LA MOSTRAMANIA induce inevitabilmente una sindrome di rigetto in quanto spesso le mostre sono episodiche, approssimative e discutibili. Italia Nostra ha da tempo espresso rilievi critici alle Soprintendenze napoletane, rammentando che le mostre dovrebbero essere organizzate soltanto quali risultato dell' ordinario e sistematico lavoro di tutela, catalogazione, conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico e ambientale: dell' attività cioè che dovrebbe costituire il compito primario degli uffici periferici del ministero per i Beni culturali. Purtroppo, mentre si continuano a programmare mostre, è interminabile l' elenco delle chiese e dei conventi napoletani chiusi al pubblico, che vanno in rovinae subiscono continue spoliazioni del loro straordinario patrimonio di arti decorative. Perciò condivido e mi associo alle riserve critiche espresse da Cesare de Seta ("Repubblica" del 25 giugno 2011) circa l' organizzazione da parte della Soprintendenza al Polo museale di Napoli di un' altra mostra di area barocca su Joseph Ribera - dopo quella «mastodontica e bulimica dedicata al Barocco, fortunatamente alle nostre spalle». Peraltro potrebbe anche risultare "una minestra riscaldata", dal momento che è in corso da mesi presso il museo del Prado di Madrid una grande mostra sullo stesso Ribera. E rincara la dose de Seta affermando che di Barocco «i napoletani hanno subito una overdose». Egli è anche indulgente. Ricordo a mia volta alcuni aspetti che fanno riflettere. A proposito dell' ultima mostra sul Barocco il presidente della Federalberghi di Napoli dichiarò alla stampa (19-2-2010), che «la mostra del Barocco aveva fatto registrare un flop di visitatori. I turisti non sapevano nemmeno che ci fosse». Per quanto concerne i settori di specifica competenza, devo osservare che il comparto delle arti decorative (tranne che per gli argenti) non solo nella mostra napoletana sul barocco, ma anche in quella asfittica, precedentemente allestita presso la Reggia di Caserta, non era affidato a esperti del settore. Gli esiti erano assai deludenti. Un episodio eclatante era poi costituito dalla "Macchina delle Quarant' ore", allestita nella sede espositiva di Castel Sant' Elmo, alla sommità delle scale interne per offrire una suggestiva prospettiva dal "sotto in su". Tale "apparato" barocco, recuperato nella basilica di San Domenico Maggiore, consta di un "tronetto", putti, angeli, una densa "raggiera" (legno, cartapesta, stucco, dorature): elementi eterogenei, eseguiti da artefici diversi in epoche diverse, trovati in condizioni assai precarie, restaurati e accozzati in modo approssimativo e cervellotico, in occasione della mostra stessa. Prevengo che nel relativo catalogo vengono citati dei documenti d' archivio che vengono riferiti a tale opera, ma una attenta lettura degli stessi rivela che non sono pertinenti e non hanno rapporti sicuri con gli elementi predetti, databili ai secoli XVIII-XIX, di cui si compone la pomposa ancorché strampalata ricostruzione. Comunque, chi ha qualche dimestichezza con la scultura lignea antica quando si approssimava all' alta "opera" era in particolare colpito dalla goffa e scadente fattura degli angeli laterali: in una città dove gli scultori lignei barocchi erano straordinariamente qualificati. Non proseguo per carità di patria. La giunta regionale della Campania rifletta prima di finanziare un' iniziativa, a quanto pare discutibile, mentre molte chiese napoletane hanno bisogno di urgenti restauri. Venga stornato in particolare il finanziamento regionale di 500.000 euro, previsto per la predetta mostra, da destinare invece per il restauro di palazzo Penne, insigne testimonianza dell' architettura tardogotica catalana dei primi decenni del secolo XV. Italia Nostra riuscì, assieme alla compianta Alda Croce, a farlo acquistare dalla Regione, ma ancora oggi versa nell' abbandono. L'autore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli
NAPOLI - Se la mostra diventa mania
L'autore critica la mostra sul Barocco tenuta al Polo museale di Napoli, affermando che è stata organizzata in modo discutibile e che non è stata affidata a esperti del settore. La mostra ha registrato un flop di visitatori e gli esiti sono stati assai deludenti. L'autore ricorda che la mostra è stata allestita in un edificio che non è stato restaurato e che gli elementi esposti sono stati recuperati in condizioni precarie e restaurati in modo approssimativo. L'autore chiede che il finanziamento regionale di 500.000 euro previsto per la mostra venga stornato per destinarlo al restauro di palazzo Penne, un edificio di architettura tardogotica catalana che versa nell'abbandono.
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