UNA volta si chiamava mecenatismo e indicava la promozione artistica promossa dai grandi principi del passato. Oggi, che il potere economico appartiene al sistema senza volto delle imprese, il sostegno economico all'arte e alla musica rimane sempre essenziale per garantire la qualità dell'attività culturale, anche se il termine di «mecenate» è passato di moda. Nonostante le difficoltà del sistema economico europeo, il «mecenatismo» si mantiene sempre ad alti livelli. Il bilancio 2002 delle erogazioni liberali delle imprese per la cultura e lo spettacolo, reso noto dal ministro Urbani, è infatti di 15 milioni di euro. «Un risultato analogo a quello dell'anno precedente» rileva il ministro dei Beni Culturali, ringraziando gli imprenditori e le imprese e sottolineando la sfavorevole congiuntura economica e qualche farraginosità dei meccanismi. A due anni dall'introduzione della piena deducibilità dal reddito d'impresa, il bilancio è già positivo: «Anche quest'anno -dice Urbani - gli imprenditori hanno sostenuto nel nostro Paese i programmi culturali nei settori della cultura e dello spettacolo, nonostante il non felice ciclo economico. Certamente la congiuntura non ha consentito di utilizzare maggiormente questa norma, che, com'è noto, si applica agli utili delle imprese. Siamo coscienti tuttavia che il dispositivo ha alcuni elementi da correggere, primo fra tutti la macchinosità delle procedure dovuta al tetto massimo di contributi erogabili, e quindi è doveroso ringraziare a nome del Governo tutti gli imprenditori e le imprese che anche quest'anno hanno deciso di sostenere le istituzioni culturali, gli enti lirici e musicali e più in generale il nostro patrimonio artistico. L'Italia ha bisogno del mecenatismo e non appena il ciclo economico lo consentirà modificheremo queste norme per favorire ulteriormente le erogazioni liberali destinate alla cultura». Favoriamo i nuovi mecenati, come nella migliore tradizione italiana, e cerchiamo di non creargli troppi problemi burocratici.