«Se il sale perdesse il suo sapore, con che cosa lo si potrà render salato?». Il detto evangelico è davvero l'unico commento adeguato quando si apprende che la Facoltà di Architettura sta valutando di vendere a privati il fiorentino Palazzo San Clemente, che sorge tra Via Micheli e Via Capponi. Le visite dei potenziali compratori sono già iniziate, e risulta che la destinazione d'uso potrebbe cambiare radicalmente: da sede dei Dipartimenti di Costruzioni e Restauro, e di Urbanistica e Pianificazione del Territorio (nonché di buona parte della biblioteca e di alcuni importanti archivi storici), a sede di un albergo di lusso. E cioè: da luogo dove si impara a tutelare e conservare l'architettura del passato, ad architettura essa stessa stravolta e violata per essere suddivisa in camere. E ancora: da luogo dove si studia la più virtuosa distribuzione dei nostri preziosi spazi storici, a spazio esso stesso privatizzato; da luogo votato al reddito culturale collettivo, a luogo deputato a produrre reddito monetario privato. Una simile, traumatica involuzione sarebbe doppiamente simbolica: non solo perché coinvolge proprio Architettura, ma anche per lo straordinario interesse storico del palazzo. «Una stupendissima fonte ha fatto far il signor Luigi di Tolledo al suo giardino il quale, per ricchezza di diverse varie fontane non ha pari in Fiorenza, né forse in Italia». Così, nel 1568, le Vite di Giorgio Vasari celebravano lo spettacolare luogo di delizie che il cognato del duca Cosimo si andava costruendo nei pressi della Santissima Annunziata. L'ambizione di don Luigi era anche superiore alle sue non modeste finanze, e così già cinque dopo l'elogio vasariano egli fu costretto a vendere quella smisurata fonte alla città di Palermo, che ancora la conserva col nome di Fontana Pretoria. Ma il sogno di Luigi di Toledo rimase comunque incarnato in un giardino e in un palazzo destinati a non scomparire. Nel Seicento i Guadagni lo fecero ristrutturare dal notevole architetto Gherardo Silvani e affrescare da un Volterrano al suo meglio; alla fine del Settecento passò ad uno Stuart che avanzava pretese sul trono d'Inghilterra, e infine giunse al duca di San Clemente, che gli lasciò il nome con cui oggi il palazzo è noto. La vera decadenza (e questo è un ben triste paradosso) iniziò nel 1966, con la vendita all'Università e con la destinazione alla Facoltà di Architettura: il grande prato venne asfaltato, le statue vennero lasciate andare in malora, gli affreschi traforati da osceni lumi al neon. Ma, come spesso succede in Italia, alla mortifera cecità dell'istituzione si oppone la probità e la dedizione di alcuni dei membri di quella stessa istituzione. Così il palazzo e il suo mitico giardino hanno, per esempio, trovato uno storico competente e appassionato in Luigi Zangheri e un 'infermiere delle pietre' instancabile in Carlo Alberto Garzonio (direttore del Laboratorio materiali lapidei e geologia applicata all'ambiente e al paesaggio), entrambi professori dei dipartimenti ospitati nel palazzo stesso. Oggi, però, questa storia viva e chiaroscurata sembra giunta ad un bivio finale, e il palazzo pare in procinto di esser risucchiato dalla enorme e sempre crescente macchina del turismo fiorentino. Sarebbe un'ottima notizia se già oggi il Preside di Architettura, Saverio Mecca, prendesse atto che in nessun luogo civile una Facoltà come la sua vende ad una catena alberghiera un palazzo storico come quello. Ma temo sia più probabile che il Preside dica che il drammatico bilancio dell'Ateneo non gli lascia scelte: e, anche qui, sarà simbolico se il dissesto provocato dalla discutibile nuova edilizia universitaria provocherà l'alienazione di ben altro patrimonio edilizio storico. In ogni caso, se la decisione sarà irrevocabile, bisognerà pensare alle possibili soluzioni. Che non sono moltissime: quella ideale vedrebbe il palazzo conservare la sua funzione culturale ed educativa, magari come sede di un grande istituto di ricerca internazionale. È forse ancor più difficile, dati i tempi di crisi, immaginare che un ente pubblico lo acquisisca, lo restauri e lo riapra al pubblico: magari per ospitare quel museo storico del giardino fiorentino che lo stesso Zangheri ha immaginato già trent'anni fa. Ma, in ogni caso, il Comune, la Regione e lo Stato, attraverso la Soprintendenza, dovranno vegliare sull'incolumità fisica e sulla coerenza con la destinazione pubblica e culturale di questo importante brano del tessuto architettonico, urbanistico e storico di Firenze. E l'esito di questa vicenda non sarà un segnale banale: quando la ricchezza pubblica diminuisce per incrementare quella privata è segno che la recessione economica sta diventando regressione culturale. Tomaso Montanari
ARCHITETTURA A FIRENZE - Con la Facoltà di vendere
Riassunto in 200 parole:
La Facoltà di Architettura di Firenze sta valutando la vendita del Palazzo San Clemente, un edificio storico che ospita anche la sede dei Dipartimenti di Costruzioni e Restauro, Urbanistica e Pianificazione del Territorio, la biblioteca e alcuni archivi storici. Le visite dei potenziali compratori sono già iniziati, e si stima che il palazzo potrebbe essere venduto a un privato. La destinazione d'uso potrebbe cambiare radicalmente, da sede di un albergo di lusso a luogo di studio e conservazione dell'architettura del passato. Il palazzo ha un'importante storia, che risale al Seicento, e ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo