Lotto, Caravaggio, Guercino: tre nomi di infallibile appeal, capaci di suscitare un sicuro interesse per il popolo delle mostre. Se poi campeggiano nel titolo di una esposizione accanto a "Vanitas", la parola che abitualmente qualifica il genere della "natura morta", ci sono buone probabilità che il richiamo faccia presa in un pubblico numeroso. Diciamolo, ormai è principalmente questo l'obiettivo di chi le mostre promuove e finanzia, ancor più che l'importanza, la peculiarità dell'offerta culturale, e il compito di divulgazione di nuovi studi e approfondimenti su un motivo, un autore, uno spaccato di storia dell'arte. Diventa, così, quasi inevitabile che fondazioni e raccolte d'arte anche dotatissime, e musei tutt'altro che marginali ma che stentano a raccogliere un apprezzabile numero di visitatori, siano indotti a ricorrere, appunto, alle mostre temporanee. Cosa tutt'altro che disdicevole se queste mostre non sono solo pretesti e servono a richiamare l'attenzione sulle raccolte permanenti, con la memoria storica e i valori culturali che esse rappresentano. Prendiamo il sontuoso Palazzo Doria Pamphilj, in via del Corso a Roma, dove è allestita, fino al 25 settembre, la mostra sulla "Vanitas". La sua dotazione di opere d'arte è sterminata e ricca di capolavori da manuale, nel senso appunto che molti di essi documentano grandi artisti in tutti i manuali di storia dell'arte. Basta fare pochi nomi, tra i tanti universalmente noti: Raffaello, Tiziano, i Carracci, Caravaggio, Rembrandt, Velazquez, Poussin. Eppure, è sconcertante constatarlo, registrano sicuramente più presenze le mostre temporanee, non sempre ineccepibili, che sulla stessa via del Corso si tengono a un centinaio di metri di distanza. Si spera dunque che esposizioni come quella attuale sulla "Vanitas" induca più visitatori ad attraversare anche i saloni e le quadrerie del Palazzo. Anche perché, in questo caso, un motivo notissimo come quello della caducità delle cose, viene affrontato in una serie di sfaccettature che vanno dalla "natura morta" a certe simbologie connesse alla rappresentazione dei santi, o ad alcuni oggetti come fiori, teschi sarcofagi che si accompagnano ai ritratti; e ancora, orologi, stampe, libri, reliquie, che stavano come "memento mori" nelle cappelle di famiglia. Ma molte altre sorprendenti "vanità" si potranno trovare, solo a volerle cercare anche fuori dalla mostra, negli innumerevoli dipinti, sculture, oggetti, raccolti nelle sale del Palazzo.