Il supermanager ospite di «Progetto città». Ceccherini: serve una terza via tra rottamazione e conservazione E sul Maggio: per salvarlo eccellenza artistica e efficienza amministrativa Dice che «per cambiare davvero il Paese serve anche la rottamazione». Poi però, seppur con il dovuto garbo, un consiglio a Matteo Renzi lo dà: «Si occupi il più possibile di Firenze e il meno possibile di Roma». Paolo Fresco, già numero uno di Fiat e oggi vicepresidente della Fondazione del Maggio Fiorentino, parla del futuro di Firenze e non solo sul palco di Progetto città, l'associazione presieduta da Andrea Ceccherini e sostenuta da Banca CR Firenze. «Innovazione e ricerca, motori della crescita» è il tema dell'incontro organizzato al Grand Hotel Baglioni, dove uno dei più affermati manager al mondo ha risposto alle domande del direttore del Corriere Fiorentino, Paolo Ermini. Parole semplici e messaggi chiari, Fresco è partito dal ruolo dei giovani per rilanciare l'Italia e liberarla dallo scetticismo generale: «Quelli come me, che appartengono a due generazioni fa, devono trasmettere conoscenza ed esperienza». Nell'Italia di oggi, secondo Ceccherini, «esiste una terza via tra rottamazione e conservazione: quella della meritocrazia». E poi aggiunge: «Per i giovani non è lecito pretendere il posto, ma lo è pretendere di avere l'occasione per dimostrare quanto si vale». Cosmopolita ma fiorentino d'adozione, Fresco ha poi raccontato le tappe di una lunga carriera che, dall'Italia, lo ha portato ai vertici della General Electric, la più grande multinazionale del mondo, e poi gestire l'acquisizione di una delle eccellenze fiorentine: la Nuovo Pignone. Il locale non ha più ragione di esistere, bisogna interpretare tutto in ottica globale. Per questo, definisce l'abbandono di Confindustria da parte di Fiat come «una separazione consensuale», perché «l'azienda deve evitare di subordinare il suo destino all'Italia». «Marchionne fa benissimo a fare quello che sta facendo aggiunge Fresco, che durante il suo mandato aveva tentato la vendita del settore auto di Fiat, per risollevarla dalla crisi deve tutelare un'azienda che non può più sottoporsi a vincoli puramente nazionali». Lo chiamano «l'americano» per aver girato il mondo in lungo e in largo. Poi, per fermarsi, ha scelto Firenze (dal '98 risiede a Fiesole) come «area di elezione culturale». Un amore sbocciato ai tempi del liceo: «Merito del professore di storia dell'arte, che mi ha trasmesso la sua grande passione per Piero Della Francesca e Paolo Uccello racconta Fresco per me venire in Toscana è stato come arrivare alla fonte della conoscenza e del bello». Una città oggi in bilico, tra presente e futuro: «Credo che Renzi sappia bene qual è la priorità di Firenze: rendere la vita più facile al cittadino. Il discorso della pedonalizzazione è valido commenta bisogna andare per tentativi, e credo che lui abbia il coraggio di farlo. La cosa che lo incito sempre a continuare a fare è fidarsi di se stesso e avere coraggio, perché questo Paese bisogna romperlo, e avere il coraggio di avere della gente contro». Dal buen retiro di Fiesole, Fresco non ha però rinunciato ad affrontare le sfide più dure. Come quella per risollevare le sorti del Maggio Musicale, di cui è vicepresidente. «Davanti a 8 milioni di deficit ci si può salvare solo se all'eccellenza artistica, che c'è già e va mantenuta, si aggiunge una virtuosità amministrativa», spiega. E ora, per scongiurare il tracollo dell'Ente lirico, «c'è da affrontare un discorso sindacale molto delicato», perché bisogna liberarsi «dalla zavorra ereditata dalle precedenti gestioni». Fresco ha appena finanziato uno studio dell'Università Bocconi per rendere più efficienti i conti del Maggio, dove l'87 dei costi sul personale è diventato ormai insostenibile. «Serve un patto coi soci fondatori per il rilancio conclude Fresco molti di loro finanziano il Maggio con 100 mila euro l'anno e, proprio nei giorni scorsi, li ho incontrati per fare il punto e rendere conto di come vengono spesi i loro soldi».