«Morgantina, Piazza Armerina, Caltagirone debbono fare massa critica del distretto siculo-greco-romano» Per noi Sebastiano Missineo, da nove mesi assessore regionale ai Beni culturali, era un oggetto misterioso Per noi Sebastiano Missineo, da nove mesi assessore regionale ai Beni culturali, era un oggetto misterioso. Sapevamo solo che è di nascita siracusana e che ha 48 anni. Per il resto tabula rasa. Ora scopriamo che ha poco o nulla a che vedere con la politica, che è docente di marketing all'Università dell'Aquila, che ha scritto quattro libri sul marketing e le nuove tecnologie, che ha un passato e un presente, ma anche un futuro, di manager e che ha una passione per i libri. «Nel 1998 misi on line un libro che vendette 250 copie. Allora ho fatto un libro su come vendere un libro e ne vendetti più di seimila copie, non on line, ma nelle librerie. Strana la vita», e ride di gusto. Ma come è diventato assessore? «Lombardo, su segnalazione dell'on. Mario Bonomo, mi chiese se ero disponibile ad assumere un incarico importante, non mi disse quale. Risposi di sì. Poi con mia moglie andai in Cambogia ad adottare mio figlio di due anni e mezzo. Una grande gioia perché siamo sposati da più di vent'anni. Quando ero in Cambogia mi arriva un sms da Lombardo: "Auguri, assessore". Non potete immaginare il mio stato d'animo, perché vedevo mia moglie felice e in più ero diventato assessore. Mi sentivo al settimo cielo e pieno di forza. E così ho cominciato questa nuova avventura che non so quanto durerà, ma che intanto è esaltante». Lei è arrivato in un momento particolare perché c'è la Dea di Morgantina, entro fine anno si aprirà totalmente la Villa romana di Piazza Armerina e nel contempo oggi inaugura la ristrutturata Isola Bella di Taormina. «A due mesi dal rientro della Dea c'era una grande confusione, non si sapeva nemmeno dove dovesse andare, se in una chiesa, se al museo. Allora ho detto: facciamo arrivare la Dea direttamente ad Aidone senza soste intermedie e poi se abbiamo un museo non ne facciamo un secondo. All'architetto Enrico Caruso, direttore del polo museale, ho chiesto: intanto trovami una sistemazione provvisoria al meglio, e poi abbiamo un milione e mezzo di euro con cui faremo un nuovo padiglione. E l'inaugurazione del 17 maggio è andata bene. Ma il problema vero è quello di creare una massa critica, altrimenti facciamo come per i Bronzi di Riace che attorno non hanno niente e la gente non ci va. Noi qui abbiamo la Dea, gli acroliti e gli argenti di Morgantina, a tre chilometri ci sono gli scavi di Morgantina di grande bellezza, e a sette chilometri c'è la Villa romana di Piazza Armerina. Se in più ci mettiamo anche Caltagirone con il distretto siculo della ceramica, ecco che abbiamo un grande polo attrattivo. Il 15 novembre dovremmo aprire la Villa romana del Casale, ma da ora a quella data dobbiamo avere un piano di gestione del distretto culturale siculo-greco-romano. C'è una task force di cui fanno parte i sindaci di Aidone, Piazza Armerina e Caltagirone per creare piccoli eventi: lo scopo è quello di far restare i turisti almeno un giorno e mezzo, il che significa dare lavoro ad alberghi, ristoranti, negozi. Altrimenti, se non si crea il sistema, finisce che il turista va in un posto solo, scende dal pullman e riparte, e così non abbiamo concluso niente». C'è in questi giorni una polemica sugli 87 siti archeologici siciliani che hanno più custodi, oltre cinquemila, che visitatori. «A parte il fatto che me li sono trovati, bisogna considerare che i custodi non stanno lì a non fare nulla, debbono aprire il sito, custodirlo, chiuderlo. E poi hanno fatto il raffronto con siti archeologici pochissimo conosciuti e quindi pochissimo frequentati. Perché non forniscono il dato complessivo, cioè i tre milioni e mezzo l'anno di visitatori dei nostri musei a partire dalla Valle dei Tempi per finire al teatro antico di Taormina? L'altra considerazione è che abbiamo un sacco di visitatori non paganti, basti pensare alle scolaresche. E poi sapete quanti sono i distacchi, quanti custodi vanno poi a lavorare nelle Procure, nei Tribunali? L'errore è stato di farne tanti. E oggi quando mi chiedono di farne altri rispondo che intanto cerchiamo di valorizzare quelli che abbiamo e poi se ne parlerà. Io potrei chiudere i musei in perdita. Ma che concludiamo? I custodi li debbo pagare comunque». Resta il problema. Come si risolve? «Ho un piano. Siccome ho a disposizione 50 milioni metto dei giovani del posto a gestire i siti dando loro il minimo, cioè 200 mila euro. Creo 250 piccoli gruppi di 4-5 giovani che si mettono in rete tra di loro, realizzano iniziative, vendono libri sul sito archeologico, fanno una piccola buvette per fare un caffè o un toast, coinvolgono le agenzie di viaggio per accogliere turisti. Alla fine ho creato più di mille posti di lavoro e i giovani alla fine del mese hanno la possibilità di mettersi in tasca qualcosa. E' un modo per creare turismo dalla base e per cercare di vivificare anche le aree archeologiche poco frequentate. I nostri giovani sono splendidi, hanno tante idee, manovrano Internet, Twitter, Facebook, sanno come coinvolgere le persone. E naturalmente i custodi restano perché sono loro a custodire il bene e non posso fare come l'azienda privata che se va male licenzia. Qui bisogna far fruttare meglio le cose che abbiamo, non mandare a casa le persone». Sebastiano Messineo, «Uccio» per gli amici, è un manager, un tecnico d'alta scuola, tra l'altro appassionato d'arte. Il presidente Lombardo ha visto giusto nello sceglierlo, il che magari non gli capita spesso. 02072011