Apre la Biennale al Magazzino 26 e un pezzo di città può tornare a vivere La città proibita torna a essere percorribile, abitabile, frequentabile. La città proibita o forse dovremmo dire sequestrata è il Porto Vecchio, che è simbolo della storia e del riscatto possibile di Trieste. L'apertura della cosiddetta Biennale Diffusa, al Magazzino 26, implica il dissequestro di Porto Vecchio. L'abbattimento di un tratto del muro di cinta un dato insieme simbolico e concreto. L'unico porto realizzato in Europa interamente sulla base di un Piano regolatore, episodio esemplare della grandezza di Trieste sotto l'impero asburgico e monumento all'archeologia industriale, non è nelle miserande condizioni che sappiamo per il solito destino cinico e baro. Sei 70 ettari del Porto Vecchio sono una sorta di immenso relitto, dipende in primis dalla tendenza dei membri del ceto dirigente triestino a dedicare quasi per intero le proprie energie a evitare che l'avversario combini alcunché. E sul Porto Vecchio, dunque, sono stati consumati scontri senza requie capaci solo di produrre lo stallo, il nulla, la rovina. Con l'apertura della Biennale Diffusa - e con essa dell'intero Porto Vecchio a quanti vorranno visitare i magnifici spartani spazi del Magazzino 26 - siamo all'ultima scommessa, estrema chance dopo tante false partenze e speranze tradite. Qui sta la responsabilità massima di chi ci amministra oggi: costruire le condizioni affinché i concessionari De Eccher, Maltauro e Banca Intesa possano realizzare un intervento all'altezza della storia gloriosa di Trieste e di Porto Vecchio.