assessore al commercio Il consigliere Bruno Tamburini non è evidentemente interessato alla conoscenza degli atti e alla reale comprensione del contenuto e delle finalità della manovra urbanistica che riguarda la Gran Guardia, bensì unicamente ad alimentare polemiche e - quel che è più grave e inaccettabile - sospetti sulla trasparenza di tale manovra. Se il Consigliere avesse letto anche solo il testo della lettera di trasmissione della proposta inoltrata dagli interessati e ricevuta dall'Amministrazione il 3 novembre 2010, e da me indirizzata agli uffici il 4 novembre 2010 con l'annotazione "Prego procedere", avrebbe appreso senza molta fatica che la proprietà della Gran Guardia aveva presentato una prima richiesta relativa alla ristrutturazione della Gran Guardia il 24 maggio 2010, e che successivamente alla presentazione di tale richiesta vi erano stati incontri tra le parti, pubblica e privata. Ciò, forse avrebbe indotto il Consigliere a dubitare che il documento "incriminato" fosse davvero il primo atto del procedimento e magari, per una volta, avrebbe suscitato in lui un desiderio di approfondimento della questione; approfondimento sulla base del quale avrebbe potuto agevolmente verificare che a seguito della proposta presentata dalla proprietà in data 24 maggio 2010 prot. n. 54994, gli uffici avevano effettuato una prima istruttoria tecnica e trasmesso il 20 luglio 2010 un rapporto in merito alla Giunta Comunale, che con decisione di pari data n. 243 aveva dato mandato alla sottoscritta, con il supporto dei competenti uffici, di effettuare ulteriori approfondimenti tecnici e di prendere contatti con la proprietà per l'elaborazione di un protocollo di intesa. Nei mesi precedenti la presentazione della seconda richiesta si sono, infatti, tenuti una serie di incontri, in conformità e per il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Giunta. E' in questa fase che l'Amministrazione ha lavorato per migliorare la proposta originaria non solo da un punto di vista urbanistico ed edilizio, ma, soprattutto, per ottenere dalla proprietà ulteriori e concreti adattamenti del progetto nell'esclusivo interesse pubblico. In questa fase è stato infatti richiesto alla proprietà di implementare l'offerta culturale, realizzando oltre al cinema una biblioteca, una mediateca e un museo del cinema; di realizzare un percorso pubblico di collegamento tra Via del Giglio e Piazza Cavallotti; di cedere in proprietà all'Amministrazione una porzione di immobile ristrutturata di circa mq 130 con accesso indipendente e collegata al polo culturale polivalente. Al locatario degli spazi commerciali, è stato, altresì richiesto l'impegno - poi riportato nel protocollo di intesa - di assumere da subito circa 30 persone, fino ad arrivare a 40 ad attività avviata. Ciò al fine di favorire l'occupazione cittadina. Del resto, la necessità di intervenire per il recupero e la riapertura della struttura del Gran Guardia era emersa con forza anche durante il processo di partecipazione "Pensiamo in grande", avendo i partecipanti evidenziato come questo recupero rappresentasse un elemento indispensabile per la riqualificazione di tutta la zona. Un'ultima, doverosa precisazione in merito al pRotocollo di intesa. Anche in tal caso, un'attenta lettura del testo a disposizione del consigliere avrebbe chiarito la questione. L'amministrazione non ha, né avrebbe potuto, assumere nei confronti della proprietà l'obbligo di adottare una variante urbanistica finalizzata ad inserire la scheda normativa della Gran Guardia entro il 20 luglio 2011, bensì, nel rispetto delle proprie competenze, si è impegnata unicamente a completare l'istruttoria tecnica e portare la proposta di variante all'esame del Consiglio Comunale entro detta data. Il protocollo d'intesa è stato richiesto dall'amministrazione ai soggetti privati a garanzia degli impegni che gli stessi si sono assunti, e dunque a garanzia dell'interesse pubblico sotteso all'operazione. E' il Consiglio Comunale che sarà chiamato ad esprimersi sulla proposta presentata e condivisa dalla Giunta. L'obiettivo che noi abbiamo inteso perseguire è stato quello di riqualificare l'edifico salvaguardando e conservando gli aspetti architettonici dell'ex teatro, e di riaprire alla città un luogo che appartiene alla storia di Livorno. Potevamo fare di più e meglio? Forse sì: migliori soluzioni e azioni sono sempre possibili, ma non sono certo le illazioni sulle intenzioni di chi formula una proposta a fornire validi contributi di idee. Ricordo, peraltro, che la variante urbanistica si rende necessaria unicamente per consentire la realizzazione, prevista in progetto, di una superficie commerciale di 1.500,00 mq, anziché di 999 come disciplinato nell'attuale regolamento urbanistico. Che, senza alcun coinvolgimento del Consiglio Comunale o della Giunta, sia oggi possibile una ben più radicale trasformazione dell'immobile; che il proprietario possa cioè realizzarvi soli appartamenti con l'unico vincolo di mantenere inalterato l'involucro edilizio, per qualcuno è, evidentemente, solo un "dettaglio".