«Il ministro per i beni culturali Galan è stato informato sulla situazione dell'Archivio di Stato di Como»: lo dice l'ufficio stampa del Dicastero. Il ministro si occuperà dello spreco per l'affitto? «All'informazione, dovrà seguire una relazione» dicono a Roma. Serve una sede pubblica per l'Archivio di Stato, che paga 200mila euro l'anno di affitto Indisponibile la caserma De Cristoforis, bisogna trovare una soluzione alternativa . «Il ministro per i beni culturali Giancarlo Galan è stato informato sulla situazione dell'Archivio di Stato di Como»: lo dice l'ufficio stampa del Dicastero che fino al 23 marzo scorso era affidato a Sandro Bondi. L'ex presidente della Regione Veneto, come tutti i suoi predecessori nel ministero voluto 36 anni fa da Giovanni Spadolini. «Il ministro è informato», dicono dall'Ufficio stampa dei Beni culturali. Giancarlo Galan sta valutando come intervenire per risolvere il problema dell'Archivio di Stato, che spreca 200mila euro l'anno per pagare un affitto a privati avrà sul tavolo una valanga di problemi, giacimenti archeologici, palazzi prestigiosi, musei, patrimoni storici. Ed archivi di Stato, appunto: potrà occuparsi di quello di Como? «All'informazione, dovrà seguire una relazione», è la risposta e lascia intendere che è prematuro esprimere un parere sul caso descritto nell'interrogazione depositata mercoledì dai deputati leghisti Nicola Molteni ed Erica Rivolta. L'altro giorno, il ministro Galan è stato sentito in commissione su temi di rilievo nazionale e dopo l'audizione, l'on. Rivolta l'ha avvicinato, qualche accenno, ma non erano il luogo e il momento per approfondire «il caso Como». È il caso di un «giacimento culturale» che conserva documenti del 1.100, donazioni di ogni epoca irripetibili e, tra l'altro, 700 pergamene, un tesoro inestimabile delle province di Como, di Lecco e del Canton Ticino, un servizio che funziona nell'orgoglio e nella soddisfazione di studenti e di studiosi. Ma dal 1989, è sfrattato dal palazzo di proprietà privata al n. 8 di via Briantea e il ministero, non avendo più titolo giuridico per restarvi paga una «indennità di occupazione» da 200.000 euro l'anno. Una stima indica in tre milioni gli euro versati dal 1994, anno uno dei trenta avvisi di sloggio notificati. Potevano essere destinati a dar casa all'Archivio di Stato che, peraltro, non ha più spazio per ricevere alcun documento? «In questo momento, non è possibile entrare nei dettagli tecnici», osserva l'ufficio stampa. E se è comprensibile che un ministero non sia a conoscenza dei dettagli, è verosimile, piuttosto, che debbano avanzare proposte gli enti locali, Comune ed amministrazione provinciale, nel quadro del federalismo demaniale o degli accordi di programma? Il Comune di Como, tra gli anni '80 e '90, quand'era assessore alla cultura l'ingegner Franco Panzeri, aveva proposto il trasferimento dell'Archivio di Stato nel chiostro di Sant'Abbondio, contenitore interrato, ma il progetto era forse troppo avanti per i tempi. Ed ora è sede universitaria. «Secondo la prassi, la politica locale viene coinvolta nei passaggi per la soluzione dei problemi», afferma il portavoce del ministro, ma non può che rimanere sul vago, finchè non sarà esaminata la reale situazione. E nulla di più può aggiungere sull'ipotesi di adattare ad Archivio di Stato un'ala della caserma De Cristoforis, appartenente al Demanio Militare, tuttora indisponibile, scartati altri stabili demaniali, cioè pubblici, occupati o inadeguati. Ma potrebbero già essere stati fatti i conti, secondo indiscrezioni lo ' arde: sede di un Archivio Stato dev'essere dotata di requisiti rigorosi ed inaggirabili, le solette devono essere rinforzate e va stabilito se questo è possibile in un impianto ottocentesco; devono essere intraprese misure come antincendio, climatizzazione, umidità, difesa dagli sbalzi atmosferici e dagli agenti aggressivi, gli spazi devono essere adattati. Impegnativo dal punto di vista tecnico e tecnologico, ma nulla osta. Dal punto di vista finanziario, si tratta di un investimento a 6-7 zeri, al quale vanno aggiunte le manutenzioni che per le proprietà statali o in uso allo Stato non possono essere superiori del 3 annuo del valore dell'immobile. La caserma De Cristoforis vale 34 milioni di euro, ma non si conosce il valore della parte necessaria per l'Archivio di Stato. I Beni culturali cercano soldi: ricevono fondi dal gioco del Lotto; Galan ha proposto di inserirli tra i beneficiari del 5xmille. Il Comune, negli anni '80, propose il trasferimento al chiostro di S. Abbondio In affitto da oltre quarant'anni L'Archivio di Stato di Como ha sede dal 1965 in un palazzo al numero 8 di via Briantea. Sfrattato nel 1989, versa un'«indennità di occupazione» di 200.000 euro l'anno De Cristoforis: alternativa «indisponibile» Tra le ipotesi si è fatta anche quella di una collocazione dell'Archivio di Stato in un'ala della Caserma De Cristoforis. Ma è ancora di proprietà del Demanio Militare - Ministero della Difesa ed è indisponibile L'interrogazione dei deputati leghisti I deputati comaschi della Lega, Nicola Molteni ed Erica Rivolta, hanno rivolto un'interrogazione al ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan