passa stasera ad Antonacci e alla sua orchestra. I proventi dell'incasso, delle riprese televisive, e della raccolta fondi attraverso il numero telefonico 45503 (dal quale si potranno fare per un mese donazioni di 2 euro) sarà utilizzato per alcune borse di studio destinate a giovani archeologi provenienti da zone in stato di guerra come la Libia che possiede siti archeologici importanti per la storia di Roma.
Antonacci a1 Colosseo con i decibel contati
Ieri Biagio Antonacci ha tenuto un concerto acustico al Colosseo, in rispetto del monumento e della sua tutela. Il cantautore ha provato la sua musica con chitarra e voce, cercando di non superare le barriere sonore. Il concerto è stato un successo, con 600 spettatori presenti e 600 altri che hanno assistito in diretta su Sky. I proventi dell'incasso e delle riprese televisive saranno utilizzati per finanziare borse di studio per giovani archeologi provenienti da zone in stato di guerra. Il concerto è stato un buon servizio alla cultura e ha sancito la pace fra la musica e l'Anfiteatro Flavio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo