In relazione all'articolo di Gian Antonio Stella «Sigilli al teatro di Pompei soffocato dal cemento» (Corriere, 26 giugno), nell'interesse della verità e della correttezza dell'informazione dovuta ai lettori, nonché a tutela dell'immagine della ditta Caccavo Srl, si precisa quanto segue: non risponde al vero che all'area archeologica del Teatro di Pompei siano stati apposti i sigilli da parte della Magistratura; non risponde al vero quanto affermato nell'articolo circa l'uso di «cemento armato» nella ricostruzione dei gradini della cavea. L'impresa esecutrice dei lavori di restauro, aggiudicati in seguito a procedura di evidenza pubblica, ha pedissequamente seguito le prescrizioni contenute nel progetto esecutivo redatto da tecnici altamente qualificati nominati dalla Soprintendenza archeologica di Pompei e approvato molto prima del suo commissariamento; non risponde al vero che i lavori di restauro siano costati undici volte di più rispetto all'importo stimato di euro 449.882 oltre Iva. L'importo di circa 5 milioni di euro, di cui si fa menzione nell'articolo, si riferisce a diverso appalto, regolarmente conferito ai sensi della vigente normativa sui Lavori pubblici, relativo all'allestimento e alla dotazione impiantistica del sito per la stagione teatrale 2010-2011. La stagione teatrale, grazie al lavoro straordinario di centinaia di maestranze, tecnici, consulenti della Soprintendenza e del Teatro San Carlo, si è regolarmente tenuta nei tempi e nei modi prestabiliti, riscuotendo ampio successo di pubblico. Naturalmente, i soldi spesi per gli allestimenti e le forniture potranno essere utilizzati anche per le prossime stagioni teatrali. Restano immutati i margini di fiducia e di speranza riposti nel giornalismo d'inchiesta a patto che i fatti vengano riferiti nel rispetto della verità. avv. Ida Tascone Per il primo punto trascrivo il titolo de Il Mattino di Napoli del 19 giugno: «Pompei, sequestrato il teatro grande salta la stagione estiva di spettacoli». Per il terzo rimando all'esposto della Uil alla magistratura contabile e a varie denunce giornalistiche: certo, gli appalti furono due, ma strettamente legati l'uno all'altro nel contesto d'una scelta di «emergenza» bocciata dalla Corte dei Conti. Per il secondo punto, è stupefacente che la Caccavo smentisca che i gradini poggino su cordoli di cemento: la foto sul Corriere ripresa dal sito www.facebook. compagesStop-killing-Pompeii-Ruins108291745883016 parla da sola. Del resto l'impresa edile prediletta dal commissario straordinario era già stata smascherata nel novembre scorso da una foto di Google Street View che dimostrava grazie a un cartello di inizio lavori che gli ultimi interventi sulla Scuola dei Gladiatori crollata non erano degli Anni 50 come diceva il ministro ma del 2009. E chi li aveva fatti? La Caccavo. Gian Antonio Stella
Pompei: i restauri del teatro
L'articolo di Gian Antonio Stella Sigilli afferma che la ditta Caccavo Srl ha apposto sigilli al Teatro di Pompei e ha utilizzato cemento armato nella ricostruzione dei gradini della cavea. La ditta contesta queste affermazioni, affermando di aver seguito le prescrizioni del progetto esecutivo e di aver seguito le normative vigenti. La ditta sostiene che l'importo di 5 milioni di euro menzionato nell'articolo si riferisce a un appalto diverso, relativo all'allestimento e alla dotazione impiantistica del sito per la stagione teatrale 2010-2011. La stagione teatrale si è tenuta regolarmente e ha avuto un buon successo di pubblico.
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