Nel Varesotto il paese «dipinto» da Funi, Sassu, Migneco, e Brindisi Arcumeggia, si sgretolano gli affreschi dei pittori CASALZUIGNO (Varese) Il paese con i muri dipinti è un gioiellino di 66 abitanti, Arcumeggia, una frazione di Casalzuigno che si arrampica sul costone del monte S. Martino, dopo 4 chilometri di una strada tortuosa, a un'ora di macchina da Milano. E' qui che nel 1956 il direttore dell'ente provinciale del turismo, Mario Beretta, prima che qualcuno inventasse il marketing territoriale, ebbe l'idea di chiamare nove artisti della scena italiana per affrescare le pareti del paese. Oggi sono centinaia i murales e gli affreschi dipinti nella case del paese, nei cortili, nella chiesa. Ma il tempo fa il suo corso: pioggia acida, muri scrostati, le case disabitate per l'emigrazione in città rendono le pareti oggetto di pericolose infiltrazioni. La mancata manutenzione sta mettendo in pericolo «il paese dipinto», tanto che l'intera commissione cultura del Consiglio regionale ha compiuto giovedì un sopralluogo per verificare la situazione. Il grido di aiuto è giunto fino in parlamento, dove il deputato Marco Reguzzoni ha chiesto al ministro dei Beni culturali di intervenire. Ci sono da salvare un murales di grande importanza etnografica come «La spartizione della polenta in famiglia» (del '71) di Innocente Salvini, che raffigura la società rurale lombarda di inizio secolo, ma anche i «Corridori» di Aligi Sassu. O ancora alcuni importanti rappresentanti della corrente figurativa della pittura italiana del secondo dopoguerra: Funi, Migneco, Fiume, Usellini, Brindisi. Il comune e la pro loco non dispongono dei fondi necessari per affrontare il ciclo di restauri, mentre la Provincia di Varese ha appena stanziato 130 mila euro: ma ci vorrebbero più soldi. Nel 2007 l'Opificio delle Pietre dure di Firenze ha esaminato tutti gli affreschi, indicando le condizioni di ciascuno e gli interventi necessari. Alcuni sono già irrecuperabili. Sono stati schedati 168 murales e affreschi e indicati tutti gli interventi necessari. La Provincia ha affidato il progetto dei lavori alla restauratrice Rossella Bernasconi, docente all'Accademia Aldo Galli di Como: «li problema non è solo quello di salvare i dipinti spiega ma anche quello di garantirne nel tempo una manutenzione continua senza spendere cifre impossibili. Non tuffi sono stati fatti con la tecnica dell'affresco e l'usura dei muri li fa sgretolare. Il vero nodo è quello di creare una sorta di bottega permanente nel paese, magari realizzando degli stage per i giovani restauratori». Non è un'idea nuova, in realtà. Già nel 1961, e per diversi anni in estate, gli allievi delle accademie d'arte salivano al paese per partecipare ai corsi di pittura. Lasciarono tra le corti le loro opere, tanto che una via del paese è oggi ribattezzata «la via degli allievi»: se in paese ritornassero in futuri artisti, il problema sarebbe risolto.